Apre RistorExpo
La rivoluzione
della normalità

L’evento Inaugurazione della rassegna del “fuori casa” «Seguendo la norma si costruisce e si ordina il mondo»

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“L’Elogio della normalità”, tema di RistorExpo 2026, è stato al centro della mattinata che ieri ha ufficialmente aperto la manifestazione a Lariofiere. La normalità è stata affrontata e interpretata da quattro punti di vista diversi.

Secondo Giacomo Mojoli (disegnatore di idee) il mondo del cibo e del vino, dovrebbe “zalonizzarsi”: «Riuscire a fare ciò che ha fatto Checco Zalone con il suo ultimo film. Non voleva creare un’opera d’arte, voleva riportare le persone nelle sale cinematografiche. E ci è riuscito usando la normalità. Ha preso elementi del passato senza scivolare nella nostalgia, ha decostruito la commedia italiana, ha messo in fila una serie di cose di buon gusto e ha reso straordinario ciò che è normale. Il risultato? Le sale si sono riempite. Da qui dobbiamo tornare a pensare a una normalità capace di generare gratitudine, tornare nei luoghi dell’accoglienza e uscirne dicendo: “Grazie, sono stato bene”». Una normalità che è difficile da costruire: «Perché in questi anni ce ne siamo dimenticati. E così, tornare alla normalità diventa qualcosa di molto complesso, richiederà studio e capacità di unire la storia con l’innovazione». «La normalità è silenziosa e non si sente bene, perché viviamo in un’epoca rumorosa, i tempi sono cupi, ma sono anche noiosi – ha osservato Andrea Petrini (global writer) - C’è questo esibizionismo, questo esercizio di stile fine a se stesso, questa voglia di gareggiare a chi fa più bello. Tutto questo mi annoia, ma resto ottimista. In un mondo in cui la norma dell’apparire, dell’esibirsi è quasi dictatoriale, opponiamo la nostra normalità, il nostro restare fedeli a ciò che siamo e a ciò che vogliamo fare. Nel 2026 bisogna accettare l’idea di entrare “in resistenza” a questa norma che arriva dai social, da tutto ciò che ci viene imposto, e fare quello che sappiamo fare meglio».

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