I monopoli fragili e quelli indistruttibili

La decisione degli Emirati Arabi di uscire dall’Opec (il cartello che riunisce alcuni tra i maggiori produttori di petrolio: dall’Arabia Saudita al Kuwait, dall’Iran al Venezuela) è certo un successo dell’amministrazione Trump e, soprattutto, un segnale importante sul fronte delle difficoltà energetiche.

La leadership emiratina ha già annunciato che in tal modo punta a proteggere meglio i propri interessi, abbandonando i vincoli che ogni membro del cartello deve rispettare. C’è da attendersi che la produzione di petrolio crescerà, a beneficio del prezzo.

Quanti studiano le dinamiche di mercato non sono sorpresi, poiché ogni istituzione volta a limitare la concorrenza attraverso accordi multilaterali va incontro a molte difficoltà: bisogna fissare quote di produzione che tutti ritengano eque e poi è egualmente necessario che si controlli il rispetto di tali regole da parte di tutti. Entrambi gli obiettivi non sono facili da raggiungere.

Bisogna quindi ritenere poco pericolosi monopoli e oligopoli? Niente affatto. È però opportuno distinguere tra i meccanismi di strozzatura del mercato emergenti dal basso (come nel caso dell’Opec) e quelli, invece, imposti dall’alto. In pagine fondamentali – che molti anni fa hanno comportato la conversione di Javier Milei alle tesi liberali – uno studioso come Murray Rothbard ha distinto tra i monopoli «economici», che risultano da attività legittime (innovazione, acquisizione di altre aziende, liberi accordi, ecc.), e quelli «legali», che invece sono imposti dalla legge.

In altre parole, se la distribuzione della posta è monopolizzata da pochi soggetti solo perché si sono accordati tra loro, i prezzi possono alzarsi in modo limitato, dato che un cartello che esageri nell’alzare il prezzo attirerà altri capitali in quel settore.

Le stesse iniziative dell’Opec, nei decenni scorsi, spinsero molti a investire nell’energia nucleare.

La situazione è assai diversa, invece, se vi sono norme che affidino a una sola impresa, pubblica o privata, il compito ad esempio di recapitare pacchi e ostacolino la libera iniziativa di altre imprese.

Mentre i cartelli e i monopoli economici sono fragili, quelli legali sono tanto solidi quanto nefasti.

Purtroppo da decenni la politica sembra molto più focalizzata sui primi che non sui secondi. Dall’istruzione alla previdenza, dai tassisti ai notai (solo per fare qualche esempio), la società italiana è ingessata non già dalla malvagità di imprenditori che stipulano tra loro patti più o meno segreti: se il libero mercato è quasi ovunque compresso, a vantaggio di soggetti protetti, è a causa di una fitta regolazione che spesso viene presentata come uno strumento a tutela del pubblico, anche se nei fatti agisce a suo danno.

La lezione che dunque ci proviene dalla defezione degli Emirati Arabi dall’Opec (dopo che in anni recenti se n’erano già andati Qatar, Ecuador e Angola) è che in assenza di una regolazione imposta per via autoritaria, alla fine la concorrenza si impone.

Quando invece siamo vittime di corporazioni e/o imprese che non devono competere con nessuno perché tutelate dalla legge, quelle catene sono assai più resistenti e da esse è difficile liberarsi.

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