Rapine a Chiavenna, baby gang sgominata: un arresto a Napoli

La banda agiva nei pressi della stazione e dei parcheggi. Contestati diversi episodi tra cui un’aggressione per sottrarre 55 euro e un orecchino. Un diciannovenne è stato bloccato dalla Polfer.

Chiavenna

Si sono svolti nei giorni scorsi gli interrogatori di garanzia dei sei giovani colpiti da misure cautelari, firmate dal giudice per le indagini preliminari di Sondrio, Antonio De Rosa, e da quello del Tribunale dei minori di Milano, per almeno quattro rapine e altre tentate ai danni di giovanissimi studenti, ma sfumate per la pronta reazione delle vittime o per l’arrivo di persone sul luogo.

La posizione più pesante è quella di Amine Loukili, 19 anni, residente a Forcola, il quale sfuggì alla cattura e raggiunse Napoli, dove venne bloccato dalla Polfer su indicazione dei carabinieri della Compagnia di Chiavenna, guidata dal tenente Aldo Leone. Era destinatario di una misura restrittiva in carcere e, una volta fermato, è stato rinchiuso nel penitenziario di Poggioreale. Nel corso di un colpo, con l’aiuto di complici minorenni, sottrasse una sola banconota dopo una chiara minaccia: «Se mi hai mentito e hai più soldi finisce male», disse afferrando per il collo il rapinato. Poi il complice prese il telefonino al derubato dicendogli: «Tranquillo che il cellulare non te lo rubiamo», ma gli toglieva la cover per controllare non ci fossero altri soldi nascosti. Altri gli episodi che gli vengono attribuiti, commessi sempre alla stazione ferroviaria di Chiavenna o nei parcheggi della stessa, come quel giorno in cui convinse un ragazzino a seguirlo ai bagni per vendergli una giacca, pubblicizzata con altri indumenti sulla sua pagina Instagram. Invece era un vero e proprio agguato. «Dammi tutti i soldi che hai, se chiami i carabinieri ti faccio ammazzare dai miei amici», le minacce. E giù botte per sottrarre 55 euro e un orecchino strappato con forza dal lobo dell’orecchio, procurandogli ferite giudicate guaribili in 25 giorni, salvo complicazioni: «Trauma facciale con frattura ossa nasali. Contusione della faccia, del cuoio capelluto e del collo», recita il referto. Era il 9 novembre 2025.

All’interrogatorio di garanzia, delegato dal giudice per le indagini preliminari di Sondrio al collega napoletano, Loukili, assistito da un legale del posto, mentre d’ufficio gli era stato assegnato il penalista Giuseppe Romualdi di Sondrio, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Al momento resta a Poggioreale.

Un altro neomaggiorenne, residente a Delebio, che era ancora minore al momento dei fatti, si trova, invece, nel carcere minorile Beccaria di Milano.

«Il mio assistito – spiega l’avvocato Aldo Bagassi, studio a Morbegno – ha risposto a tutte le domande, fornendo la sua versione dei fatti. Si tratta di un ragazzo incensurato, che studia in un istituto tecnico superiore, seguito da genitori presenti che lavorano, sono brava gente. Quando è scattato il provvedimento restrittivo a suo carico la sua condotta si era già esaurita da tempo. L’obiettivo, ora, è di strutturare un progetto educativo ad hoc». Una sedicenne di Dubino, ristretta in casa, ha risposto alle domande. «La mia cliente, studentessa alle superiori – ha aggiunto l’avvocato Filippo Bignardi di Lecco – ha fatto dichiarazioni. È assolutamente pentita di ciò che ha fatto. Lei si è trovata in mezzo al gruppo, non ha avuto una condotta attiva». Interrogati anche gli altri.

© RIPRODUZIONE RISERVATA