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Martedì 23 Settembre 2025
L’analisi di Monti e Gentiloni «Europa, cambio di passo»
Oggi per la prima volta, l’unità europea non è più solo un’alta aspirazione, ma la nostra unica possibilità di sopravvivenza».
L’ha dichiarato il Senatore a vita Mario Monti, confrontandosi con Paolo Gentiloni durante l’evento “Competitività e nuove sfide globali: Clean Industrial Deal, autonomia strategica e dazi” dell’ 8 settembre.
Monti ha portato sul palco di Assolombarda a Milano una visione chiara e decisa sul futuro dell’Europa: «nella storia - ha detto - non si conoscono processi di unificazione compiuti senza spargimento di sangue, dall’unificazione dell’Italia, con tutto quello che ha comportato, alla creazione degli Stati Uniti d’America. Naturalmente, dobbiamo auspicare che portando avanti l’avventura europea si eviti in ogni modo il sangue fisico; ma non possiamo pensare di arrivare davvero all’unità senza un sacrificio molto minore e molto più accettabile: un po’ di spargimento di sangue politico».
Secondo Monti, cioè, non si può costruire l’Europa “necessaria” - «indispensabile come difesa della libertà», nelle sue parole - se non con un grande impegno condiviso e rapido un cambio di passo. L’immobilismo dell’Unione, al contrario, deriva per il Senatore da ciò che definisce il triangolo dell’ipocrisia. «Oggi il business europeo e gli stati membri - ha detto Monti - continuano a ripetere “Wake up, Eu!” Ossia: “Svegliati, Europa!” L’opinione pubblica pensa quindi che a doversi svegliare sia Bruxelles, eppure spesso sono i governi nazional e le stesse imprese a voler rallentare innovazioni e nuove regole.
A questo punto, la Commissione va sulla difensiva, si sente aggredita, e fa ancora meno il proprio lavoro, rinunciando alla piena applicazione dei trattati e dei regolamenti». Così, spiega Monti, «a parte alcune eccezioni virtuose di business che guardano avanti, di cui è un esempio proprio Assolombarda, il mondo dell’impresa continua a fare lobbying presso le rispettive capitali per proteggere questa o quella impresa, quello o quel settore, per tutelarli dal mercato aperto». Il risultato, è un’Europa che non si evolve e non prende rischi.
Debolezze ed errori del passato
Eppure, oggi la situazione internazionale richiede posizionamenti ben più coraggiosi: «Questa Europa non può più permettersi inciampi. Trump sta abdicando dalla guida dell’occidente e dell’intero sistema internazionale. Ci troviamo ad avere il nostro più grande alleato più vicino mentalmente ai nostri nemici che a noi».
L’analisi di Monti è stata accompagnata da alcune considerazioni di Gentiloni sullo stesso tema.
«Ci rendiamo ormai conto del fatto che il presidente Trump sta velocizzando delle tendenze di politica internazionale che esistevano già, ma che oggi sono sempre più evidenti - ha detto Gentiloni - e questa congiuntura rende necessario puntare sempre di più sull’autonomia europea. Credo sia fondamentale lavorare per l’unità e per l’indipendenza, rimanendo al tempo stesso consapevoli delle nostre debolezze e degli errori che abbiamo fatto in questi anni». Gentiloni ha infatti notato come l’autocritica - espressa ad esempio attraverso rapporti e studi redatti dalle stesse istituzioni - sia un valore proprio dell’Europa, che la differenzia dagli Stati Uniti e, ancor di più, dal Cina. Una peculiarità da mantenere anche in tempi di “weaponized economy”, di economia che torna ad armarsi.
«Viviamo in un’epoca storica in cui i rapporti di forza sono tornati a farsi sentire - ha sintetizzato Gentiloni - e noi europei dobbiamo assolutamente adattarci a questa realtà, altrimenti faremo molta fatica ad andare avanti».
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