Piccole imprese: la produzione tiene. Qualche rallentamento sugli ordini

La fotografia Gli esiti dell’indagine congiunturale di Confapi Lombardia sul secondo trimestre. Il mercato del lavoro del Lecchese e della Valtellina si mostra tra i più vivaci a livello regionale

Le aziende lavorano, anche se si intravedono già all’orizzonte le premesse di un calo che potrebbe manifestarsi in modo intenso nel prossimo autunno. È a questo che gli imprenditori guardano con grande preoccupazione, non essendoci al momento avvisaglie di una normalizzazione della situazione, tra guerra in Ucraina e rincari a tappeto.

È il quadro cristallizzato dall’indagine congiunturale sul secondo trimestre del 2022 condotta dal Centro ctudi di Confapindustria Lombardia, intervistando trecento aziende associate (quasi la metà delle quali, il 48%, appartenente al settore metalmeccanico e in 9 casi su 10 con un organico fino a 49 dipendenti).

Nei primi tre mesi di quest’anno i risultati raggiunti rappresentavano una fase generalmente positiva per le realtà del campione - con fatturato e produzione in crescita per sei associate su dieci - e aumentavano in modo leggermente meno che proporzionale gli ordini per il 55% degli intervistati. Segno che la ripresa era stata praticamente agganciata in modo pieno e che gli effetti dell’aggressione militare russa all’Ucraina non si erano ancora fatti sentire in modo consistente.

Tra aprile e giugno, però, le cose hanno iniziato a cambiare: gli ordini hanno segnato un rallentamento vistoso (aumentano per il 47% degli associati, ma per 3 su 10 si riducono) così come produzione e fatturato (in riduzione per il 25% circa delle imprese). D’altro canto, i costi della produzione – che a inizio anno crescevano per 9 intervistati su 10 – sono parsi accennare a un rallentamento.

Regge comunque l’occupazione, che per il momento non subisce il contraccolpo di una situazione sempre più complessa da affrontare per le aziende, tanto che il Governo ha accolto proprio ieri la proposta di autorizzare il ricorso alla cassa integrazione a causa del caro energia (sulla falsariga della cassa Covid del 2020): l’organico si contrae infatti in meno di un caso su 10.

Analizzando i singoli territori, le aree di Brescia e di Varese sembrano reggere fatturato e produzione, a fronte di ordinativi in crescita per più di 5 associati su 10 (e per altri 2 su 10 sono stabili). L’area di Lecco Sondrio registra invece una spinta inferiore in termini di commesse, rilevata solo da poco meno di 4 imprese su 10, mentre risultano stabili per poco più di 2 su 10.

L’occupazione resta vivace in modo maggiore per l’area di Lecco e Sondrio (24%) e Varese (20%), mentre risulta più stabile a Brescia, dove aumenta per il 14% degli intervistati.

Il tema di maggior rilievo che risalta dall’indagine riguarda le aspettative degli imprenditori sulla seconda metà dell’anno, a causa soprattutto dl caro energia. Le previsioni su prezzi e fornitura energetica sono pessime, seguite a breve distanza da quelle sui materiali. A Lecco e Sondrio, sono 4 su 10 le aziende che esprimono preoccupazione marcata in questo senso.

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