Cisl Monza Brianza Lecco: calano le vertenze, ma più soldi recuperati

L’ufficio vertenze di Cisl ha assistito oltre 3mila lavoratori nel 2025. Incremento del 10% del denaro recuperato per i lavoratori rispetto all’anno precedente.

Lecco

l 2025 si chiude con un anno intenso per l’ufficio vertenze della Cisl Monza Brianza Lecco, segnato da numeri significativi e criticità emergenti sul territorio. Questa mattina si è svolto l’incontro per fare il punto sulle attività. «L’ufficio vertenze costituisce un osservatorio privilegiato sul mercato del lavoro – ha ricordato Mirco Scaccabarozzi, segretario generale della Cisl di Lecco e Monza – La sua attività non si limita alla gestione delle vertenze, ma consente di leggere in modo diretto le criticità e le tendenze del mondo del lavoro».

Roberto Frigerio, componente di segreteria, ha evidenziato come il lavoro dello sportello sia centrale per affrontare situazioni di mancati pagamenti, licenziamenti, differenze retributive o applicazioni irregolari dei contratti. «Il nostro obiettivo è rafforzare la formazione degli operatori e garantire una rete tra i territori – ha evidenziato – per dare risposte rapide e coerenti ai lavoratori, condividendo anche i ritorni delle sentenze».

Antonio Mastroberti, responsabile dell’ufficio vertenze, è entrato nel vivo illustrando i numeri del 2025: sono stati assistiti 3.140 lavoratori, di cui 2.093 in provincia di Monza Brianza e 1.047 in provincia di Lecco, con un totale di 760 vertenze, in calo rispetto alle 1.016 del 2024, e 627 conciliazioni. Complessivamente l’ufficio ha recuperato per i lavoratori 7.211.967 euro, di cui 3,9 milioni relativi a pratiche di fallimento e 3,2 milioni per vertenze ordinarie, con un incremento di circa il 10% rispetto all’anno precedente.

«La riduzione delle vertenze però non significa che il mercato del lavoro sia più sano – ha spiegato Mastroberti – spesso i lavoratori rinunciano a fare causa per il rischio di dover pagare le spese legali della controparte o per i lunghi tempi dei tribunali: questo determina una maggiore propensione alla conciliazione». Le vertenze riguardano prevalentemente il recupero crediti, ma anche licenziamenti, straordinari non pagati, inquadramenti errati, discriminazioni, molestie e malattie professionali. In crescita sono le vertenze dei lavoratori somministrati e le richieste di riconoscimento del “tempo tuta” per chi è obbligato a indossare divise durante l’orario di lavoro. «Abbiamo ottenuto sentenze che riconoscono, per diverse decine di lavoratori, 10-15 minuti di vestizione come orario effettivo», ha aggiunto Mastroberti.

Per settore, le vertenze si concentrano soprattutto nel terziario, nella metalmeccanica, nei tessili-chimici, nell’edilizia e nei trasporti, mentre nella ristorazione si registrano ancora casi di lavoro nero o sommerso. Gli extracomunitari rappresentano circa il 20% dei lavoratori assistiti. Le dimissioni registrate nel 2025 sono state 1.123, leggermente in calo rispetto al 2024, con il 43% nella fascia 30-50 anni. «I motivi principali restano economici, ma cresce la richiesta di ambienti di lavoro più sani e conciliabili con la vita privata – ha osservato Mastroberti – il fenomeno, accentuato dopo il Covid, comporta anche un costo sociale e per le aziende, che devono adattarsi per mantenere le proprie professionalità». Infine, le procedure concorsuali hanno coinvolto 313 lavoratori, in linea con l’anno precedente, senza segnali di allarme per settori specifici.

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