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Mercoledì 21 Gennaio 2026
Morte Di Nunno, Criscitiello: «Personaggio straordinario, che non aveva filtri»
Il giornalista e direttore di Sportitalia Michele Criscitiello ricorda l’ex presidente bluceleste: «A Lecco ha fatto un miracolo». I retroscena di una figura controversa. Buscaglia: “Con il Calcio Lecco storia d’amore tossica”.
Lecco
Michele Criscitiello è il giornalista, direttore di Sport Italia, che più di altri è stato vicino a Di Nunno. Lo ha intervistato tantissime volte, ben sapendo che le trasmissioni con Di Nunno sarebbero state speciali. E all’indomani della sua morte gli ha dedicato dieci minuti di riflessioni e ricordi molto intensi. «È stato un personaggio che ha vinto tanto, ma ha dovuto lasciare il calcio che conta perché è stato cacciato per i suoi comportamenti e perché aveva sempre da ridire su tutti e tutto. Il 16 dicembre mi ha chiamato e non ho risposto. Si è arrabbiato. E così è stato obbligato a farmi un audio, che odiava. Il 16 dicembre mi disse che sarebbe venuto a farmi ridere in trasmissione. E venne, in effetti. Mi disse: “Prima di morire devo fare un libro”». E lo ha fatto davvero. Era uscito prima di Natale “Tutti i miei campi”. Per me era un personaggio straordinario sia da presidente di categorie inferiori, poi di C e B, sia da personaggio televisivo sempre fuori dagli schemi. Mi aveva proposto di far l’opinionista del calcio mercato».
Criscitiello ha un ricordo solo positivo di Di Nunno: «Era un grandissimo personaggio che aveva trovato la sua strada nella vita e nel lavoro, pur essendo sfortunato per aver perso l’utilizzo di una gamba da ragazzo. Faceva programmi per portare la sua squadra ancora più in alto. Era ripartito dal dilettantismo e stava coltivando la Baranzatese, dopo Seregno e Lecco. Aveva fatto un miracolo a Lecco, ma non aveva filtri. L’avevo conosciuto come presidente della Caratese in Folgore Caratese-Lecco. Ero in panchina. E lui pure. Perdo e il derby era acceso, caldo. L’arbitro espelle entrambi. Io esco correndo, poi vedo che lui arranca con il bastone. Allora torno indietro e lo accompagno fuori con me. Lui gridava all’arbitro “Non ho fatto niente, perché mi hai espulso?”, e aveva ragione. E finiamo vedendo la partita insieme».
Il ricordo finale è un cameo: «Era malato, appassionato di calcio. Conservo un grande ricordo. Un personaggio vero, schietto, sincero, brutale. Ma ci ha fatto davvero divertire, sorridere, ridere e...riflettere».
Anche il telecronista di Sky Wifi, altro lecchese di fede bluceleste, Antonio Nucera è convinto che Di Nunno sia stato il “top”: «Personaggio strepitoso. Ogni volta che avevi bisogno era sempre disponibile, come il figlio Gino, per dare una mano a livello di notizie. Ogni tanto gli si chiudeva la vena, ma è stata una persona molto generosa con tutti. A livello di pubbliche relazioni è stato sempre disponibile. Dopo la delusione della retrocessione era talmente amareggiato che non ce l’aveva fatta a ricominciare un nuovo ciclo bluceleste. Non aveva più, psicologicamente, i mezzi per ripartire... Se non fosse retrocesso, sarebbe andato avanti, in serie B».
Ricky Buscaglia, telecronista Dazn e lecchese (anzi bluceleste) Doc, parla invece di un personaggio controverso, sempre ai limiti, e parla di una storia d’amore, quella tra Paolo Di Nunno e il Calcio Lecco, «tossica»: «La loro è stata una storia d’amore tossica. Come tutte le storie d’amore tossiche, è vissuta su momenti belli e bellissimi ma anche su livelli di sopportazione stressanti, da una parte e dall’altra. Il mio grazie è per sempre, per aver contribuito a toglierci dal tribunale e per la cavalcata in B. Ma oltre agli elementi iper-positivi ci sono stati elementi iper-negativi. È passato troppo poco tempo per dimenticare il bene, ma anche il male. Comunque sportivamente ha sbagliato solo la prima stagione e l’ultima. Nella prima non riesce ad andare in C e gestisce malissimo la B nell’ultima. Non certo solamente per colpe sue...».
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