Gattinoni: «Cambio di passo fatto. Gli attacchi sul traffico? Non trovano altro»

Intervista al sindaco di Lecco: «Tessera Pd? Resto un civico di Fattore Lecco. Ma il progetto dem è stato vitale. I candidati del centrodestra? Scopriremo presto se sono soltanto dei segnaposto»

Lecco

«Mi attaccano sul traffico? Forse non trovano di meglio». E sui suoi avversari elle urne, si dice «in attesa di decisioni definitive del centrodestra». Mauro Gattinoni, sindaco di Lecco, apre di fatto l’ultimo anno di mandato. Lo sguardo, ormai da mesi, è rivolto alle elezioni di questa primavera.

Sindaco, sei anni fa, o quasi, lanciava la campagna dalla piazza di Acquate. In mezzo, un bel po’ di tempo e partite sul tavolo.

Posso dire che vivo questo tempo quasi con un senso di meraviglia, come se fosse trascorso in un istante. Certo, se mi guardo indietro, vedo un mondo totalmente cambiato. Penso al Covid, ma anche alla guerra in Ucraina con la conseguente emergenza energetica. E poi il Pnrr, l’intelligenza artificiale, Trump e la geopolitica che oggi è deflagrata. Sono ovviamente mutamenti globali, ma ricadono anche nella dimensione locale. In fondo, fare il sindaco di un capoluogo significa lavorare sulle due velocità: un’esigenza puntuale e specifica della dimensione urbana e una visione progettuale dentro un mondo che cambia rapidamente.

A proposito di cambiamenti, il prevosto ha lanciato un allarme molto forte e profondo riguardo il futuro di Lecco. Il rischio di una comunità fantasma, ha detto.

Parole di una chiarezza mai vista. Fanno eco anche al discorso alla città di Milano dell’arcivescovo Mario Delpini, amareggiato dalla speculazione edilizia. Sono temi che in punta di piedi stiamo affrontando anche noi, ad esempio con la forte presenza nel Pgt di residenziale sociale e di edilizia convenzionata. Oggi i prezzi degli affitti e delle compravendite rendono inevitabilmente Lecco una città espulsiva per le giovani coppie. Del resto, è un tema che si riverbera anche sul caro affitti dei negozi. Ovvio, a questo punto, domandarsi a chi giovino queste rendite immobiliari, questi valori inarrivabili. Certamente non alla città.

Il dialogo con i privati però non è sempre facile.

Nel piano di governo mettiamo a tema il consumo del suolo, la sostenibilità urbana: temi che sono prima di tutto desideri profondi della gente. Abbiamo lanciato la sfida a progettare con qualità, magari anche derogando su qualche volumetria, ma a condizione che gli interventi abbiano una visione. Penso a via dell’Isola, dove abbiamo consentito un volume leggermente più alto, ma anche ottenuto di veder rivivere con qualità quel contesto urbano. E devo dire che la sfida è stata in gran parte accolta dai privati.

A proposito di volumi. Sul tema di Cavagna avete incassato una barricata inattesa.

Però, mi lasci dire, lì c’è una valutazione un po’ imprecisa. Vengo da Malnago e conosco ad esempio lo scempio delle villette sequestrate. Oppure credo ci possa venire riconosciuta l’opposizione strenua alla realizzazione del maxi intervento edilizio a Falghera. Lo abbiamo reso non conforme al nuovo Pgt ed è un orientamento politico chiaro. Su Cavagna il tema è semplice: c’è un principio tecnico che abbassa gli indici volumetrici per chi comunque ha comprato terreni o ha titoli per edificare, consentendo però loro di costruire con indici rialzati altrove, dove l’impatto ambientale non è così forte. Saranno sufficienti pochi minuti per far capire la nostra scelta a chi protesta.

Questo genere di vicende - penso anche alle paritarie, ai transfughi Pd dentro la nuova coalizione centrista - non vi sta alienando pezzi di città che vi avevano sostenuto e ora potrebbero non rifarlo?

In molti casi parliamo di posizionamenti puramente personali. Non credo ci siano realmente pezzi di città, ad esempio, dietro le scelte legittime dei consiglieri Fusi e Tagliaferri. Peraltro tra noi non ci sono nemmeno distanze così incolmabili. No, francamente, in questi cinque anni il dialogo mio e degli assessori con la città non è mai venuto meno. Siamo stati sempre vicino alla gente, anche nei rioni. E nelle situazioni che ha citato, credo ci vada dato atto di non averle mai fatte passare sotto silenzio, o di aver tentato di risolverle sottotraccia.

In compenso, la città attende ancora la definizione completa dei suoi avversari.

Al momento, prendo atto della candidatura di Mauro Fumagalli, con cui peraltro condividiamo pezzi di storia personale. Per quanto riguarda il centrodestra, difficile commentare. Penso e credo che tra pochi giorni si capirà se i candidati in gioco sono reali o solo segnaposti.

Si aspetta la discesa in campo di Mauro Piazza? Sarebbe un bel match.

Tre Mauro tutti in corsa insieme? (ride) Ad ogni modo, no comment.

Che campagna elettorale sarà?

Da parte mia, improntata al massimo rispetto per tutti, a patto che lo sia anche da parte del centrodestra. Sarebbe un segno di attenzione innanzitutto per i lecchesi.

Lei non ha mai preso la tessera Pd. Lo farà se dovesse vincere?

Sono e resto di Fattore Lecco. Ritengo che la dimensione civica abbia un suo senso profondo sul livello locale. Ovviamente non teorizzo dinamiche simili sul piano provinciale, regionale o nazionale. Da quel punto di vista, resto uno strenuo difensore dei partiti come luogo di sintesi e mediazione.

La domanda nasceva dal fatto che non tutti i dem gradiscono di aver lasciato il pallino del gioco a un sindaco senza tessera di partito.

Sono convintamente nel campo del centrosinistra e mi confronto quotidianamente con gli altri sindaci tesserati Pd sul territorio, e non solo. Il Pd è un pezzo fondamentale della coalizione, ha creato qualcosa di nuovo e pionieristico, dando vita a questa formula di governo della città.

Slogan ne ha già? Sei anni fa il discorso del cambio di passo era già uscito…

Arriveranno, ma no, non ancora. Certo è che il cambio di passo si è visto. Ora tocca mantenerlo, ma io sono abituato a gareggiare sulle lunghe distanze.

C’è da dire che si è ormai intuito il tema chiave della campagna elettorale del centrodestra. In questi giorni la stanno bacchettando parecchio sulla viabilità.

Vuol dire che tutto il resto va bene. Scherzi a parte, capisco le provocazioni del centrodestra, ma mi pare non diano soluzione. O vogliamo far credere ai cittadini che si risolve tutto riaprendo il ponte Vecchio? Personalmente, una volta verificata la tenuta dei flussi su questo nuovo quarto ponte (o terzo ponte e mezzo, come lo chiamo io), potrei anche prendere in considerazione di riaprirlo. Ma se mentre parliamo di Politecnico, Piccola, hub dei bus – insomma, di una città che sta mutando radicalmente flussi e numeri in ingresso – qualcuno mi risponde con il ponte Vecchio… Insomma, non mi pare che l’argomento sia sensato.

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