Cronaca / Lecco città
Lunedì 26 Gennaio 2026
Si è spento Aloisio Bonfanti, la voce di Lecco
La memoria della città scomparsa a 86 anni. Il tributo di colleghi e delle istituzioni
Lecco perde una delle sue voci più autentiche. Si è spento oggi, a 86 anni, Aloisio Bonfanti, giornalista, scrittore e memoria storica della città. Uno di quelli che il mestiere lo facevano “camminando”, tra le strade e le piazze, con il taccuino in tasca e l’orecchio sempre teso alle storie della gente. Con lui se ne va un modo di raccontare Lecco che univa rigore e umanità, cronaca e identità.
Era nato nel 1939 nel cuore di via Ghislanzoni, in quel cortile popolare che avrebbe poi trasformato in racconto in uno dei suoi libri più amati. Da lì aveva iniziato un viaggio durato quasi sessant’anni nel mondo dell’informazione locale: dal Giornale di Lecco ai microfoni e alle telecamere di Tele Spazio e Tele Unica, fino alle pagine de La Provincia di Lecco, passando per l’esperienza come addetto stampa in Comune. Sempre con lo stesso stile: presenza costante, curiosità instancabile, rispetto per i fatti e per le persone.
Il sindaco Mauro Gattinoni lo ha ricordato con parole che ne riassumono l’essenza: «Ci sono persone che non si limitano a raccontare una città: la custodiscono. Aloisio Bonfanti è stato questo per Lecco». E in effetti Bonfanti non era solo un cronista: era un narratore della quotidianità. «La cronaca della città la si vive soprattutto nella quotidianità», diceva. E quella quotidianità lui l’ha attraversata con penna e taccuino, poi con microfono e telecamera.
La notizia della sua scomparsa è arrivata mentre era in corso il Consiglio comunale: l’aula si è fermata per un minuto di silenzio, omaggio spontaneo a una figura che ha accompagnato intere generazioni. Bonfanti era stato testimone diretto dei passaggi più forti della storia lecchese: dalla frana del San Martino del 1969 al giorno in cui Sandro Pertini consegnò alla città la medaglia d’argento al valor civile. Nel 2015 era stato premiato a Milano per i 50 anni di iscrizione all’Ordine dei giornalisti, riconoscimento a una carriera costruita passo dopo passo.
Al ricordo del sindaco si è unito quello di Rinaldo Zanini, presidente di Appello per Lecco, che lo ha definito «una persona di grande spessore umano e culturale» e «autentica memoria della città». «Attraverso i suoi libri dedicati al lago, alla storia locale e alla vita civile – ha sottolineato – ha contribuito a custodire e tramandare l’identità della comunità lecchese». Un’eredità fatta non solo di parole scritte, ma anche di passione e gentilezza: «La sua curiosità intellettuale e il suo modo di stare con gli altri resteranno un esempio».
«Quando mancava un dettaglio, una data, una conferma – ha ricordato ancora Gattinoni – si diceva: “Chi lo può sapere? Chiama Aloisio”». Perché Aloisio sapeva. E soprattutto c’era sempre.
Alla moglie Ebe, alla figlia Marta, ai familiari, ai colleghi e agli amici va l’abbraccio di una città intera. Restano i suoi articoli, i suoi libri, il suo modo di intendere il giornalismo come servizio civile.
Lecco saluta uno dei suoi custodi più fedeli. E sa che, nelle sue storie, continuerà a riconoscersi.
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