Democrazie in crisi, l’Europa deve reagire

Ultimamente le democrazie non godono di grandi apprezzamenti. Si dice che è un regime lento, macchinoso, pieno di lacci e lacciuoli che impediscono decisioni efficaci. Già Platone aveva sollevato non poche perplessità su questo tipo di governo. Non simpatizzava molto per la democrazia ma aveva visto i tiranni all’opera e si era reso conto che erano molto peggio. E forse non avrebbe disprezzato la frase di Winston Churchill: “La democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte le altre forme sperimentate fino ad ora”. Essa, infatti, permettendo a tutti di far sentire la propria voce consente a tutti di difendere le proprie ragioni. Certo, si può creare un po’ di confusione, ma poi si possono trovare soluzioni come un bilanciamento di poteri che garantisca tutti da eventuali abusi o errori: guerre, decisioni economiche improvvide, autoritarismi.

La storia dimostra che la democrazia è sempre esposta al rischio di degenerare, se è vero che anche il nostro tempo è contrassegnato da una fase di regressione democratica a livello mondiale. Il Democracy report 2025 del V-Dem Institute, che monitora l’evoluzione dei regimi politici a livello globale, segnala che soltanto il 28 per cento della popolazione mondiale vive oggi in Paesi classificati come democratici. Nella nostra epoca il rischio maggiore che corrono le democrazie è quello della “tirannia della maggioranza”, identificato due secoli fa da Tocqueville nel suo libro “La democrazia in America”, dove la competizione democratica si risolve in un gioco in cui chi vince prende tutto. E’ una concezione di democrazia che confonde la “volontà della maggioranza” con la “volontà popolare”.

Le democrazie sono organismi fragili come hanno dimostrato i totalitarismi del XX secolo con gli orrori delle guerre mondiali. Esse vanno custodite e difese. Perciò, le democrazie nate o rinate nel secondo dopo-guerra, tra cui la nostra, sono regolamentate in Costituzioni rigide che pongono limiti al potere, affermando l’inviolabilità dei diritti della persona e la separazione dei poteri. Infatti, già l’art. 16 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 (rivoluzione francese) affermava: “Ogni società in cui la garanzia dei diritti non è assicurata, né la separazione dei poteri determinata, non ha Costituzione”. In una democrazia completa, come la nostra, anche il popolo non ha la sovranità assoluta. L’art. 1 della nostra Costituzione recita: “La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Allo scopo di assicurare il rispetto di tali limiti sono state istituite le Corti Costituzionali, che sono custodi della Costituzione e della democrazia.

Non è un caso che nella nostra epoca il declino della democrazia sia determinato spesso da un indebolimento del Corti Costituzionali e degli altri organi di controllo. In molti Paesi esse sono state bersaglio di campagne di delegittimazione e di riforme volte a ridurne l’indipendenza, a controllarne la composizione, a limitarne le competenze. In Europa sono emblematici i casi della Polonia e dell’Ungheria. In assenza di limiti e controlli del potere, quest’ultimo si trasforma in dominio, violenza, sopraffazione.

Da almeno dieci anni ci si interroga sulla decadenza della democrazia e sulla fine dell’Occidente, inteso come luogo di valori democratici e liberali, e sull’emergere di nuovi regimi autoritari e del populismo. Le guerre in corso ci riguardano da vicino e non basta ripetere di non volerle, come non basta non volere nemici per non averne. L’Occidente è ormai circondato di nemici sul piano militare e su quello culturale. L’Europa, il continente più vecchio ma più saggio non può più assistere passivamente e attendere gli eventi. Deve unirsi maggiormente per difendere la propria sicurezza e indipendenza. Ormai si è visto che non può più contare sull’intervento dell’America e della Nato, considerata da Trump “una tigre di carta”, dalla quale vorrebbe uscire, o dell’ONU, paralizzato dai veti, mentre il Sud globale è egemonizzato da due tirannie (Russia e Cina). Come ci hanno spiegato Mario Draghi e Enrico Letta nei loro rapporti all’Ue o ci uniamo davvero diventando una potenza o spariremo nell’impotenza.

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