Lecco, Addio alla corsia: il dottor Beppe Vertemati va in pensione

La sua mancata nomina alla guida del reparto che aveva contribuito a creare aveva fatto discutere. E ora il chirurgo Beppe Vertemati ha deciso di lasciare l’ospedale Manzoni.

Lecco

Si spengono le luci. Beppe Vertemati, il chirurgo toracico più amato di Lecco, se ne va in pensione. Non si spengono le luci, però, sulla sua carriera, ma sull’esperienza all’ospedale Manzoni di Lecco del quale Giuseppe Vertemati è stato un luminare.

Tanti lo hanno definito il “padre” della chirurgia toracica lecchese, anche se proprio per lui è risuonato in corsia il vecchio detto «nemo propheta in patria»: al concorso di novembre per il primariato non è stato ammesso neanche nella triade da cui poi è stato scelto il nuovo responsabile, Paolo Scannagatta.

Ci fu una piccola rivolta popolare, a fine novembre dello scorso anno, dopo la pubblicazione, da parte di una delle sue figlie, sui social, di un amarissimo sfogo non tanto sulla nomina del suo successore a un reparto profondamente rinnovato, quanto, appunto, al mancato riconoscimento di una fulgida carriera, costellata di successi medico scientifici, ma soprattutto di una grandissima umanità, riconosciutagli da tutti i suoi pazienti, colleghi, nonché dagli amici. Insomma, Vertemati è stato una colonna portante del Manzoni.

Lo stesso direttore generale Marco Trivelli nei giorni successivi alla fortissima polemica per la nomina di Paolo Scannagatta al posto di Vertemati, aveva scritto: «Ringrazio il dottor Giuseppe Vertemati, professionista speciale per dedizione e sensibilità umana, verso il quale siamo debitori per avere creato negli anni il presente della chirurgia toracica. Sono sicuro che la sua particolare attenzione nel rapporto con i pazienti sia una ricchezza per il Manzoni e potrà pienamente esprimersi anche nel futuro».

Un futuro che non ci sarà perché, forse per stanchezza dopo quasi 40 anni di indefessa professione, Vertemati se ne va. Senza polemiche, però. Anzi. Come sempre una visione della professione, quella di Vertemati, piena di umanità e ricchezza, espressa in una lettera appesa il suo ultimo giorno di servizio, il 13 marzo, in bacheca dipendenti: «Cari infermieri, operatori sanitari, fisioterapisti, tecnici di radiologia e tecnici dei servizi – scrive il chirurgo –, termina oggi la mia cavalcata fortunata e bellissima lungo i sentieri dell’attività, iniziata nell’ormai remoto 1987 al vecchio ospedale di Circolo ed è tempo di porgervi i miei saluti. Onorate la vostra professione in corsia, laddove la vostra presenza non è solo utile ma necessaria, coltivate la conoscenza, rispettate e valorizzate l’esperienza dalla quale discende la saggezza. Non fatevi irretire dalle sirene dell’informatica, dell’automazione o dell’intelligenza artificiale. Ricordate che il vostro esserci in carne e ossa, il vostro sorriso o una semplice stretta di mano fanno la differenza per coloro che, irrisi dalla malattia, non se la passano bene».

Ma la frase che spegne ogni polemica e guarda al futuro è la seguente: «Concludo con una esortazione. Per favore, vogliate bene al vostro ospedale, poiché al netto delle sue storture resta pur sempre il luogo migliore dentro il quale invecchiare. È stato un immenso privilegio lavorare con voi. Buona fortuna, Beppe Vertemati».

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