Rinnovabili e agricoltura: la Regione prepara la nuova legge sulle aree idonee
La revisione della legge punta a conciliare lo sviluppo energetico e la tutela del territorio, in un momento di alta volatilità dei prezzi dell’energia.
Una nuova legge sulle “aree idonee” per l’installazione di impianti da fonti energetiche rinnovabili che tenga insieme la “fame” di energia con la salvaguardia delle aree agricole.
È quanto si prepara a fare la Regione Lombardia con l’obiettivo dichiarato dagli assessori regionali Massimo Sertori (Enti locali e Risorse energetiche), Alessandro Beduschi (Agricoltura e Foreste) e Giorgio Maione (Ambiente e Clima) di trovare un equilibrio tra sviluppo energetico e tutela del territorio agricolo. Una partita che riguarda da vicino tutti, anche la provincia di Sondrio, dove l’attenzione è alta sia per le opportunità delle Comunità energetiche sia per i timori legati ai nuovi rincari dell’energia.
La revisione del progetto di legge regionale 110 arriva dopo il cambiamento del quadro normativo nazionale e si inserisce in un contesto internazionale particolarmente delicato. L’escalation della guerra in Iran sta, infatti, spingendo al rialzo i prezzi di petrolio e gas, con effetti che rischiano di riflettersi in maniera pesante anche sulle bollette di famiglie e imprese italiane. Secondo alcune stime, il conflitto potrebbe tradursi in circa 166 euro in più all’anno per luce e gas per una famiglia tipo, con un aumento medio del 7%.
Per un territorio come quello valtellinese, caratterizzato da un forte tessuto di piccole imprese e da costi energetici già elevati, la questione energetica è quindi sempre più centrale.
La proposta lombarda prevede di fissare un limite massimo regionale dello 0,8% della superficie agricola utilizzata destinabile a impianti fotovoltaici e agrivoltaici, con un tetto del 3% a livello comunale. Secondo le stime della Regione, questo consentirebbe di mettere a disposizione circa 7.200 ettari agricoli per nuovi impianti. Sempre secondo le stime della Regione, questi limiti renderebbero disponibili circa 7.200 ettari agricoli per l’installazione di fotovoltaico o agrivoltaico. Il potenziale installabile oscillerebbe tra 3,1 e 4,8 gigawatt, a seconda della tipologia di impianto prevalente. Una quota significativa del fabbisogno lombardo per raggiungere il target di 8,766 gigawatt di nuova potenza rinnovabile entro il 2030, considerando che circa 3 gigawatt sono già stati installati. Tutto ciò evitando, però, un’occupazione indiscriminata dei terreni agricoli.
«Fondamentali e di gran pregio, serbatoio per i nostri grandi prodotti Dop e per l’agricoltura più importante del Paese e tra le prime d’Europa» sottolinea Beduschi.
La priorità, ribadiscono gli assessori regionali, resterà dunque l’installazione di impianti sui tetti degli edifici, sui parcheggi e nelle aree già compromesse come discariche, cave dismesse o siti da bonificare.
Nella proposta regionale uno spazio importante è riservato alle Comunità energetiche rinnovabili (Cer) e ai progetti di autoconsumo collettivo. I limiti fissati per l’utilizzo dei terreni agricoli potranno, infatti, essere superati se i Comuni decideranno di promuovere iniziative di produzione e condivisione locale dell’energia.
Anche questo un passaggio che interessa la Valtellina, dove sono state create comunità energetiche per ridurre la dipendenza dai mercati internazionali e abbassare i costi energetici per cittadini, imprese e servizi pubblici.
In un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche e volatilità dei prezzi dell’energia, la diffusione di impianti rinnovabili e delle comunità energetiche viene sempre più vista come uno strumento per rafforzare l’autonomia energetica dei territori.
Nelle prossime settimane la Giunta regionale prevede di completare la revisione del testo e di presentarlo alla Commissione consiliare competente, con l’obiettivo di riavviare rapidamente l’iter legislativo. «Vogliamo arrivare in tempi brevi a una normativa chiara – dice Sertori – che consenta di sviluppare le rinnovabili senza mettere a rischio il nostro territorio agricolo».
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