Gli stermini Sono uguali Ma alcuni Anche di più

Secondo l’autorevole “Time” - non un giornalonzolo locale qualsiasi - che cita alcuni alti funzionari del ministero della Salute di Teheran, nei due giorni di proteste in Iran l’8 e il 9 gennaio scorso sarebbero state uccise 30mila persone.

Trentamila morti ammazzati in 48 ore è un’ottima performance. Davvero efficienti, questi pasdaran, niente da dire - ci sono gli estremi per un premio di produzione a fine anno - al punto da far impallidire l’esercito israeliano, quello del genocidio, tanto per intenderci, che per far fuori 70mila palestinesi ci ha messo due anni. Oltretutto, 25mila erano pure terroristi e combattenti, quindi “solo” 45mila civili. Non è più l’Idf di una volta, evidentemente. Ma gli iraniani hanno fatto meglio anche delle agguerrite milizie di Hamas, che il 7 ottobre avevano pur messo a verbale uno score dignitosissimo: 1.200 killerati in una sola mattina. Cool. Certo, robetta rispetto ai sei milioni di ebrei sterminati dai nazisti in tre anni. Ma si sa, Hitler è un po’ come l’Alpe d’Huez al Tour de France. Fuori categoria.

E quindi: 30mila morti civili in due giorni in Iran, 45mila morti civili in due anni a Gaza. Non c’è gara, onestamente. E sappiamo tutti che quei 30mila erano tutti ragazzi, studenti, oppositori politici, gente che protestava contro il regime teocratico e patriarcale, gente che chiedeva la libertà. Eppure su Gaza (tragedia mostruosa, sia chiaro) sono state fatte centinaia di prime pagine, migliaia di talk show, milioni di post sui social, miliardi di piazzate, di gazebate, di sfilate, di sbandierate e di Flotille anti imperialiste, anti sioniste, anti colonialiste. E si è andati avanti per mesi e mesi e mesi. Senza requie, senza pace, senza pietà. Quando invece è uscita la notizia del “Time”, pochi giorni fa, assordanti silenzi, cespugli rotolanti nel deserto, fuggi fuggi generale di indignati, intellettuali e intellettualesse: uno si è distratto, l’altro dorme, un terzo fischietta, un quarto pensa, ponza e si gratta la pera, l’ultimo è fuori stanza. Morale: un articoletto qua, un commentino là, un mini servizio televisivo giù, un timido reel su e, insomma, chi sa se è vero e vatti a fidare dei giornali e dove li avranno presi questi dati, ma ti pare possibile che gli ayatollah, personcine tutto sommato a modo, siano così matti da sparare sulla loro gente, sono stime avvolte nella nebbia e sarà propaganda trumpiana e sarà contro informazione e qui vogliono buttare tutto in caciara mentre ben altri sono i problemi veri, signora mia. E alla fine, diciamocela tutta mentre aspettiamo l’aperitivo, ma chissenefrega dell’Iran?

Su Gaza no. Anche lì non era possibile verificare in modo indipendente eventi e numeri, anche lì i giornalisti stranieri non potevano entrare nel paese, anche lì c’era l’ostruzionismo delle parti in causa, anche lì c’era il blocco di Internet, e lì oltretutto c’era pure la mancata divisione tra civili e terroristi mischiati tra i civili e che usavano i civili come scudo umano eccetera eccetera. Eppure in tutti quei mesi di informazione planetaria le dichiarazioni rilasciate dai ministeri guidati da Hamas sono state pubblicate nel giro di pochi minuti integralmente e senza alcuna verifica “terza” su tutti i media mondiali. Affermazioni senza virgolette, senza controllo, senza contesto, dai bambini morti di fame ai bambini morti di freddo ai bambini morti che poi si è scoperto che erano miliziani adulti. Niente. Il dato entrava nel flusso informativo come verità nuda, cruda, immediata, non contestabile, apodittica. Moralmente vincolante. Eticamente riprovevole.

Ripetiamo, per evitare che a un lettore distratto sfugga il tema. Noi abbiamo preso per buoni, senza alcun controllo, i dati forniti da Hamas. Noi abbiamo preso per oro colato i dati di Hamas, abbiamo ritenuto fonte autorevole i criminali, delinquenti, tagliagole, sterminatori di civili, quelli che hanno squartato le donne incinte e tagliato la testa ai bambini nelle culle, quelli che hanno stuprato, seviziato, smembrato e incendiato i corpi delle donne inermi nei kibbutz. Hamas parlava e noi pecoroni forforosi dei media a dire: beh, se lo dice Hamas - che in fondo sono i nuovi partigiani, d’accordo? - sarà vero. D’altronde, sarà mica colpa sua se quelli sono luridi ebrei?

E quindi torniamo al punto. Premesso che a Gaza è avvenuto un macello inaccettabile e che l’esercito israeliano si è macchiato di gravissimi crimini di guerra - chiaro? - perché i dati forniti da una democrazia come Israele - perché Israele è una democrazia, giusto? - sono stati valutati falsi a prescindere e quelli di una teocrazia dittatoriale, criminale e genocida come Hamas veri a prescindere? Perché abbiamo sentito mille volte, anche sulla Bbc, frasi tipo questa: “Più di 25mila persone sono state uccise a Gaza dall’inizio dell’offensiva israeliana, afferma il ministero della Salute”, e cioè sempre i criminali di Hamas di cui sopra? E perché le immagini di Gaza fornite da Hamas erano sempre vere e quelle che arrivavano da Tel Aviv sempre false e quelle che arrivano ora da Teheran chi lo sa? Che razza di giornalismo cialtrone è quello di cui stiamo parlando? Perché ragioniamo sempre a tesi, da queste parti, perché pieghiamo i fatti sempre e comunque secondo il verso che ci impone il mainstream straccione secondo il quale quello che accade non è importante, l’importante è che sia sempre tutta colpa di Israele e degli Stati Uniti, insomma - vero displuvio esistenziale - che sia tutta colpa dello schifoso Occidente? Che c’è che non va nei 30mila morti iraniani? Che cosa hanno di meno quei giovani e quei ragazzi rispetto ai giovani e ai ragazzi palestinesi? Cosa gli manca? Perché sono così cheap? Qual è il loro handicap mediatico? Perché per l’Iran non si indigna nessuno, manifestano in quattro gatti e sui giornali si preferisce dibattere sul film di Melania, sugli occhiali di Macron o su Putin che è tanto umano perché non bombarda Kiev quando fa troppo freddo?

Contare i morti, dalla notte dei tempi, è un esercizio terribile. Ma il dramma non è contare i morti. È decidere quali meritino di essere contati sul serio. Ditelo ai flotilleros.

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