Export in calo del 7% nel Lecchese

Nel periodo gennaio-marzo 2024 la provincia ha esportato nel mondo merci per un valore di circa 1,442 miliardi di euro

Il primo trimestre di quest’anno segna una sensibile flessione nel valore delle esportazioni lecchesi in Europa e nel mondo. Nei dati diffusi ieri dall’Istat, nel periodo gennaio-marzo 2024 la provincia di Lecco ha esportato nel mondo merci per un valore di circa 1,442 miliardi di euro, contro 1,555 miliardi del primo trimestre del 2023. Un calo del 7,25% che arriva dopo un intero anno (il 2023) che dopo un secondo trimestre di leggera crescita (a 1,558 miliardi) ha segnato una flessione marcata nel terzo trimestre (1,345 miliardi), per poi risalire nel quarto trimestre (a 1,469 miliardi circa) ma senza recuperare rispetto a inizio anno.

E’ andata ancora peggio per le esportazioni in Unione Europea a 27, dove Lecco ha totalizzato nel primo trimestre 2024 esportazioni per circa 855,327 milioni di euro contro i circa 961,338 milioni del primo trimestre 2023 (-11,03%).

Sebbene a calare su base annua siano anche le importazioni (-12,67% dal mondo, -13,65% dall’Ue27) la bilancia commerciale nel primo trimestre di quest’anno si riconferma attiva con 822,168 milioni di valore nell’import dal mondo e 621 milioni di merci acquistate da Lecco in Ue27.

Nessuna crisi delle esportazioni, bensì «una flessione dovuta a una prudenza generale legata alle incertezze del quadro geopolitico». Lo afferma Paolo Galbiati, export manager lecchese e componente del Consiglio nazionale di Uniexport Manager, associazione che a metà giugno in delegazione incontrerà il presidente della Camera di Commercio di Como e Lecco, Ezio Vergani.

Secondo Galbiati a condizionare da mesi buona parte del commercio estero è l’attesa delle elezioni negli Stati Uniti, in quanto «molte aziende anche lecchesi che hanno buoni rapporti con gli Usa sono invitate ad avere rapporti commerciali con Paesi di aree geografiche amiche». Un invito ad alleanze, se non proprio a cartelli, che «mette in difficoltà, rendendole prudenti nelle scelte commerciali, le aziende che hanno rapporti con Paesi non proprio allineati in tal senso».

Con un riflesso analogo in Europa, dove «le aziende che hanno rapporti con Stati europei che appoggiano le forniture di Paesi russofoni stanno rallentando nell’interscambio perché non si vede l’orizzonte finale del conflitto fra Russia e Ucraina. Non ci sono problemi di produzione, di reperimento di materiali, di costi di materie prime o di personale. C’è un problema di osservazione dei mercati e degli andamenti. E anche per questo si sono quasi fermate le missioni all’estero delle Camere di Commercio. Non c’è dubbio – conclude Galbiati -: la geopolitica ha un ruolo nella stagnazione delle esportazioni».

Nel confronto fra i due primi trimestri, su base annua in termini percentuali l’export lecchese fa peggio rispetto al dato nazionale (-2,8%), un dato, quest’ultimo, che, spiega l’Istat, «è sintesi di dinamiche territoriali molto differenziate: si rileva una crescita marcata per le Isole (+8,9%) e relativamente più contenuta per il Sud (+4,3%), mentre il Nord-est (-2,4%) e il Nord-ovest (-3,4%) mostrano una flessione e il Centro (-10,4%) una decisa contrazione”. Circa le categorie di prodotti, sempre su base annua ad influire sul dato nazionale è anche il calo delle esportazioni della Lombardia verso Germania (-10,1%), Stati Uniti (-9,2%), Francia (-6,6%) e Paesi Bassi (-13,6%)».

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