Cronaca / Merate e Casatese
Lunedì 26 Gennaio 2026
Treno fantasma, in aula la testimonianza del capostazione. Rischio prescrizione
L’episodio risale all’agosto 2020, quando un treno partì senza controllo da Paderno Robbiate. A processo sei persone, tra cui dirigenti di Trenord.
Paderno d’Adda
Il “treno fantasma” era partito da solo dalla stazione di Paderno Robbiate ad agosto 2020. Aveva viaggiato per chilometri, senza nessuno a bordo che lo governasse, fino alla stazione di Carnate, in provincia di Monza, dove era stato fatto deragliare su un binario morto. Fortunatamente a bordo c’era solo un passeggero rimasto solo lievemente ferito, un nordafricano che si era addormentato sul convoglio (e che in questi anni è deceduto). A testimoniare il ricordo di quel giorno è il capostazione di Paderno, comparso come testimone nel processo in corso al tribunale di Monza.
«Quel giorno di agosto ero appena entrato in servizio quando ho visto il treno che partiva. Ho subito chiuso i passaggi a livello e ho chiamato il personale del convoglio che era nell’unico posto possibile di quella piccola stazione, il bar. Ho fatto una corsa, in 10 secondi ero sul posto e ho allertato il macchinista e il capotreno, hanno rincorso il treno e uno è anche caduto e si è fatto male». Il processo per disastro ferroviario colposo vede imputati il macchinista e il capotreno. Oltre a questi due (Mauro Zorzan e Massimiliano Torre) sono coinvolti anche due membri della squadra manutentiva (Francesco Cirillo e Livio Romano), accusati di non aver sottoposto a revisione l’impianto frenante, nonché due dirigenti di Trenord, Giorgio Colombo (direttore della Manutenzione) e Giancarlo Devichic (responsabile del Deposito locomotive Milano Fiorenza). Per Colombo e Devichic l’accusa è di «frode in processo penale e depistaggio» poiché, «intuita la causa del guasto, al fine di ostacolare le indagini sul disastro ferroviario», avrebbero fatto «rimuovere» e poi avrebbero «occultato» i pezzi malfunzionanti del sistema frenante. Anche il processo, tuttavia, viaggia su un binario morto, poiché il rischio prescrizione del procedimento è molto concreto. L’inchiesta che ha subito molti rallentamenti, a partire dalle complicazioni del periodo Covid, e dalle lungaggini per la complessità degli accertamenti tecnici richiesti in fase di indagine.
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