Filippo e l’ascesa al monte ventoso

Era febbraio 2007 quando Barack Obama si candidava alla più importante carica politica del mondo libero. Dopo poco più di un anno di campagna elettorale e primarie infuocate, a maggio 2008, poteva dirsi quasi certo della nomination. Quattordici mesi, poco più, per arrivarci.

Stacco. Ieri, 13 marzo, i livelli nazionali di FdI, Lega e Forza Italia hanno ufficializzato Filippo Boscagli come candidato unitario del centrodestra a Lecco. FdI l’aveva proposto già a settembre, con Carlo Piazza (Lega) che aveva aperto le danze per la propria candidatura addirittura a luglio. Totale, nove mesi. Poco meno di quanto ci abbia messo Obama per prendersi lo studio ovale. Nove mesi, peraltro, non di primarie, voti, caucus o quant’altro. Ma di puro immobilismo, dapprima a causa delle schermaglie locali, poi dei batti e ribatti sui tavoli regionali e nazionali. L’ultimo stop in ordine di tempo è stato quello imposto settimana scorsa dal leghista Massimiliano Romeo, con la tacita consapevolezza che Lecco (per inciso, unico capoluogo contendibile in Lombardia al voto il prossimo 24 maggio) fosse talmente importante da dover passare sotto le forche caudine della scelta riguardo una roccaforte come Parabiago.

Ma ormai è il passato. Il presente dice che a Filippo Boscagli (uno che, per inciso, ha tenuto in piedi quasi da solo l’opposizione in Comune a Lecco negli ultimi quindici anni) tocca ora il compito di imbastire una candidatura, un programma, una campagna, una strategia nel breve volgere di due mesi. Semplice? Ovviamente no. Possibile? Sì. Come ricordava Fabio Dodesini, creativo lecchese interpellato dal nostro giornale proprio sulle dinamiche di marketing politico alcuni giorni fa, si tratta di avere buoni budget e idee chiare. A quel punto – ma solo a quel punto – anche i tempi ridotti possono diventare terreno fertile.

Boscagli - che ha dalla sua anni di esperienza nel concreto dei temi e una non comune dose di equilibrio ed empatia - ha di fronte a sé almeno tre sfide decisive.

Anzitutto, va detto che non è ipotizzabile (e forse nemmeno conveniente) impegnarsi a compattare in settanta giorni un campo politico che ha alle spalle quindici anni di cattivi pensieri. Si tratta, al contrario, di mostrarsi sufficientemente versatile(ma non remissivo) da garantire i rispettivi margini di manovra a ciascuna comunità politica. Come una convivenza forzata: pochi punti chiave, zero spigoli, la giacchetta che resiste tenacemente agli strattoni.

Secondo. Boscagli non ha la necessità di “rubare” voti o di attingere alle altrui platee. Il centrodestra ha già nel proprio serbatoio tutti i voti che le servono per giocarsi la partita testa a testa al secondo turno. A patto di riuscire a portare tutti quanti alle urne. E qui sta il punto. Gli scontenti di Gattinoni hanno atteso per mesi un volto in grado di rappresentarli. Probabilmente ora sono demotivati dai tira e molla milanesi e romani. Boscagli ha la necessità di rianimarli, di praticare un rapido massaggio cardiaco alle ambizioni di successo di chi vota a destra. L’affluenza non mente mai. Con il 65% di votanti o giù di lì, Lecco è una città divisa a metà tra destra e sinistra. Al di sotto (come è il caso del 55% del secondo turno nel 2020), qualcuno resta a casa e i conti sballano. Lo sa bene Ciresa, al quale sei anni fa è sfuggito dalle mani un migliaio di voti.

Terza sfida, il mondo civico. Boscagli eredita un campo largo di destra nel quale le civiche sono ormai letteralmente esplose. Lo sforzo di costruire una lista civica ampia e rappresentativa (e non un semplice cartellino colorato con apposto il proprio nome) sarà decisivo. Ci sono lecchesi che intendono scegliere Boscagli (o magari esprimere un voto contro la giunta uscente) ma senza intrecciare il proprio percorso con quello dei simboli nazionali. Una civica di sfogo (sul modello di Fattore Lecco nell’altro campo), può evitare la dispersione di tanti preziosi voti moderati.

Insomma, Boscagli ha di fronte un mezzo Tourmalet. O un Mont Ventoux a giudicare dalla brezza tesa che ha tirato per mesi nel centrodestra.

Quanto fiato e gambe abbia per scalarlo, solo lui può saperlo. Il ticket con Carlo Piazza (che correrà da vicesindaco) e gli ha garantito lealtà, ha già il senso di un primo “serrate i ranghi” nel campo moderato e conservatore. Ma la salita è appena iniziata.

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