“Cerco un centro”. L’incipit di una delle canzoni più note di Franco Battiato continua a risuonare nel dibattito politico italiano, fin dai tempi in cui la Balena Bianca della Dc ha esalato il suo ultimo respiro. Da allora il centro è diventato un luogo evocato, conteso, inseguito. Più raramente abitato.
Negli ultimi giorni il tema è tornato d’attualità sotto diverse angolature. Un sondaggio di Youtrend, rilanciato dal quotidiano “La Verità”, evidenzia come solo il 12% delle fasce economicamente più deboli voti per il Partito democratico, che invece rappresenta la forza di riferimento del 55% di chi dichiara uno status economico medio-alto. Una fotografia che sembra confermare la narrazione di un Pd legato alle Ztl, mentre le periferie guarderebbero altrove, in particolare al Movimento 5 Stelle e alla Lega.
Quasi in contemporanea, Antonio Tajani, leader sempre più pro tempore di Forza Italia, intervenendo al teatro Manzoni di Milano per commemorare la discesa in campo di Silvio Berlusconi, ha sostenuto che il centrosinistra non esiste più e che sia rimasta soltanto la sinistra. Un’affermazione che suona come un’Opa esplicita sul centro, anche attraverso il dialogo aperto con Carlo Calenda, che potrebbe avere ricadute non marginali sugli equilibri della maggioranza. Ma questo riguarda il futuro. Il presente regala un paradosso evidente: il partito delle Ztl rischia di trovarsi senza centro. Una difficoltà che si riverbera anche all’interno del Pd guidato da Elly Schlein, dove le componenti riformiste ,e dunque più centriste, non sembrano attraversare una stagione particolarmente favorevole. In più c’è Renzi che tenta l’abbordaggio al centro con la sua “Casa riformista”.
Dall’altra parte del campo, quello del centrodestra, alla corsa verso il centro (scusate la ricorrenza del termine) sembrano essersi iscritti tutti. Nei fatti e soprattutto nell’azione in politica estera (pur un filino balbettante) il premier e leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che però non ancora premuto l’acceleratore per la corsa verso una forza conservatrice, in senso europeo. L’impressione è che il principale partito italiano stia seguendo una strada già percorsa dal Pci che era di lotta nelle piazze che sognavano la rivoluzione, e di governo nei palazzi delle Regioni che guidava, ma come approccio anche a Roma e prima pure del compromesso storico. Fdi è sovranista, ma anche moderato.
Anche la Lega, in un’altra iniziativa andata in scena nel weekend a Rivisondoli (cuore dell’Abruzzo) dove l’Umberto neppure sarebbe andato a fare un picnic, ha ragionato su un maquilagge più moderato, caldeggiato in particolare dall’ex “Doge” del Veneto, Luca Zaia, a proposito soprattutto dell’approccio ai diritti civili. Non a caso è stata invitata Francesca Pascale, ex fidanzata del Cavaliere e paladina di queste istanze. Convitato di pietra, il vice segretario, generale Roberto Vannacci, che sul tema ha posizioni chiuse a tripla mandata. E minaccia la scissione, pur essendo diventato davvero ingombrante in un Carroccio che,vuole frenare la virata a destra. Salvini, che pur essendo solo “Capitano” è gerarchicamente superiore a Vannacci, ha parlato di lui come chi si rivolge a nuora perché suocera intenda.:“Chi esce dalla Lega finisce nel nulla”, ha avvertito il leader riferendosi a due parlamentari passati a Forza Italia. Però va detto che questo ragionamento era forse più valido nel movimento identitario di Bossi che non in quello più omologato al sovranismo del suo successore. Che, peraltro ,si è beccato l’ennesimo improperio da Tajani per aver ricevuto al ministero delle Infrastrutture, l’attivista di estrema destra inglese noto come Tommy Robinson. Dire che i rapporti fra i due vicepremier siano ai minimi termini è un eufemismo. Grandi manovre al centro, ma l’impressione è che, per ora, nessuno trovi parcheggio.
@angelini_f
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