Cronaca / Lecco città
Giovedì 29 Gennaio 2026
L’ultimo saluto ad Aloisio Bonfanti: «Custodivi la memoria della città»
La basilica di San Nicolò gremita per l’ultimo saluto al giornalista e storico locale. Il prevosto: «La sua parola ha costruito la città, custodendo memoria e storia».
Lecco
Politici, amministratori, religiosi, colleghi giornalisti, ma soprattutto tanti, tantissimi lecchesi, ai funerali del giornalista e storico locale Aloisio Bonfanti, scomparso l’altro giorno a 86 anni. Le sue esequie sono state un grande abbraccio della città a uno dei suoi figli migliori. Un lecchese cresciuto all’ombra del campanile, che giocava all’oratorio San Luigi, ma che del campanile ha fatto un lapis per scrivere il suo amore per la città, per la sua gente, per le sue storie. Rigorosamente a mano e a mente o con la sua inconfondibile voce. Il tutto trasfuso nelle migliaia di articoli, nelle decine di libri e volumetti, scritti con il cuore più che con la penna. La moglie Ebe Poletti, la figlia Marta, lo ricorderanno sempre così: affaccendato, sempre al telefono, sempre in mezzo alla gente, la sua gente.
Aloisio Bonfanti è stato ricordato per l’ultima volta in una basilica di San Nicolò gremita di affetto e di benevolenza. Dopo la lettura del Vangelo secondo Matteo sul “nuovo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia, cadde la pioggia strariparono i fiumi soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa ma essa non cadde perché era fondata sulla roccia”, don Bortolo Uberti, prevosto di Lecco, ha avuto gioco facile nel fare un paragone tra la vita del giornalista e quella dell’uomo: «Anche lui è stato un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia e noi potremmo dire che come la Parola di Dio costruisce la nostra vita spirituale, costruisce la comunità cristiana, la Chiesa, così la parola di Aloisio ha costruito la sua casa certamente, la sua famiglia, la città sulla roccia. Su dei fondamenti forti perché Aloisio, come tanti hanno detto in questi giorni, non solo ha raccontato la città e lo ha fatto con straordinaria passione ma anche l’ha custodita nella sua memoria. È bello custodire la città. Se ciascuno di noi per il suo pezzetto custodisse con passione, con un forte senso di appartenenza, con un sincero affetto un pezzetto della nostra città sarebbe straordinario».
Ma Aloisio Bonfanti non ha fatto solo questo: «Aloisio ha costruito la città, facendo bene il suo mestiere con un profondo rigore deontologico. Lo ha fatto come uomo di parola, non solo delle parole. Un uomo di parola che ha fatto sì che questa parola potesse costruire una comunità, potesse far crescere un senso di appartenenza. Ha costruito la città perché solo chi custodisce la memoria, la storia di una città, può davvero dire che dà futuro alla città».
Il matrimonio con Ebe Poletti, durato 58 anni, il rapporto speciale con la figlia Marta, fanno parte del vissuto di Aloisio Bonfanti. Ma la sua dimensione intima, privata, è stata anche quella con i suoi lettori: «La sua parola è stata feconda – ha infatti spiegato don Bortolo Uberti - perché era una parola raccolta tra la gente, con la gente, dentro la storia della gente. L’attenzione alle persone, l’incontro con le persone questo io credo che debba essere un tratto fondamentale non solo del giornalismo di qualche tempo fa, ma debba essere anche un tratto fondamentale del giornalismo oggi».
Aloisio Bonfanti è stato tumulato al cimitero Monumentale di Lecco e lì riposa.
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