Retesalute: bilancio e prospettive per la società di servizi dei comuni brianzoli

Merate

Un bilancio in equilibrio, ma costruito con grande prudenza e con una scelta chiara: chiedere ai Comuni uno sforzo maggiore per garantire la tenuta del sistema dei servizi sociali. È questa, in estrema sintesi, la linea che emerge dal bilancio di previsione 2026 di Retesalute, approvato dall’Assemblea dei soci il 14 gennaio.

Il documento prevede per il 2026 ricavi per circa 10 milioni 962 mila euro e costi per poco meno di 10 milioni 934 mila euro, con un utile atteso di circa 24 mila euro. Un risultato volutamente contenuto, soprattutto se confrontato con il consuntivo 2024, che si era chiuso con un avanzo ben più consistente. La scelta è quella di un bilancio «stretto», senza margini ampi, orientato alla stabilità piuttosto che all’accumulo di risorse.

Il nodo centrale riguarda il contributo di funzionamento richiesto ai Comuni soci. Nel 2026 la quota capitaria passa da 5,46 a 6,04 euro per abitante, con un incremento del 10% circa, che tuttavia pesa sui bilanci comunali, in base al numero degli abitanti, dai quasi mille euro di Cremella ai quasi 9 mila di Merate. L’obiettivo dichiarato è portare la copertura dei costi generali al 76%, per poi salire all’80% nel biennio successivo. Una decisione che rende più prevedibile la spesa per gli enti locali, ma che allo stesso tempo aumenta il peso diretto sui bilanci comunali.

Sul fronte delle tariffe dei servizi, in particolare per l’assistenza educativa scolastica e domiciliare, il 2026 sarà un anno di sostanziale congelamento. Le tariffe restano invariate, nonostante in territori limitrofi siano già più alte. Una scelta di contenimento che però ha un orizzonte temporale preciso: dal settembre 2026, in caso di aumenti legati ai rinnovi contrattuali, è previsto il riconoscimento dei maggiori costi, mentre dal 2027 sono già programmati adeguamenti tariffari.

Cresce invece il capitolo del personale. Il bilancio prevede un rafforzamento dell’organico, con l’inserimento di nuove figure professionali legate anche ai progetti finanziati dal Pnrr. Il costo del personale rappresenta circa un quarto della spesa complessiva e si colloca in linea con la media delle aziende speciali del settore. Una crescita strutturale che punta a migliorare la qualità e la capacità di risposta dei servizi, ma che introduce anche costi fissi destinati a pesare nel tempo.

Proprio il Pnrr rappresenta una delle variabili più rilevanti del triennio. Il bilancio incorpora numerosi interventi e progetti finanziati con fondi straordinari, soprattutto sul fronte dell’autonomia, della disabilità e del sostegno alle fragilità. Poi con i soci bisognerà decidere come sostenere i costi di gestione dei servizi.

Nel complesso, il bilancio 2026 disegna un sistema che regge, ma che chiede ai Comuni maggiore responsabilità e che rinvia al prossimo futuro alcune scelte strutturali, a partire da quelle sulle tariffe e sul finanziamento dei servizi dopo il Pnrr.

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