Dopo un anno dall’insediamento di Trump alla Casa Bianca, possiamo dire con certezza che siamo davanti ad un “disordine mondiale” gravido di incognite. Sul piano politico risulta chiaro che il tycoon americano intende comporre le regole della nuova grammatica nazionalista il cui postulato di base è il seguente: destabilizzare per stabilizzare.
Questa è la chiave di lettura del trumpismo, alquanto gradita ai sovranisti, di cui indigna l’ipocrisia con cui tendono a deplorare la debolezza dell’Ue che essi stessi hanno contributo ad alimentare.
Ma i sovranisti non hanno fatto i conti con la vera natura del trumpismo che resta un fenomeno politico strutturalmente legato alla personalità di un leader narcisista, spregiudicato, umorale e, come tale, inaffidabile. In Donald Trump non esiste alcuna forma di coerenza salvo quella degli affari e del vantaggio personale, spacciato spesso per vantaggio nazionale.
Secondo il New York Times, in un solo anno di presidenza, Trump avrebbe guadagnato un miliardo e 400 milioni. I suoi rapporti con gli altri Stati sono subordinati esclusivamente alla loro disponibilità ad assecondare i suoi interessi personali, del suo gruppo e delle Big Tech che lo sostengono. L’attacco contro l’Unione europea (definita “irriconoscibile”) nasce esclusivamente dall’esistenza di legislazioni che impediscono alle multinazionali americane di fare irruzione sul mercato europeo.
Si ponga mente alle molteplici sanzioni irrogate da Bruxelles a Elon Musk, a Google, ad Amazon, a Microsoft, a Facebook. Ma c’è altro. Gli attacchi all’Unione europea nascono dalla debolezza del dollaro nei confronti dell’euro. L’eurozona garantisce alla valuta europea una capacità di scambio che la dissoluzione dell’Unione farebbe venir meno. La politica dei dazi conferma la volontà di Trump di ristabilire un equilibrio a favore degli Usa fingendo di ignorare le spese per gli armamenti di produzione americana che l’Europa è costretta a sostenere da decenni.
L’abbraccio dei sovranisti con Donald Trump, pertanto, rischia di essere un abbraccio mortale perché nel trumpismo la sovranità degli Stati resta un valore solo se, come si è detto, non collide con gli interessi personali e nazionali. Il Venezuela prima, e la Groenlandia dopo, rappresentano in modo paradigmatico la concezione trumpiana della sovranità nazionale.
Il regime autoritario di Maduro era solo un pretesto per appropriarsi delle smisurate ricchezze petrolifere del Venezuela. La favola del Sud America “cortile degli Usa” ha sempre nascosto la verità di governi fantoccio che hanno consentito alle grandi società statunitensi di creare immani profitti sulla pelle di paesi condannati alla fame. Nella recente esibizione a Davos, Trump ha fatto intendere chiaramente che gli Usa hanno “bisogno” di annettersi la Groenlandia che non è altro che “una massa di giaccio in mezzo al mare” (sic!). Per rendere mansueti gli europei, prevedibilmente Trump non esiterà a utilizzare il tema della difesa europea davanti alla minaccia di Cina, Corea del Nord, Iran e perfino di Putin, amico o nemico a seconda del tipo di narrazione. Come all’epoca dell’invasione dell’Iraq, giustificata dalla favola di “esportare la democrazia”, dovremo prepararci ad un’altra mistificante impostura che, con servile devozione, i sovranisti non esiteranno a fare propria. Vediamola.
Secondo Trump, la Groenlandia vanterebbe un ruolo strategico nel sistema di difesa spaziale Usa (il “Golden Dome”, Cupola Dorata). Si tratterebbe di uno scudo composto da un folto schieramento di veicoli orbitanti nello spazio in grado di intercettare gli attacchi missilistici dei nemici. In verità il governo danese ha già rammentato che esiste un trattato, stipulato nel 1951 da Danimarca e Usa, che attribuisce agli americani il diritto di installare sull’isola sistemi di sorveglianza e di difesa idonei a neutralizzare qualunque ipotesi di attacco. Pertanto, risulta chiaro che il presidente Usa punta all’annessione della Groenlandia semplicemente perché intende impadronirsi degli enormi giacimenti di terre rare di cui l’economia americana ha impellente bisogno.
Malgrado l’evidenza, molti paesi europei restano silenti o balbuzienti. I sovranisti, in particolare, tacciono per la vergogna e fanno bene: non a tacere ma a vergognarsi.
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