Cronaca / Sondrio e cintura
Giovedì 11 Dicembre 2025
Aprica, coniugi morti: rinviato a giudizio il figlio sessantenne
L’uomo dovrà comparire davanti alla Corte d’Assise. L’avvocato aveva richiesto il non luogo a procedere rifacendosi alla perizia medico legale
Aprica
Si è svolta questa mattina - ed è durata circa un’ora e mezza - l’udienza preliminare a Palazzo di giustizia di Sondrio per il caso dei coniugi novantenni di origine veronese morti ad Aprica il 12 aprile di un anno fa.
La donna, Anna Maria Squarza, fu trovata senza vita nella camera matrimoniale del trilocale di via Europa mentre il marito, Giorgio Monticelli, accanto alla moglie deceduta da più settimane, era nel letto in grave stato di denutrizione, e spirò una settimana dopo in ospedale e in seguito all’amputazione di una gamba colpita da cancrena.
Nel corso dell’udienza preliminare il pm Chiara Costagliola, titolare dell’inchiesta e che fra pochissimi giorni lascerà la Valtellina avendo ottenuto il trasferimento alla Procura di Milano, ha chiesto al gup (giudice delle udienze preliminari), Fabio Giorgi, il rinvio a giudizio del figlio sessantenne della coppia, Antonio, per due reati: abbandono di persona incapace con l’aggravante del decesso e occultamento di cadavere.
L’avvocato dell’imputato, Manuela Mauro con studio professionale a Sondrio, ha invece sollecitato il non luogo a procedere, rifacendosi agli esiti della perizia medico legale disposta dal magistrato Costagliola ed eseguita dal dottor Mario Lanfranconi di Lecco, affiancato dal consulente di parte Claudio Marcassoli di Sondrio. Lanfranconi, medico psichiatra, nella sua relazione aveva parlato della “capacità grandemente scemata dell’imputato al momento dei fatti”. In sostanza, Antonio Monticelli sarebbe stato incapace di intendere e volere.
Ma il giudice Giorgi, invece, ha accolto la richiesta del pm decidendo, pertanto, per il rinvio a giudizio dell’uomo che dovrà comparire davanti alla Corte d’Assise.
«Il giudice - spiega il legale Manuela Mauro - ha fissato in via preliminare l’udienza del prossimo 18 dicembre per la formazione del fascicolo dibattimentale e in questa data verrà indicata quella successiva per l’inizio dell’Assise, la cui Corte è composta da nove membri popolari e due togati. E, pertanto, bisogna formarla. Il giorno del via io come avvocato presenterò i vari documenti, prima ancora la lista dei testi che chiederò vengano ascoltati in aula durante il processo».
L’avvocato Mauro, inoltre, avanzerà richiesta di rifacimento di una sua perizia di parte, il cui incarico sarà affidato al consulente di fiducia, lo psichiatra sondriese Claudio Marcassoli, che in precedenza, durante le fasi dell’inchiesta, aveva provveduto a nominare per affiancare nel lavoro peritale il medico legale scelto dalla Procura, ossia il lecchese Lanfranconi. E siccome fra una manciata di giorni il pm Costagliola lascerà il Palazzo di giustizia del capoluogo valtellinese, dopo una permanenza di alcuni anni, il procuratore provvederà alla sua sostituzione come rappresentante della pubblica accusa indicando un altro pm, oppure prendendosi in carico lui stesso questo impegnativo compito.
Intanto Antonio Monticelli, ieri non comparso in aula, continua a svolgere la sua vita in tranquillità, da uomo totalmente libero, trascorrendo gran parte del tempo nel paese turistico di Aprica, sempre nell’appartamento della grossa casa di via Roma, dove conviveva con gli anziani genitori. Quel giorno di aprile di un anno fa a chiedere l’intervento dei carabinieri della locale caserma furono i vicini di casa, allarmati per il forte odore che proveniva dal trilocale. La televisione accesa, la porta non era chiusa a chiave, il maresciallo dopo avere suonato più volte senza ricevere alcuna risposta, entrò: dopo pochi minuti avvenne la macabra scoperta. Il corpo dell’anziana era steso sul letto in avanzato stato di decomposizione, il marito incapace di parlare, il figlio in salotto. «Papà non voleva che chiamassi qualcuno», disse ai militari dell’Arma.
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