Metalmeccanico: cala la produzione, ma cresce l’export. I nodi energia e Ilva
L’indagine congiunturale di Federmeccanica segnala una lieve flessione della produzione nel 2025 e un aumento dell’export. Nei territori di Lecco e Sondrio domanda e fatturato mostrano segnali positivi, mentre resta forte la difficoltà nel reperire personale qualificato.
Lecco
Produzione in lieve calo, export ancora in crescita e un contesto internazionale che impone prudenza nelle strategie industriali. È il quadro che emerge dall’ultima indagine congiunturale sull’industria metalmeccanica e meccatronica italiana diffusa da Federmeccanica.
A livello nazionale, nel 2025 la produzione del settore registra una flessione dello 0,9% rispetto all’anno precedente, mentre in Germania la contrazione è stata ancora più marcata, pari all’1,9%. La dinamica peggiore riguarda il comparto automotive, che segna un calo dell’11,1%. Sul fronte delle esportazioni, invece, il settore continua a crescere: nel 2025 l’export metalmeccanico e meccatronico aumenta del 2,9% in valore, anche se rimane lontano dalle crescite a doppia cifra che fino al 2022 avevano caratterizzato il comparto.
L’indagine evidenzia inoltre come solo il 28% delle imprese segnali un miglioramento del portafoglio ordini, mentre resta significativa la quota di aziende che giudica negativa la propria situazione finanziaria: il 9% valuta infatti “cattiva o pessima” la liquidità aziendale.
Tra i fattori produttivi strategici emerge il ruolo dell’acciaio. Il 63% delle imprese del settore ne fa uso e, per quasi la metà di queste (42%), l’approvvigionamento incide per oltre il 30% sui costi di produzione. La provenienza del materiale resta prevalentemente nazionale: oltre il 60% delle imprese acquista in Italia, di cui il 34% direttamente dai produttori e il 29% dai distributori. Seguono l’Unione Europea con il 22%, i Paesi extra UE con il 9% e la Cina con il 6%. In questo contesto, il 64% degli imprenditori considera l’acquisto di acciaio italiano un asset strategico per la competitività del sistema Paese e il 68% ritiene fondamentale per l’industria europea il rilancio dell’ex Ilva, anche alla luce dell’entrata in vigore del regolamento CBAM.
Sul piano territoriale, il quadro appare complessivamente stabile. «Il quadro resta stabile, con dati che confermano il buono stato di salute del nostro sistema produttivo, pur nello scenario complessivo nazionale e mondiale che tutti conosciamo: estremamente complesso e altamente mutevole. Questo induce alla cautela e spesso condiziona la possibilità di pianificare investimenti strategici di lungo periodo» evidenzia Marco Galbiati, presidente della categoria merceologica metalmeccanica e meccatronica di Confindustria Lecco e Sondrio.
Tra i nodi ancora aperti per il settore resta il tema dei costi energetici e della produzione di acciaio in Italia. «Accanto al tema dei costi energetici, che continuano a rappresentare un nodo critico per le imprese italiane, soprattutto in questa fase, vi è un’altra questione centrale per il settore metalmeccanico: il futuro dell’ex Ilva, tema noto da tempo. Si tratta di un asset strategico per il Paese. In questo senso, condivido quanto evidenziato dal presidente di Federmeccanica, Simone Bettini, che richiama il valore strategico, per il sistema produttivo nazionale, di poter contare su un’adeguata offerta di acciaio prodotto in Italia» osserva ancora Marco Galbiati.
Un ulteriore elemento di attenzione riguarda il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere. «Inoltre, in un momento in cui la competitività dell’industria europea è messa a dura prova, il CBAM, nella sua forma attuale, si pone per il sistema produttivo come una criticità ulteriore, che non possiamo ignorare poiché penalizza la competitività delle imprese europee sui mercati internazionali. Allo stesso tempo, comporta oneri burocratici aggiuntivi e per questo motivo si rende necessaria una revisione strutturale del meccanismo, anche a seguito di quella prevista per il sistema ETS» conclude Marco Galbiati.
I dati elaborati dal Centro studi di Confindustria Lecco e Sondrio mostrano tuttavia segnali positivi per il tessuto produttivo locale. Nel secondo semestre del 2025 l’indicatore della domanda evidenzia una crescita su entrambi gli orizzonti temporali di analisi: rispetto al periodo luglio-dicembre 2024 l’aumento è pari al 6,4%, mentre il confronto con i primi sei mesi del 2025 segna un incremento dell’1,5%.
Anche il fatturato registra una dinamica positiva nel confronto tendenziale, con un aumento del 3,9% rispetto al secondo semestre del 2024, mentre su base congiunturale si rileva una lieve flessione dello 0,8%.
Sul fronte occupazionale, tra luglio e dicembre 2025 prevale la stabilità degli organici. Il 73,3% delle imprese segnala infatti il mantenimento dei livelli occupazionali, mentre il 22,8% indica un aumento del personale. Resta però elevata la difficoltà nel reperire figure professionali adeguate: due aziende su tre, pari al 66,7% del campione, segnalano problemi nel trovare lavoratori con competenze tecniche e high skills necessarie per sostenere i propri piani di sviluppo.
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