Sanità in Lombardia, Cup ancora a singhiozzo: la Regione promette

Nonostante l’impegno dell’assessore Bertolaso , persistono problemi nell’accesso alle prestazioni sanitarie. Un paziente oncologico ottantenne racconta la sua disavventura tra file e disagi

Lecco

Il Cup, centro unico di prenotazione, continua a funzionare a singhiozzo. La cosa, però, è nelle mani di Regione Lombardia e dell’assessore al Welfare Guido Bertolaso, che non fa mistero dei disservizi e si è messo, con tutta la Giunta, di buzzo buono per risolvere il problema.

Proprio a Lecco, alla presentazione dell’elisoccorso materno infantile, aveva spiegato: «Su questo problema informatico, di nuova piattaforma che è entrata appena in servizio, ci stiamo lavorando giorno e notte e abbiamo emesso una delibera sulla cabina di regia che dovrebbe prendere in carico il problema stesso: vogliamo avere una fotografia esatta della situazione, delle esigenze dei lombardi, perché anche la struttura privata accreditata possa partecipare alla gestione della domanda».

E Bertolaso ha annunciato anche che Regione Lombardia metterà ancora più soldi di quanti previsti inizialmente, in aggiunta alla dotazione finanziaria statale sulla sanità. «Da febbraio dovremmo riuscire a cominciare ad aggredire il problema, a evitare la dispersione di tante ricette e soprattutto a intercettare le persone che non riescono a fare le visite nei tempi previsti e che, per motivi economici, non possono rivolgersi al mercato privato per soddisfare la loro esigenza di salute. Vogliamo alzare lo standard perché non è possibile avere una sanità di alto livello e di eccellenze, in Lombardia, e poi non saper dare ai nostri cittadini un elettrocardiogramma, un’ecografia, esami di primo livello di facile accesso...».

I buoni propositi, insomma, ci sono. Poi, però, anche le cose che funzionano trovano ostacoli. Un paziente ci ha raccontato la sua storia: «Sono un paziente di 80 anni che deve fare i controlli semestrali dopo essere stato operato per tumore alla vescica e aver fatto la chemio. Prima la cistoscopia, il mio esame di controllo, la prenotavo al telefono, al Cup regionale, con una telefonata di pochi minuti. Ora non più. Bisogna andare fisicamente in ospedale, ma non al piano due dove c’è lo sportello oncologico che lavora benissimo e in fretta per i suoi pazienti, bensì al Cup generale, alle casse.

Così ho dovuto fare la fila, a ottant’anni, da paziente oncologico, con tutti gli altri e dalle 11.20, quando il biglietto mi dava l’orario di passaggio in cassa, sono passato alle 12.30. Una mattina di fatica e di attese. Ma perché si deve sempre complicare tutto? Mi avrebbero fatto passare allo sportello oncologico, se avessi detto che ero sotto infusione, ovvero sotto chemio, naturalmente. Ma non mi va di mentire per passare la fila del Cup». Uno tra i tanti casi, insomma, in cui non c’entra il disservizio regionale, ma l’organizzazione burocratico-amministrativa interna che prima funzionava benissimo, ma ora si è complicata...

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