Milano Cortina 2026: «A Bormio siamo pronti»

Gioele Caravello, Event General Manager, illustra lo stato dei lavori e le sfide che attendono il paese, con un focus sull’eredità olimpica per la Valtellina

Bormio

Ai piedi della pista Stelvio i cantieri stanno terminando e lo sguardo è già proiettato al grande appuntamento olimpico. Così Bormio accelera verso la storia. Mancano ormai pochi giorni all’accensione dei riflettori di Milano Cortina 2026 e nella venue valtellinese tutto è ormai entrato nella fase decisiva. A raccontare lo stato dell’arte, le sfide e le ambizioni di un evento che promette di lasciare il segno è Gioele Caravello, event general manager per Bormio, originario di Cosio Valtellino, con una grande esperienza di lavoro nel mondo del calcio e dello sport.

A una ventina di giorni dai Giochi, com’è la situazione a Bormio?

«Le opere infrastrutturali sono completate e le strutture sono pronte. Stiamo ultimando le opere temporanee e le installazioni necessarie per l’evento. La neve è stata prodotta nelle quantità richieste e il team, che fino a poche settimane fa aveva base soprattutto a Milano, sta crescendo giorno dopo giorno qui a Bormio. Entriamo ora nella fase più operativa».

Durante i Giochi quante persone saranno coinvolte nella venue?

«Parliamo di circa mille persone solo su Bormio, tra volontari, collaboratori, dipendenti di Milano Cortina e fornitori. È una macchina complessa che si sta mettendo definitivamente in moto».

Bormio ospiterà alcune delle gare più attese. Cosa succederà nel dettaglio?

«Le squadre arriveranno nei giorni precedenti per i training ufficiali, a partire dal 4 febbraio. Il 7 febbraio avremo la discesa libera, uno dei prime event dei Giochi, probabilmente la gara simbolo delle Olimpiadi invernali. Seguiranno la combinata, il SuperG, il gigante e lo slalom. Poi ci sarà una fase di transizione importante per passare allo sci alpinismo, con le gare sprint maschile e femminile il 19 e la mixed relay il 21 febbraio, che chiuderà il programma a Bormio».

La Stelvio è abituata ai grandi eventi, ma ospitare anche lo scialpinismo rappresenta una sfida particolare?

«È la sfida più complessa che abbiamo. Siamo l’unica venue con una transizione così rapida tra due sport diversi sullo stesso campo gara. Servono adeguamenti su neve, spazi per il pubblico, reti, cablaggi, piattaforme televisive. Abbiamo un programma molto chiaro e ci stiamo preparando con grande attenzione».

Che impatto avrà un evento di questa portata su un paese di poco più di quattromila abitanti?

«È inevitabile che ci sia un impatto sulla vita quotidiana, ma le amministrazioni stanno lavorando fin dall’inizio per ridurlo al minimo e massimizzare i benefici. Anche noi, come organizzazione, stiamo facendo il possibile per tutelare il territorio e garantire un ritorno positivo oggi e negli anni futuri».

Si parla molto di legacy. Quale sarà l’eredità olimpica per Bormio e la Valtellina?

«C’è una legacy tangibile, fatta di strutture come lo Ski Stadium, l’Hospitality Lounge e soprattutto il nuovo impianto di innevamento, che consente di produrre grandi quantità di neve in tempi molto più brevi e potrà allungare la stagione turistica. Poi c’è una legacy intangibile, forse ancora più importante, legata alle competenze, alle esperienze e alla crescita delle persone, in particolare dei giovani del territorio che stanno lavorando a questo evento».

Guardando al futuro, Bormio sarà protagonista anche delle Olimpiadi Giovanili?

«Assolutamente sì. Le strutture e l’esperienza che stiamo maturando oggi saranno utilizzate anche per quell’appuntamento. È un segnale di continuità e di fiducia nel territorio».

Da valtellinese, cosa rappresenta per te lavorare a Milano Cortina 2026?

«È un grande orgoglio. Stiamo mettendo tantissima passione e sacrificando molto per consegnare un evento all’altezza. Forse la piena consapevolezza arriverà solo dopo i Giochi, ma so che farne parte, da valtellinese, avrà per me un significato speciale».

Ora è una volata finale fino al 22 febbraio?

«Esatto, ora si corre per arrivare pronti. L’obiettivo è far vivere al territorio e a chi verrà qui un’esperienza unica e indimenticabile, perché le Olimpiadi passano una volta sola e vanno vissute fino in fondo».

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