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Martedì 10 Marzo 2026
Agricoltori in piazza sotto il Pirellone: “Salviamo l’agricoltura lombarda”
In migliaia dalle due province lariane e tutta la Lombardia in presidio a Milano: proteste contro burocrazia, importazioni sleali e aumento dei costi, con l’allarme per energia, fauna selvatica e crisi delle filiere.
Lecco
Evitare lo scacco matto all’agricoltura lombarda. È il grido dei coltivatori e degli allevatori di Coldiretti che da tutta la regione si sono ritrovati in migliaia sotto il Pirellone a Milano, per far sentire la propria voce e indicare le priorità di intervento alle istituzioni: dalla lotta alla burocrazia a quella contro le pratiche sleali, dal sostegno alle filiere in crisi alla valorizzazione del cibo locale, dal controllo della fauna selvatica alla difesa della terra fertile.
“Una manifestazione – spiega Fortunato Trezzi , presidente di Coldiretti Como Lecco, nel capoluogo con il direttore Rodolfo Mazzucotelli e centinaia di imprenditori agricoli scesi dalle due province - resa ancora più urgente dalla crisi mediorientale che, oltre a rappresentare un dramma umano, porta con sé l’incubo di un nuovo shock energetico”.
La presenza del territorio lariano si è fatta sentire anche simbolicamente con i campanacci degli alpeggi, portati in piazza per richiamare l’attenzione sulla situazione di forte criticità che vive l’agricoltura di montagna.
Il conflitto tra Usa, Israele e Iran – precisa la Coldiretti interprovinciale – minaccia di replicare quanto accaduto con la guerra in Ucraina, con il balzo alle stelle dei principali fattori di produzione che, dopo quattro anni, restano sensibilmente più alti, dal +49% dei fertilizzanti al +66% per l’energia.
I primi effetti della nuova guerra in Medio Oriente – continua Coldiretti Como Lecco – si vedono già nel repentino aumento del prezzo del gasolio agricolo, che in pochi giorni ha registrato un aumento tra i 40 e 45 centesimi al litro, proprio alla ripresa dei lavori nelle campagne. Una situazione che ha spinto la Coldiretti a presentare a livello nazionale un esposto in Procura con la richiesta di accertare eventuali responsabilità su possibili manovre speculative.
La difficile congiuntura internazionale rischia di dare il colpo di grazia alle imprese agricole già colpite dalla concorrenza sleale delle importazioni selvagge dall’estero, con prodotti di bassa qualità coltivati con sostanze vietate in Europa e che rischiano anche di essere italianizzati grazie a una minima lavorazione sfruttando l’attuale normativa comunitaria. Per questo tra le priorità di intervento, indicate da Coldiretti Lombardia, c’è la richiesta di abolire la regola dell’origine del codice doganale che, con il “trucco” dell’ultima trasformazione, rende made in Italy un prodotto straniero. Accanto a questo è importante promuovere e valorizzare il cibo locale anche all’interno delle mense scolastiche e ospedaliere.
“Le stesse regole che seguono le nostre imprese agricole – puntualizza Trezzi – devono essere rispettate da chi vuole vendere i propri prodotti da noi. Al tempo stesso i consumatori hanno il diritto di sapere da dove proviene il cibo che portano sulle proprie tavole e pertanto bisogna dare piena attuazione alla trasparenza totale con l’origine obbligatoria in etichetta per tutti i prodotti”.
Le importazioni selvagge dall’estero – spiega Coldiretti Como Lecco – esercitano poi una pressione al ribasso sui prezzi pagati nei campi, con diversi comparti che già oggi si trovano a dover lavorare sottocosto: dal riso al mais, dal latte ai suini. Tra le istanze avanzate dagli agricoltori anche la creazione di un fondo regionale per le filiere in crisi e la richiesta di garanzia dei ristori sui danni indiretti dovuti alle emergenze, come quella della Peste Suina Africana o dell’aviaria.
Un’altra minaccia per le aziende agricole è rappresentata dal cambiamento climatico.
Negli ultimi quattro anni – spiega la Coldiretti – gli effetti di eventi meteo estremi, come siccità o alluvioni, hanno provocato all’agricoltura italiana danni per oltre 20 miliardi di euro. Da qui deriva la richiesta di rafforzare le polizze assicurative agevolate.
Continui danni diretti e indiretti sono poi provocati dalla diffusione incontrollata degli animali selvatici che devastano pascoli, distruggono raccolti, assaltano greggi, sono veicoli di infezione e causano anche incidenti, sia nei campi che sulle strade. Una corretta gestione di questi animali non è più rimandabile – spiega Coldiretti – In diverse aree montane la situazione è talmente grave che gli agricoltori, stanchi di denunciare e ricevere indennizzi in ritardo e sottostimati rispetto al danno, arrivano in alcuni casi a pensare di abbandonare l’attività.
E proprio la tutela delle aziende agricole di montagna, presidio del territorio e argine al dissesto idrogeologico, è un’altra delle priorità di intervento chieste dagli agricoltori scesi in piazza. Un obiettivo da perseguire anche attraverso il rilancio della certificazione “Prodotto di montagna”.
Sulla continuità del lavoro nei campi pesano anche una burocrazia eccessiva, che ogni anno sottrae alle aziende 100 giornate di lavoro, e la giungla dei controlli con enti diversi che verificano le stesse cose. “Pratiche complicate, bandi lontani dalla realtà delle nostre imprese e controlli duplicati sono un macigno sul nostro operato quotidiano – riprende Trezzi – Chiediamo una vera semplificazione, la piena operatività del SuperCAA e l’attuazione del Registro Unico dei Controlli”.
Infine – come ricorda Coldiretti Lombardia – la difesa della terra fertile con un argine al consumo di suolo è da tempo una delle priorità per l’agricoltura lombarda. Una necessità che diventa ancora più pressante di fronte al moltiplicarsi di richieste di grandi impianti fotovoltaici a terra. Il rischio, con il moltiplicarsi di iniziative che poco o nulla hanno a che vedere con l’agricoltura, è di spazzare via ecosistemi agricoli che caratterizzano i nostri territori.
“Come Coldiretti non ci siamo mai opposti alle agroenergie – conclude il presidente Trezzi – ma sosteniamo da sempre un modello di transizione energetica che vede le imprese agricole protagoniste attraverso gli impianti solari sui tetti, le comunità energetiche e l’agrivoltaico avanzato sostenibile, da ricondurre nel principio della multifunzionalità al servizio dell’attività agricola e non di logiche strumentali e speculative”.
Ai tanti problemi irrisolti che le imprese agricole si trovano ad affrontare è stato dedicato il flash mob dei giovani di Coldiretti da tutta la regione, che sulla scacchiera gigante - allestita in piazza con le minacce all’agricoltura - hanno depositato simbolicamente i prodotti di campi e stalle, insieme agli attrezzi del lavoro in cascina, ormai quotidianamente a rischio di sopravvivenza.
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