Cronaca / Sondrio e cintura
Giovedì 29 Gennaio 2026
Sondrio accende la fiamma olimpica con Sandro Vanoi, mister sette Olimpiadi
L’ex Commissario Tecnico dello sci di fondo, che ha vissuto le Olimpiadi in ogni ruolo, porterà la fiaccola nella sua città. Ricordi e aneddoti di mezzo secolo ai Cinque Cerchi: dalla prima Olimpiade di Lake Placid al trionfo di Lillehammer.
Sondrio
Sondrio sabato avrà un tedoforo speciale: Sandro Vanoi, mister sette Olimpiadi. «Sono contento di questa esperienza che chiude un ciclo che si è aperto nel 1980 a Lake Placid. Ho vissuto le Olimpiadi da commissario tecnico, da organizzatore, da commentatore televisivo e ora in questa nuova veste. È una grande soddisfazione portare la fiaccola nella mia città, spero serva per attivare la passione della gente di casa e vivere queste Olimpiadi. L’attesa un po’ freddina mi ricorda quella di Torino 2006, ma noi italiani siamo così, poi una volta iniziato l’evento ci lasciamo trascinare».
Mezzo secolo di Cinque Cerchi partita dagli Usa. Lake Placid che nella memoria degli italiani evoca però il fatale incidente in pista allo sfortunato slalomista Leonardo David nella pre olimpica del 1979, da allora in coma per sei anni prima del decesso. «Eravamo ospiti in un carcere ed i russi ancora più blindati di noi - ricorda Vanoi -. La guerra fredda si faceva ancora sentire: gli atleti dell’Est erano sorvegliati per timore di fuga, i russi non avevano un passaporto personale ma comunitario in mano al capo delegazione. Se la passavano davvero male, per racimolare un po’ di soldi ci vendevano il caviale nero e matrioske».
Poi ci furono Sarajevo ’84 e Calgary ’88, posti diversi, ma per lo sci di fondo erano ancora gli anni dell’apprendistato senza la pressione di dover fare risultato: «Cambi le città ma l’organizzazione è sempre la stessa. Come atleta e allenatore sei talmente immerso nella tua prova che non vedi altro. Eravamo ancora agli albori per lo sci di fondo italiano, il nostro livello era da quindicesimo posto, ma a Calgary si iniziò a vedere qualcosa: Vanzetta fece quarto, sono state le basi per quello fu il trionfo di Lillehammer del 1994. Fino ad allora iniziavamo ad allenarci sulla neve a novembre e non potevamo certo competere con gli scandinavi che oltre ad essere forti si allenavano anche di più. Dopo Calgary iniziammo anche noi ad andare al Nord ad allenarci sugli sci in estate ed i risultati non tardarono a venire».
Vanoi è stato a capo di una delle imprese più grandi a livello sportivo dell’Italia intera andando a vincere la medaglia d’oro della staffetta in casa dei norvegesi che erano favoriti, spinti da 200 mila spettatori: «Li avevamo appena battuti ad Oslo ed eravamo tutti convinti di poterci ripetere a Lillehammer. Loro erano i numero uno al mondo, ma noi eravamo convinti di ripetere l’impresa. Noi eravamo i numeri due al mondo e quindi ci sta che il numero due possa battere il numero uno. Il giorno prima della gara nelle prove in allenamento Fauner aveva battuto tutti i compagni in volata, mentre Daehlie aveva perso da tutti. Il migliore dei norvegesi in volata era Alsgaard, ma con un po’ di superbia misero ugualmente Daehlie nell’ultima frazione affinché fosse lui a tagliare il traguardo. Io con gli altri tecnici azzurri ero in cima all’ ultima salita a dare i distacchi, dovevamo scrivere sulla lavagnetta perché non si capiva nulla dal boato di 200 mila spettatori. Daehlie si voltò per controllare il vantaggio convinto di essere da solo, ma scoprì invece di avere Fauner attaccato alle proprie code: in quel momento perse le Olimpiadi».
Quattro anni dopo a Nagano i norvegesi si presero la rivincita vincendo la staffetta davanti agli azzurri: «Simpaticamente il loro ct mi chiese di fare cambio della medaglia con quella di quattro anni prima, non avevano ancora digerito di aver perso a casa loro».
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