Livigno, inaugurato il nuovo Policlinico olimpico con tecnologie avanzate

Un investimento di 12 milioni di euro per un presidio sanitario di eccellenza, con area radiologica e ambulatori riorganizzati. Modello per la sanità del futuro.

Livigno

«Ad inizio 2025 era stato firmato un accordo fra Regione Lombardia, Comune di Livigno, Asst Niguarda e Asst Valtellina e Alto Lario per realizzare un presidio sanitario a 230 chilometri da Milano ed ora possiamo dire di avere un pezzo di Niguarda a 1816 metri di altitudine con una radiologia degna di un medio-grande ospedale metropolitano. Un orgoglio, un’autentica legacy olimpica e soprattutto una grande opportunità per la popolazione residente e turistica di Livigno e di tutta l’Alta Valtellina, per potersi sottoporre sul posto ad esami ad alta complessità. Ed apriremo come Cup queste diagnostiche a tutti coloro che vorranno beneficiarne».

A dirlo, in sede di inaugurazione del Policlinico olimpico di Livigno, del reparto radiologico nuovo di zecca e dell’area dei poliambulatori, pure riorganizzata e implementata, è stato ieri Alberto Zoli, medical care manager di Milano-Cortina 2026 per la Lombardia e direttore generale dell’Asst Niguarda.

«Abbiamo trasformato la Casa della sanità in un presidio quasi ospedaliero – ha detto Zoli –, dotandolo di spazi che sono propri di quel tipo di strutture. Abbiamo realizzato due nuovi ascensori montalettighe e un tunnel di collegamento fra l’elisuperficie e l’edificio in modo da evitare che i pazienti imbarellati transitino al freddo come erano soliti fare, abbiamo dotato il presidio di risonanza magnetica, Tac e tavolo Rx con sala d’attesa ad hoc al piano seminterrato, quindi l’area emergenza del Policlinico olimpico al piano terra, a lato del Punto di primo intervento, presidiato sempre dal personale del Niguarda, e infine l’area ambulatoriale al primo piano».

Un modello di sanità di cui va fiero anche Mario Melazzini, direttore generale Welfare di Regione Lombardia, che molto si è attivato negli anni scorsi, quando ancora era direttore operativo del Morelli, per garantire a Livigno un supporto sanitario quanto mai necessario.

«Oggi inauguriamo a Livigno un autentico modello per la sanità del futuro che verrà replicato ovunque e che ci verrà sicuramente copiato – ha detto Melazzini –. Frutto della completa integrazione fra due Asst, Niguarda e Valtellina e Alto Lario, fra i loro presidi e le loro maestranze, fra l’emergenza, la diagnostica e la specialistica ambulatoriale».

Un’operazione da 12 milioni di euro di cui Livigno, però, assolutamente necessitava, sia in ragione del suo isolamento geografico, sia a beneficio della sua popolazione, ma anche dei tantissimi turisti che la vivono durante l’anno, con picchi fino a 50mila persone.

«Ma non ci fermiamo qui – ha detto Melazzini –, perché stiamo pensando a un modo per trasportare a Livigno per la diagnostica e la specialistica anche pazienti fragili dell’Alta Valtellina che non hanno la possibilità di spostarsi da soli o qualcuno che li possa accompagnare».

Insomma, al di là dell’impegno olimpico, che è contingente e dovuto per una località che è venue di gare di freestyle ski per antonomasia, c’è tutto un pensiero dietro lo sviluppo dei servizi sanitari a Livigno di cui si aveva un gran bisogno.

Molto soddisfatta di questa realizzazione Ida Ramponi, direttore generale dell’Asst Valtellina «frutto della grande sinergia fra Regione, Niguarda e la nostra azienda», ha detto, e Monica Fumagalli, direttore generale dell’Ats della Montagna per la quale «è molto importante che la sanità pubblica torni protagonista in questa località e in tutta l’Alta Valtellina».

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