Cronaca / Lecco città
Sabato 03 Gennaio 2026
Crans Montana: il lecchese Galbiati cura i feriti al Niguarda
Sindaco di Casatenovo, è il responsabile del reparto di emergenza dell’ospedale
L’ospedale Niguarda di Milano, già centro di riferimento per i grandi ustionati lombardi, sta diventando sempre più, con il passare delle ore, l’hub per il ricovero dei feriti nella tragedia di Crans Montana. Tra i primi a prestare loro soccorso un lecchese, Filippo Galbiati che è il responsabile dell’Emergenza-Urgenza del grande ospedale milanese, oltre a essere sindaco di Casatenovo.
«Abbiamo messo a disposizione diversi posti letto in terapia intensiva e al Centro grandi ustioni – ha spiegato nell’immediatezza dei primi ricoveri Galbiati – e abbiamo recuperato personale aggiuntivo, che si è presentato in pronto soccorso e nei reparti per accogliere i feriti. La valutazione iniziale dei (primi) tre pazienti è avvenuta nella shock room di pronto soccorso, perché era importante identificare subito il livello di gravità delle ustioni e degli eventuali traumi. La valutazione è stata in urgenza, con delle equipe dedicate, per tutti e tre i pazienti». Galbiati ha poi reso noto che è stata mobilitata una task force di psicologi «per fornire supporto alle famiglie che stanno arrivando in ospedale». Non a caso è stata anche attivata l’unità di crisi del nosocomio milanese, d’intesa con la direzione sanitaria e la direzione generale dello stesso, rappresentata dal diggì Alberto Zoli che fu direttore sanitario anche a Lecco dal 2000 al 2003, ovvero dall’apertura del Manzoni fino al suo avvio.
Ieri mattina, nell’arco di mezz’ora l’uno dall’altro, i primi tre ricoveri, ma dopo di questi, altri ne sono seguiti. E probabilmente altri ne seguiranno. Ad annunciarlo è stato poi l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Guido Bertolaso: «Oggi (ieri per chi legge, n.d.r.), dovremmo riuscire a trasferire qui al nostro ospedale quattro dei giovani che sono ancora feriti e che sono ricoverati negli ospedali svizzeri. Il primo è un ragazzo di 15 anni che arriva dall’ospedale di Berna. Dopodiché arriveranno, sempre in elicottero e se le condizioni meteorologiche ce lo permetteranno, gli altri tre tutti dell’età di quindici anni». Entro la serata di ieri, dunque, erano sette i ragazzi italiani feriti nel rogo del locale svizzero e ricoverati al Niguarda.
Altri sei italiani feriti restano invece in Svizzera perché, purtroppo, fin da subito sono apparsi in condizioni troppo gravi per essere trasportati. Bertolaso spera di poter accogliere anch’essi al centro milanese: «Se nei prossimi giorni saranno trasportabili li porteremo qui il prima possibile – ha aggiunto –. Non siamo noi a decidere chi può essere trasportato, quando il medico curante svizzero ci dà l’autorizzazione al trasporto noi li prenderemo in carica». In teoria il numero di feriti da trasportare ancora sarebbero sei, come detto: «Due di questi non li conosciamo, perché non in condizione di parlare, intubati, ma abbiamo capito che sono due ragazzi italiani che sono stati coinvolti nella tragedia di Crans del primo dell’anno. Gli altri quattro lo sappiamo con certezza. E in totale questi sei sono ovviamente in condizioni gravissime».
Franz Wilhelm Baruffaldi Preis, direttore del Centro ustioni del Niguarda, nel frattempo, ha dato conto del fatto che dei primi tre giovani citati da Galbiati, uno, il più grave (con gravi bruciature su entrambe le braccia e alla schiena), è stato operato. «Ora è stabile – ha dichiarato ieri Baruffaldi Preis – ma appena sarà possibile lo opereremo di nuovo perché è importante togliere tutto il tessuto necrotico per evitare poi che ci sia una sovrapposizione di infezioni. Più siamo precoci meglio è. Ieri pomeriggio ci siamo preoccupati della mano di una ragazza da noi ricoverata. Il ragazzo che abbiamo operato alle braccia ha reagito molto bene agli inserti dermici che gli abbiamo applicato ed è tornato subito in terapia intensiva». Sul prossimo futuro il responsabile del centro ha chiarito: «Abbiamo sale operatorie libere sia sabato che domenica e opereremo anche durante il week-end. Parte del nostro team è in Svizzera per valutare sul posto il da farsi e procedere all’invio di altri ragazzi che necessitano del nostro intervento».
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