Quanto costa un conflitto non voluto per un Paese che non è in guerra e non vuole entrare in guerra? Gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran senza consultare i loro alleati in Europa. Non hanno informato nemmeno il governo italiano. Giorgia Meloni si è spesa in Europa per un rapporto amichevole e condiscendente con gli Stati Uniti. Cosa trae da questa vicinanza personale con il presidente Trump? Solo per le missioni militari nei Paesi del Golfo sono previste spese per 380 milioni di euro. Le borse in Europa hanno bruciato circa mille miliardi, il prezzo del gas è tornato a superare i 50 euro al megawattora, a fronte dei 32 euro dei giorni precedenti il conflitto. Il petrolio ormai viaggia intorno ai 90 dollari al barile per il Brent. Una situazione oltremodo critica per chi ha già la bolletta più cara d’Europa. Ed è solo l’inizio perché il costo energetico si riflette sui prodotti al supermercato e determina una spirale dove la speculazione ha buon gioco. L’inflazione aumenta e diminuisce il potere di acquisto delle famiglie. Il costo dell’avventatezza trova il suo terminale nelle tasche dei consumatori.
L’Europa paga per una guerra che non ha voluto e l’Italia per un’amicizia ostentata che al Paese non ha portato vantaggi. Anche il primo ministro olandese ha dichiarato che il diritto internazionale è stato violato. Lo ha chiarito l’Onu e il primo ministro spagnolo lo ha detto esplicitamente.
L’Italia è sempre stata storicamente contro la guerra. I sondaggi di opinione confermano che gli italiani non condividono il conflitto medio orientale. La premier Meloni lo ha capito e infatti ritaglia all’Italia un ruolo di mediatore nella speranza di ricondurre le parti ad una trattativa. Al momento senza grandi speranze di successo e tuttavia con un seguito che non va ignorato. Il presidente francese Macron ha chiamato Palazzo Chigi e chiesto collaborazione nella protezione di Cipro dagli attacchi iraniani. Il governo italiano conferma la necessità di far fronte comune in Europa di fronte alle minacce che incombono. L’Italia sinora ha guardato con diffidenza al gruppo dei cosiddetti volenterosi , Francia Gran Bretagna e Germania, timorosa di essere coinvolta in azioni di guerra su suolo ucraino, ma di fatto per avversione alla dominanza dei Paesi che da sempre rivendicano la guida d’Europa.
Il governo Meloni cerca una via nazionale autonoma e cerca di sostenerla tenendosi buona la vicinanza con il presidente Trump. Per questo non ha aderito all’ombrello nucleare francese nella consapevolezza che la valigetta rossa dei pulsanti di comando resta a Parigi all’Eliseo. Che è poi la sintesi della filosofia francese, parliamo di Europa ma l’ultima parola la vogliamo noi. I tedeschi si misurano quotidianamente con questi problemi e hanno cercato di ovviare con contratti di produzione militare con Leonardo ma adesso messi alle strette hanno detto di sì all’offerta di protezione nucleare di Macron. Così Meloni si ritrova ancora con il duo franco-tedesco in un momento in cui anche l’amico Trump fa di tutto per complicarle la vita. La richiesta di resa incondizionata dettata da Washington all’Iran butta alle ortiche le aspirazioni italiane per una mediazione tra le parti. La politica estera del governo Meloni è giunta in una terra di nessuno. E dire che di spazio ce ne sarebbe se si avesse il coraggio di ergersi a difesa del diritto internazionale e quindi denunciare la prevaricazione.
In Europa si balbetta perché nessuno osa. Eppure c’è un mercato di 450 milioni di consumatori, una valuta forte più che mai, una ricerca e innovazione che aspetta solo di esprimersi su larga scala senza contare il ritorno degli investitori in quella che sembra ormai l’unica isola di stabilità. L’Europa conta Paesi tra loro diversi uniti dal comune rispetto del diritto. Ed è questa la bandiera che va issata.
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