Economia / Sondrio e cintura
Lunedì 09 Marzo 2026
Gruppo Pini, dalla Valtellina ai mercati internazionali
La holding ha registrato una crescita dell’Ebitda del 7,5% e punta su innovazione e sostenibilità con un nuovo investimento di 100 milioni.
Grosotto
Dalla Valtellina ai mercati internazionali. Il Gruppo Pini, realtà industriale nata a Grosotto oltre quarant’anni fa (fu il primo stabilimento industriale del paese), chiude il 2025 con numeri che confermano la crescita e il consolidamento di uno dei principali operatori europei nel settore delle carni suine e la validità di un modello industriale che coniuga visione internazionale e radici familiari.
Il gruppo guidato dalla famiglia Pini ha infatti registrato un fatturato di 1,8 miliardi di euro nel bilancio consolidato, che salgono a 2,2 miliardi considerando l’insieme delle società riconducibili alla holding familiare. Si tratta del primo esercizio che include anche Ferrarini, lo storico marchio dell’agroalimentare italiano entrato nell’orbita del gruppo negli ultimi anni.
Dal punto di vista economico i risultati evidenziano una crescita costante: l’Ebitda ha raggiunto i 57 milioni di euro, in aumento del 7,5% rispetto all’anno precedente, mentre la posizione finanziaria netta si attesta a 227 milioni. Un andamento che riflette la strategia industriale perseguita dalla holding, fondata sull’integrazione verticale della filiera e su una presenza sempre più forte sui mercati internazionali.
Il Gruppo Pini rappresenta oggi il principale operatore in Italia nel mercato suinicolo, con una quota stimata attorno al 25%, e il terzo soggetto a livello europeo nella lavorazione della carne. Numeri costruiti nel tempo partendo dalla piccola attività familiare nata nel 1982 e progressivamente sviluppatasi fino a diventare una realtà industriale con dieci centri produttivi e circa 3.000 dipendenti.
Uno dei passaggi più significativi degli ultimi anni è stato proprio l’ingresso di Ferrarini nel perimetro della holding. Il marchio emiliano, noto soprattutto per il prosciutto cotto, ha chiuso il 2025 con un fatturato di 190 milioni di euro, in crescita del 4% sull’anno precedente e del 41% rispetto ai livelli registrati nel 2022, prima del cambio di gestione. Un risultato sostenuto sia dall’espansione dell’export sia dal lancio di nuovi prodotti.
Nel processo di consolidamento del gruppo rientra anche l’integrazione di Vismara 1898 e il rilancio dello stabilimento di Casatenovo, operazione che ha permesso di salvaguardare oltre 160 posti di lavoro e avviare investimenti in innovazione tecnologica. Complessivamente negli ultimi due anni la holding ha investito circa 120 milioni di euro in Italia.
Il gruppo commercializza i prodotti in oltre 70 Paesi nei cinque continenti, un’espansione che testimonia come il settore agroalimentare italiano continui a rappresentare uno dei principali ambasciatori del made in Italy nel mondo. La presenza internazionale è affiancata da una struttura produttiva articolata, con stabilimenti distribuiti soprattutto in Italia e una rete industriale che copre l’intera catena del valore, dalla macellazione alla produzione di salumi.
«I risultati dell’esercizio 2025 sono la prova tangibile di un progetto industriale che ha saputo evolversi in una complessa struttura internazionale capace di governare con competenza ogni passaggio della filiera», dichiara Roberto Pini, presidente della Pini Holding. «La nostra crescita, costruita interamente sulla qualità e sull’efficienza di processo, ha trovato nuova linfa nell’integrazione di marchi storici come Ferrarini e Vismara, che abbiamo riportato a nuova vita grazie a una visione industriale che mette al centro l’innovazione e le sinergie strategiche con gli allevatori, che continuiamo a implementare».
Guardando al futuro, la strategia della holding resta orientata agli investimenti industriali e all’innovazione. Tra i progetti più rilevanti c’è la realizzazione del nuovo stabilimento Ferrarini a Masone, in provincia di Reggio Emilia, un progetto da 100 milioni di euro di investimento complessivo. La struttura, la cui entrata in funzione è prevista per il 2028, si estenderà su una superficie di 180.000 mq e si candida a diventare il primo impianto di produzione di prosciutto cotto a impatto zero in Europa. Un grande polo tecnologico, che oltre a generare un significativo incremento dei posti di lavoro, sarà il perno su cui l’azienda mira a diventare un’eccellenza globale integrata capace di coniugare la tradizione del suo storico prosciutto cotto con i più moderni standard di sostenibilità e innovazione industriale.
© RIPRODUZIONE RISERVATA