Lanzada: servono 4,5 milioni per sistemare la frana per Franscia

Il sindaco Negrini cerca fondi per riaprire la strada entro giugno. Danno economico per le attività in quota e le cave dopo la frana di novembre.

Lanzada

Occorrono almeno 4,5 milioni di euro per ultimare i lavori di messa in sicurezza della strada per Franscia con il rifacimento della stessa nei tre punti in cui è stata interrotta dal distacco dell’11 novembre scorso.

Due milioni erano già stati appostati in passato da Regione Lombardia su questo capitolo, in particolare per il consolidamento del versante sopra la galleria artificiale, fragile da sempre, ma all’appello ne mancano ancora parecchi e l’amministrazione comunale di Lanzada è al lavoro con gli enti superiori per trovare le risorse necessarie a dar corso all’intervento e rendere possibile il transito per giugno almeno su una corsi della comunale Tornadri-Franscia.

«Noi puntiamo a questo, perché, probabile, per giugno, non si riuscirà a fare di più – dice Marco Negrini, sindaco di Lanzada – e spero, oltretutto, di riuscire a garantire almeno questo passaggio prima della stagione estiva ai residenti, ai titolari delle tante attività in quota e ai turisti. Già durante le festività natalizie Lanzada ha accusato il colpo, perché tutti noi abbiamo notato quanto abbia influito in negativo l’assenza del passaggio quotidiano per Franscia anche sulle attività in paese. Non hanno lavorato certamente come negli anni scorsi né i bar, né i negozi. Per noi, non avere la possibilità di salire in quota è un danno enorme. Sulle prime, forse, non ce ne siamo resi conto. Ci era bastato il fatto che nessuno fosse stato travolto dal possente distacco, cosa senz’altro importantissima, ma non avevamo colto l’impatto drammatico di quanto accaduto sulla nostra realtà, sulle nostre attività».

È grande la preoccupazione del sindaco per le sorti future delle attività di cava che estraggono la materia prima a Valbrutta e a Franscia.

«Abbiamo Marmi Mauri e Nuova serpentino d’Italia che hanno le cave oltre il punto frana – dice il sindaco –. È vero che vi stanno lavorando, salgono a piedi dal sentiero e vanno avanti con l’estrazione, ma poi il materiale deve anche essere portato a valle sennò si ferma l’attività e sarebbe la perdita di numerosi posti di lavoro. Abbiamo tutta la rete dell’accoglienza in quota, dall’Edelweiss di Franscia, allo Zoia, al Cristina, al Cornetto, al Bignami e via di questo passo, in buona parte realtà che restavano sempre aperte anche in inverno. Anche qui, è vero che c’è chi sale a piedi dal sentiero, e magari si tratta dei veri e propri amanti della montagna, ma non è flusso che può sostenere l’economia delle terre alte. E poi ci sono le attività d’alpeggio. Anche qui, se le mucche possono anche salire in quota dal sentiero, potrebbe essere fattibile, poi come potrebbero fare, però, gli alpigiani, a portare i prodotti a valle? E ricordiamo che in quota ci sono anche le dighe Enel, per quanto il personale attualmente le raggiunga in elicottero».

Il 9 febbraio prossimo il sindaco di Lanzada ha previsto un incontro con tutti gli operatori dell’alta quota del proprio paese per fare il punto della situazione, capire ancor meglio le loro esigenze e ragionare insieme sul da farsi «l’avrei fatto anche prima – dice –, ma voglio avere in mano un cronoprogramma degli interventi da effettuarsi».

L’auspicio è che si riesca nell’impresa di sdoganare il transito per giugno, fermo restando che, al termine delle festività, sono ripresi i lavori di disgaggio e pulizia del versante da parte della ditta Lorenzo Nani di Lanzada.

«Il punto, ora, è capire come stanno le cose in alto, sul punto di distacco – conclude Negrini –, cioè se occorre provocare ancora dei crolli di materiale pericolante o se può essere ancorato alla roccia. Poi andranno messe di nuovo le reti paramassi e solo successivamente si potrà lavorare sulla strada. È una situazione difficile, ma Lanzada ce la farà. Ringrazio tutti i miei concittadini per la pazienza».

© RIPRODUZIONE RISERVATA