Il memorial Mauro
Tre cori in concerto
«Scuola di umanità»

Cai Sondrio Applausi e emozioni al teatro Sociale. Il presidente: «Ricordiamo il nostro precursore». Fratta: «Portano avanti i valori dell’accoglienza»

Nuovo importante tassello nella storia del Coro Cai Sondrio che al Teatro Sociale cittadino ha portato i colori armoniosi del 18° “Memorial Siro Mauro”. In evidenza sul palco l’arte antica e saggia dei muretti a secco a protezione dei vigneti dirimpettai del sole, lunghe scale dai gradini aggrediti dal muschio, e dappertutto pannocchie di granoturco “sverzate” e zucche dalle mille fogge e colori.

Rito collettivo

Quasi un rito collettivo in memoria del “cantore dei cori” della Valle, l’indimenticato Siro Mauro ricordato come “precursore ed educatore” dal presidente Aurelio Benetti che ha evidenziato il cuore emozionale del canto che unisce giovani e meno giovani in un’unica grande famiglia, «perché i cori diventano nel loro piccolo e senza grandi pretese, oltre che un mezzo espressivo fondamentale, anche una grande scuola permanente di umanità».

Molto più di una kermesse corale, il “Memorial” che accomuna il Coro Cai Sondrio con molteplici compagini di alto profilo nazionale. Sul podio c’è lui, l’autorevole anima di tutti i coristi, il maestro Michele Franzina e, sin dal primo assaggio, il programma si preannuncia ricco di sorprese. Cupa l’atmosfera di una Maremma amara e terribile tra rabbia e disperazione che si acuisce nell’allargato con grinta su una modulazione di grande forza. Un nuovo sapido morso con “la casa” di De Marzi che dipinge splendidamente la solitudine di mura dilatate all’infinito e senza luce senza colei che rischiara la vita in quel “Bella, bella, bella” che s’infervora e poi inferocisce su banda larga ispessita da un assolo intraprendente. La dedica a Siro Mauro giunge con uno scampolo di malinconia con “Nella tua nuova casa”, quella in cui ora alberga il maestro della coralità valtellinese. I toni poi si stemperano in una fluidificante narrazione attraverso “Gli occhi di Caterina” volti verso la lontana Argentina, o soltanto al miraggio ormai remoto della gaia gioventù.

A Marcella Fratta, assessore alla cultura del Comune di Sondrio il compito di evidenziare il valore dello scambio e dell’accoglienza tra i cori. Si cambia poi registro con l’entrata in scena del Coro Cai Valmalenco diretto dal Maestro Carlo Pegorari, in gilet rosso e camicia a quadroni scuri, per il classico scambio di doni tra libri, gagliardetti, cioccolateria varia ed enogastronomia valtellinese, accanto a quadri d’autore del presidente Benetti, abile artista. Si parte con “Amici miei” e poi coi “Fiori” che ci insegnano la vita con la loro fragile esistenza, per planare in volo con “L’usignolo” simbolo shakespeariano del nuovo mattino. Un vero inno alla pace con “Dateci un prato d’erba” per annegare i propri pensieri lontano dalle atrocità della guerra.

Dal lago Maggiore

Deliziosa la fiaba abruzzese del “C’erano tre sorelle” con la più bella sempre in evidenza. E si chiude con “La contrà de l’acqua ciara”, un viaggio tra le antiche vie di montagna tra lavatori pubblici e chiesette alpine. Passaggio del testimone infine al prestigioso “Coro La Rocca” di Arona con l’innesto femminile che porta tutto l’incanto del lago Maggiore.

Galvanizzante la direzione di Mariangela Mascazzini con un’insolita “Dolinta”, simbolo della libertà di tante piazze risorgimentali italiane, per dirigere l’uditorio in una esplosiva “La Montanara” ben tessuta dalla simpatica speaker del gruppo che offre infine “Carezze” a tutti con grande tenerezza, da cantare tutti insieme, abbracciati. Si chiude con “Passeremo il Rosa”, un classico del mondo alpinistico visto dall’esploratore alpinista in cima al bivacco nel cuore della notte. E a questo punto c’è solo il tempo per plaudire a questa nuova iniziativa del Cai Sondrio. Una nuova storia. Tutta da raccontare.

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