Cultura e Spettacoli / Lecco città
Martedì 20 Gennaio 2026
Capolavoro per Lecco, visita dell’arcivescovo Mario Delpini
Al Palazzo delle Paure, mons. Delpini ha apprezzato l’esposizione che riflette sul dialogo tra Jacopo, Giovanni e Gentile Bellini e sul loro legame familiare.
Lecco
L’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, nel primo pomeriggio è stato al Palazzo delle Paure a Lecco per visitare la mostra “Lessico famigliare. La bottega dei Bellini e l’alba del Rinascimento a Venezia”, ovvero il Capolavoro per Lecco 2025/2026. Accompagnato dal prevosto di Lecco, monsignor Bortolo Uberti, l’arcivescovo è stato accolto dalle responsabili dell’evento espositivo, Susanna De Maron e Laura Polo D’Ambrosio, e dall’architetto Giorgio Melesi che ha curato l’allestimento.
Un appuntamento che si è ripetuto per il secondo anno consecutivo e che ha visto l’arcivescovo molto interessato sia alle opere sia all’allestimento ed anche al tema di questa edizione, che insiste molto sulla famiglia come officina d’arte (in questo caso), ma anche come laboratorio di sentimenti. Infatti, i tre capolavori esposti - la “Madonna col Bambino” di Jacopo Bellini, la “Madonna col Bambino” di Giovanni Bellini, e la “Nascita della Vergine” della bottega di Jacopo Bellini con il coinvolgimento diretto dei figli Giovanni e Gentile - sono tre opere di grande bellezza, realizzate in un arco di tempo relativamente breve, che permettono di sondare l’influenza che la lezione del padre Jacopo ebbe sui due figli Giovanni e Gentile, ma anche gli stimoli inevitabili che i due giovani eredi fornirono all’arte del genitore.
Il Capolavoro per Lecco di quest’anno vuole riflettere sul dialogo familiare fra i tre artisti e la trasmissione intergenerazionale. Proprio questo particolare, le dinamiche familiari e la loro importanza per questi artisti cresciuti tra le stesse mura, ha colpito monsignor Delpini, come lui stesso ha lasciato scritto sul libro a disposizione dei visitatori: «Che cosa si dicevano Jacopo, Giovanni, Gentile quando erano a tavola in casa Bellini? Forse parlavano dei colori? Forse degli ornamenti della Madonna e del Bambino? Forse del lavoro da fare e del denaro da riscuotere? Credo che parlassero piuttosto del volto di Maria: se il volto dovesse sorridere o essere malinconico o essere semplicemente irradiazione dell’intimo mistero dello stupore della santità».
Una bellissima lettura, che ha colto nel segno la dimensione domestica e quella tensione al trascendente di questi tre pittori che si cimentarono più volte nei ritratti della Madonna e del suo bambino. Lo aveva già sottolineato anche il prevosto di Lecco prima di Natale: «In un tempo storico tormentato, il nostro augurio vuole essere un auspicio chiaro: quello di poter “scendere a bottega” per mettere mano alla nostra città e renderla un capolavoro, per ritrovare insieme quel lessico famigliare che ci unisce e ci apre al mistero di Dio». L’arcivescovo, in serata, ha poi partecipato all’incontro per i tre anni della Casa della carità.
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