La storia: Aldo Anzi, l’uomo che ha inventato la Stelvio

Dalla nascita della pista simbolo di Bormio alle Olimpiadi, il racconto di una vita sulla neve, tra rispetto della montagna e passione tramandata

Bormio

«La Stelvio non è nata tutta insieme, ma curva dopo curva.» Aldo Anzi sorride mentre lo dice, come se davanti agli occhi avesse ancora quella montagna da leggere, interpretare, rispettare. «Con Oreste Peccedi abbiamo messo insieme quello che già c’era. La montagna parlava, noi abbiamo solo cercato di ascoltarla».

Era l’inizio degli anni Ottanta e Bormio si preparava ai Mondiali del 1985. La Stelvio, oggi una delle piste più temute e celebrate, protagonista delle imminenti Olimpiadi Milano- Cortina 2026 (qui saranno assegnate le medaglie di sci alpino maschile) prendeva forma così: collegando tratti esistenti, immaginando linee nuove, osando dove serviva. «Abbiamo creato il muro di San Pietro, tagliato il bosco, affrontato polemiche. Ma oggi quella pista è lì, e racconta che avevamo ragione a crederci». Anzi, 80 anni, figlio di Giuseppe Anzi, pioniere dello sci a Bormio, fratello di Stefano, primo italiano a vincere una gara di Coppa del Mondo nella discesa libera, ha ereditato la neve come destino naturale. È stato atleta, quando ancora non esisteva la Coppa del Mondo, poi allenatore della Nazionale italiana maschile di discesa dal 1978 al 1981. «C’erano Planck, Antonioli, Giardini. Erano anni duri, ma bellissimi».

Prima ancora, una carriera interrotta da un infortunio in Val Gardena. «Succede. La montagna ti dà tanto, ma ti chiede rispetto». Nel 1970 il padre fonda la Scuola Sci Anzi di Bormio, Aldo ne è ancora oggi l’anima. Una scuola diventata famiglia: figli, nipoti, perfino una campionessa, oro ai Mondiali juniores, come Federica Sosio, sua nipote. «Siamo andati avanti così, generazione dopo generazione. Senza mai perdere il senso di quello che facciamo». È stato direttore di pista per Coppe del Mondo e Mondiali dal 1985 al 2007. Responsabile della preparazione tecnica della pista, uno di quelli che la neve la conoscono metro per metro. «La Stelvio è rimasta iconica perché non ti lascia mai respirare. Sei sempre in curva, sempre sotto pressione. Non ci sono falsi piani. È la montagna che lo permette». Il merito, dice lui, non è degli uomini: «Il merito è della montagna». Eppure, a 80 anni, Aldo Anzi non vive di ricordi. Ogni mattina è ancora lì. Accompagna i bambini alla partenza, controlla che tutto funzioni, verifica. «Non faccio lezioni ufficialmente», dice, «ma quando serve ci sono». Trasmette fiducia prima ancora della tecnica. Ogni gesto è un atto d’amore verso lo sci, verso la montagna. «Il mio lavoro è far funzionare le cose. E questo si fa dal mattino presto».

Tra pochi giorni la Stelvio sarà di nuovo al centro del mondo, con le gare olimpiche maschili di Milano Cortina 2026. Per Aldo Anzi è un’emozione difficile da spiegare. «Da ragazzino non me lo sarei mai immaginato. Io ricordo le Olimpiadi del ’56 a Cortina, le ho vissute da bambino. Mai avrei pensato di vedere le Olimpiadi a Bormio». E invece eccole lì. «Se sono arrivate, un po’ di merito è anche del lavoro che abbiamo fatto negli anni». Le vivrà guardandole, con gli occhi di chi sa cosa c’è dietro ogni curva. Con qualche amarezza per una montagna oggi più chiusa, più regolata (recinzioni e controlli per la sicurezza renderanno difficile assistere alle discese a bordo pista). «Vedere una gara non è solo stare al traguardo. È stare lungo la pista». Ma la felicità resta più forte delle polemiche. «Sono veramente contento». Quando parla del futuro, tifa per tutti. «Per quelli che ci mettono l’anima». E quando parla del presente, torna sempre lì: ai bambini, alla partenza, alla neve sotto gli sci.

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