Lanci di sassi dal ponte: «Un botto e tanta paura»

Monica Migliorini, commerciante di Arcore, trova un buco nel parabrezza dopo l’impatto. «Se fosse arrivato qualche centimetro più in là, mi avrebbe potuto colpire».

Missaglia

Il botto – sordo e improvviso – le ha fatto pensare a una gomma scoppiata. «Invece ho visto un buco aperto sul parabrezza, sulla parte alta, al lato del passeggero, non ci potevo credere, mi avevano tirato qualcosa; fortunatamente ero sola in auto al volante, ma lì seduta ci sarebbe potuto essere mio figlio, o io stessa». Monica Migliorini, commerciante di Arcore (Monza), è una delle vittime dei lanci di pietre avvenuti nelle scorse settimane da un ponte ferroviario di Usmate Velate, sempre in provincia di Monza. Episodi che hanno portato i carabinieri a identificare e a segnalare all’autorità giudiziaria minorile tre ragazzini di 13 anni della provincia di Lecco, residenti con le rispettive famiglie nei comuni di Monticello Brianza, e Missaglia.

La donna ha fotografato i danni causati dal folle gesto. Immagini che ha allegato alla denuncia del fatto, inoltrata ai carabinieri. I tre ragazzini, non avendo ancora compiuto 14 anni, non sono imputabili per la legge. A rischiare, al massimo, potrebbero essere i genitori, sul fronte della responsabilità risarcitoria, anche se eventualmente andrebbe dimostrata la responsabilità in ordine al singolo episodio.

«Preferisco non commentare – dice la donna – dico solo che a una certa ora, sarebbe meglio che i ragazzini di una certa età stiano a casa». Sul fatto avvenuto nelle scorse settimane, il ricordo dello spavento rimediato è ancora molto presente: «Dopo il colpo, e dopo aver visto il vetro rotto, ho realizzato cosa poteva essere successo. Sopra l’auto, all’altezza del ponticello della ferrovia (in via San Giovanni Bosco a Usmate Velate, vicino allo stabilimento della Granarolo ndr) non ho visto nessuno. Ho immaginato che avessero lanciato qualcosa. Ma visto il tratto buio e il fatto che ero da sola, mi sono fermata più avanti lungo la strada, dove è più illuminato».

Un buco nel vetro anteriore, e il pensiero a quello che avrebbe potuto essere se il sasso fosse arrivato a bersaglio qualche centimetro più a lato: «Avevo finito di lavorare, e poi, con mio figlio ero andato al centro sportivo, dove lui si era fermato. Era tardo pomeriggio, prima serata. Fino a pochi minuti prima, lì seduto ci sarebbe potuto essere mio figlio, o io stessa, visto che anche lui ha la patente. Oppure, se fosse arrivato qualche centimetro più in là, mi avrebbe potuto colpire, avrei perso il controllo e sarei finita fuori strada, o chissà cos’altro».

I minorenni sono nati in Italia, da famiglie di origine nordafricana. Secondo quanto emerso, mentre gli adulti andavano a pregare in un centro islamico in Brianza, loro si allontanavano e facevano partire il “folle” gioco.

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