Spaccio nei boschi della super, a processo la «banda dei bambini»

Un testimone ha raccontato in tribunale come avveniva lo smercio di droga tra Bosisio e Garbagnate Monastero, ad opera di un gruppo di marocchini.

«Ai tempi compravo droga nei boschi della Valassina. C’era un gruppo che era una vera e propria “squadra di spaccio”. Si erano dati un nome: “i bambini”. Una banda, erano tutti marocchini». La testimonianza di un giovane di origine nordafricana, ascoltato ieri in aula di tribunale per riferire in un processo per traffico di droga a carico di due pusher magrebini, ha offerto uno spaccato sulla realtà dei trafficanti di droga attivi nelle aree boschive della provincia, in questo caso quelle a sud del capoluogo, attraversate dalla Statale 36. I fatti contestati fanno riferimento a una vecchia indagine condotta dalla Squadra Mobile, che nel 2019, con l’esecuzione di una serie di provvedimenti di fermo, aveva smantellato alcuni gruppi attivi tra i boschi dell’oggionese, fra i comuni di Bosisio, Costa Masnaga, Molteno e Garbagnate Monastero.

Una delle tante attività che avevano consentito di ricostruire numerosi episodi di cessione di droga, soprattutto cocaina, ma anche eroina, tra il 2018 e il 2019, alla vigilia dell’arrivo del Covid.

Nel seguito processuale della vicenda, una dozzina di imputati avevano patteggiato la pena con verdetti da uno a tre anni di reclusione. Si trattava soprattutto di casi più marginali, nei quali venivano contestate le cessioni di quantità irrisorie. Altri imputati, invece, erano risultati irreperibili, e per loro il procedimento era stato sospeso. Due imputati, anche loro di nazionalità marocchina, erano stati invece rinviati a giudizio: si tratta di un componente della banda dei «bambini», e un altro uomo estraneo al gruppo, detto invece «lupo».

Oggi, davanti al giudice Bianca Maria Bianchi, sono passati una serie di testimoni, soprattutto ex acquirenti dei nordafricani. Uno di loro, tossicodipendente detenuto per altre vicende, ha detto di ricordare che tutti gli spacciatori si davano un soprannome e amavano dare un nome anche alla banda. «C’erano questi che si facevano chiamare i “bambini”; io acquistavo da loro, 20 euro per la coca, o 10 per l’eroina, erano dosi minime. I nomi in codice li davamo in arabo, bianca e nera, a seconda che fosse coca o eroina. Li contattavo prima per telefono e andavo circa 3 volte a settimana; quando non avevo soldi facevo a loro dei piccoli favori per avere la dose».

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