Economia / Sondrio e cintura
Sabato 14 Marzo 2026
Guerra e investimenti: «Rischio inflazione»
Guerra e investimenti, Pio Benetti, chief investment officer Bper banca private Cesare Ponti invita a non cedere all’emotività e teme l’inflazione: «Resta il rischio maggiore».
Sondrio
La guerra infiamma il mondo e conseguenze e incertezza preoccupano e spaventano imprese, cittadini e risparmiatori. La geopolitica mai come ora è tornata a essere una delle variabili più decisive per chi investe. Alla competizione commerciale tra Stati Uniti e Cina si è affiancata una crescente instabilità militare in diverse aree, dal Sud America al Medio Oriente. In un contesto già fragile e altamente interconnesso con i mercati finanziari internazionali, la guerra in Iran è solo l’ultima scintilla che però fa alzare i livelli di guardia. Davanti a questa situazione sono tanti gli interrogativi che si pongono i risparmiatori preoccupati per l’oggi e per il domani. Abbiamo chiesto a Pio Benetti, Chief investment officer Bper banca private Cesare Ponti di aiutarci a capire. La guerra in Iran sta incendiando il Medio Oriente, quali sono le conseguenze sull’economia mondiale? I conflitti in Medio Oriente hanno storicamente un impatto immediato sul prezzo dell’energia e, in misura crescente, sulle catene globali di fornitura. Tuttavia, gli shock geopolitici recenti hanno spesso provocato ribassi rapidi ma contenuti: le borse tendono infatti a reagire in modo più pronunciato solo quando la crisi si traduce in pressioni durature su energia, inflazione e crescita globale. La situazione resta dunque delicata, ma non inevitabilmente destabilizzante se il conflitto rimane circoscritto, soprattutto in termini temporali. Qual è l’impatto reale sui portafogli dei risparmiatori? L’oro è davvero il miglior bene rifugio? L’effetto più immediato riguarda l’inflazione, che resta il principale rischio per i risparmi. Energia, dazi, politiche fiscali espansive e condizioni monetarie più favorevoli alimentano una pressione sui prezzi già superiore ai livelli prepandemici nelle principali economie del G7. In questo scenario l’oro può rappresentare un efficace strumento di copertura strutturale, proprio perché storicamente tende a preservare valore in condizioni di tensione geopolitica o inflazionistica. Non è però un “bene rifugio assoluto”, perché il suo valore spesso sale quando il dollaro si deprezza ed i tassi reali (cioè al netto dell’inflazione) sono bassi o negativi, ma tuttavia può essere un elemento utile in un portafoglio diversificato. In questo contesto qual è il modo migliore di gestire e ripartire il risparmio? La chiave è distinguere tra rumore di fondo dei mercati e trend di medio-lungo periodo. In un mondo caratterizzato da più volatilità e da un equilibrio geopolitico fragile, la strategia per gli investimenti richiede: un sovrappeso strategico sull’azionario, ben diversificato e con ingressi graduali, prudenza sui titoli obbligazionari con scadenze lunghe: curve più ripide e rendimenti in rialzo suggeriscono di privilegiare titoli a breve e media durata. E nel credito, preferenza per l’Investment Grade rispetto all’High Yield. Adottare una strategia di investimento obbligazionaria più prudente dunque, orientata alla qualità e alla sicurezza, riducendo l’esposizione verso titoli più rischiosi. Quali sono gli altri errori da evitare? Gli errori più comuni derivano dalla componente emotiva: reagire impulsivamente alle notizie, confondere volatilità temporanea con cambiamenti strutturali, concentrare troppo il portafoglio su una sola asset class o inseguire i trend del momento. In sintesi: farsi guidare dall’emotività e non dalla disciplina è il vero rischio da evitare. Quali sono i rischi meno visibili ma più insidiosi per i patrimoni? Il rischio più sottovalutato è l’inflazione persistente, che erode il potere d’acquisto e mina la capacità del portafoglio - soprattutto obbligazionario - di preservare valore reale. Anche il crescente livello di debito pubblico globale, oggi oltre il 110% del PIL nelle economie avanzate, rappresenta un elemento di vulnerabilità: sempre più spesso i governi si affidano a investitori non bancari, più sensibili alla volatilità dei mercati e questo aumenta la volatilità sui titoli dalle scadenze più lunghe. La provincia di Sondrio si distingue per l’elevato risparmio fermo sui conti correnti. Si tratta di una scelta lungimirante? E come proteggerlo? Avere liquidità è utile per imprevisti e spese correnti, ma mantenerne in eccesso significa rinunciare a rendimento e accettare una costante perdita di potere d’acquisto a causa dell’inflazione. Per proteggere queste somme, la via corretta è costruire portafogli diversificati e mantenere una parte azionaria coerente con l’orizzonte temporale. Le criptovalute sono davvero un’alternativa al sistema tradizionale? Le criptovalute vengono spesso presentate come strumenti alternativi ai sistemi finanziari regolamentati. Tuttavia, nel contesto attuale, conservano un profilo molto diverso da quello di un asset rifugio: alta volatilità, dinamiche speculative, andamenti simili con i mercati tradizionali nelle fasi di ribasso. Non rappresentano quindi un sostituto della moneta né una soluzione di protezione stabile del patrimonio, ma un segmento adatto principalmente ad un’attività speculativa, con i rischi ad essa connessi. Qual è l’invito per chi guarda al futuro con preoccupazione? Investire oggi richiede disciplina, pragmatismo e un orizzonte di medio-lungo periodo. In un mondo in cui la geopolitica detta i ritmi dei mercati, la bussola rimane la capacità di distinguere i cicli reali dal rumore di fondo. Il consiglio finale è di non rinunciare alla crescita, ma di costruire portafogli robusti, gradualmente, e ben diversificati: è questa la strategia che storicamente consente di proteggere e far crescere il patrimonio, anche nei momenti più incerti.
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