Cronaca / Tirano e Alta valle
Mercoledì 14 Gennaio 2026
Olimpiadi, Bormio si prepara: «Previste anche diecimila persone al giorno»
Bonfà (Bormio Tourism): «Numeri importanti, stiamo preparando parcheggi e percorsi pedonali. In paese c’è fermento, la pista Stelvio è pronta e il territorio che guarda oltre il 2026»
Bormio
Manca meno di un mese all’accensione del fuoco olimpico e a Bormio il conto alla rovescia non è solo una questione di calendario. È un’attesa carica di aspettative, lavoro e consapevolezza. La pista Stelvio si prepara a diventare palcoscenico mondiale, il paese affina l’organizzazione e il territorio guarda già oltre febbraio 2026. Ne abbiamo parlato con Matteo Bonfà, presidente di Bormio Tourism, ospite della trasmissione «Una Valle Olimpica», in onda su Unica Tv – canale 75.
Partiamo dall’attualità. La stagione sciistica è iniziata da oltre un mese: che bilancio si può tracciare di questo primo periodo?
Possiamo dire che il mese di dicembre è andato molto bene. Abbiamo registrato un +2% rispetto allo scorso anno, considerando sia l’occupazione sia il ricavo medio per camera. Nel periodo natalizio c’è stata una lieve flessione sulle presenze, compensata però da un aumento delle tariffe. Nel complesso l’avvio della stagione invernale, fino all’Epifania, è stato positivo sotto tutti i punti di vista.
Non era scontato, considerando un inverno «speciale» come questo, alle porte dei Giochi.
È vero, all’inizio qualche cliente storico era preoccupato: timori legati ai cantieri, alla viabilità, alla piena apertura delle piste. I fatti però ci hanno dato ragione. Le opere realizzate, come le nuove rotonde, hanno migliorato il traffico e gli investimenti sull’innevamento programmato si sono rivelati decisivi in una stagione povera di neve naturale. Siamo riusciti a garantire lo sci dai 3.000 metri fino a valle.
Intanto la macchina olimpica è ormai partita.
Sì, la preparazione sportiva è entrata nel vivo. Da giovedì 8 gennaio la pista Stelvio è progressivamente dedicata all’allestimento del campo gara, con la stesura della neve e il montaggio delle reti. Dal punto di vista tecnico Bormio è una certezza, forte di trent’anni di Coppa del Mondo. La vera novità è la gestione della sicurezza, completamente diversa rispetto alle competizioni tradizionali, su cui stiamo lavorando a stretto contatto con Fondazione Milano Cortina.
Che clima si respira in paese?
C’è grande fermento. Si percepisce che questo evento è diverso da tutto il resto. Arriveranno atleti e delegazioni da Paesi che raramente vediamo sulle nostre piste. Gli operatori si sono preparati, anche dal punto di vista linguistico, per accogliere al meglio un pubblico internazionale.
Sette giorni di gara, sei medaglie d’oro e una gestione complessa anche della viabilità.
Le gare andranno dal 7 febbraio in poi. I pass di accesso saranno richiesti solo nei giorni di gara e dureranno per tutto il periodo. Ci saranno categorie diverse, dai residenti ai lavoratori, fino ai proprietari di seconde case. È un sistema pensato per garantire sicurezza e fluidità, senza bloccare la vita quotidiana del paese.
Quante persone sono attese?
Le stime parlano di circa 30mila presenze complessive. Facendo una suddivisione con i giorni di gara, potrebbero esserci anche 10mila persone nei singoli giorni di gara. Numeri importanti, ma ci stiamo lavorando, con la gestione dei parcheggi e anche con i percorsi pedonali.
Guardando oltre l’evento, qual è la vera eredità olimpica?
Le infrastrutture sono fondamentali, ma la legacy più importante è immateriale. È la capacità di lavorare insieme come territorio. Stiamo costruendo questo spirito per essere pronti al dopo Olimpiade. Le esperienze internazionali ci dicono che l’impatto turistico può essere molto rilevante, ma solo se si è in grado di offrire qualità e continuità.
A livello personale, cosa significa lavorare per un’Olimpiade?
È una grande responsabilità e un grande orgoglio. La Fondazione gestisce la zona rossa, ma tutto ciò che ruota attorno all’evento è merito del territorio: albergatori, operatori turistici, mondo sportivo, scuole di sci. Se riusciremo a lasciare questa consapevolezza, allora avremo davvero vinto la nostra Olimpiade.
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