I sovranisti che credono alle favole di trump

Come in tutte le crisi internazionali, anche l’operazione militare americana che ha condotto alla cattura del dittatore venezuelano Maduro, rilancia un tema più volte dibattuto: la democrazia può essere esportata? Preliminarmente occorre precisare che le elezioni, da sole, non sono sufficienti a rendere democratico un paese che risulti privo di un adeguato equilibrio tra istituzioni, cultura politica e consenso sociale.

In quest’ottica, difendere i valori democratici non significa imporli, ma creare le condizioni perché possano emergere dall’interno del corpo sociale. La vera sfida, pertanto, non è esportare la democrazia nel mondo, ma creare i presupposti perché ogni popolo possa costruirla da sé, tenuto conto che le costituzioni sono l’espressione dell’ethos e del senso di appartenenza di una comunità. Questa premessa risulta necessaria per poter formulare un giudizio sulla cattura di Nicolás Maduro che non risulti inficiata da incrostazioni ideologiche. La destituzione del despota venezuelano non può essere letta come piace agli apologeti di Trump i quali utilizzano le comprensibili manifestazioni di giubilo del popolo venezuelano per sostenere la legittimità di una operazione che faciliterebbe la creazione di un ordinamento democratico. Nulla di più menzognero e di più mistificante per le ragioni appena enunciate: i sistemi democratici non sono replicabili, né intercambiabili, né esportabili. Ma c’è altro.

Secondo i dati del “Democracy Index 2024”, oltre metà della popolazione mondiale vive in sistemi democratici imperfetti, ibridi o autoritari. Risulta, pertanto, lecito chiedersi in base a quale criterio si dovrebbe individuare il paese meritevole di un “sostegno” finalizzato al rovesciamento di un regime autoritario. Si tratta di un quesito a cui risulta impossibile fornire una risposta univoca perché la priorità dell’intervento in un paese, anziché in un altro, postula la necessità di disporre di prove inequivocabili in tema di repressione e di violazione di diritti: terreno sicuramente scivoloso, vera e propria “probatio diabolica”. Occorre, pertanto, riconoscere che, sul piano del diritto internazionale, non esistono criteri plausibili per giustificare la cattura di Maduro che, oltre a costituire una grave violazione dell’ “immunità personale” di un Capo di Stato, si pone in contrasto con l’art. 2 della Carta delle Nazioni Unite che vieta l’attacco ad uno Stato sovrano con l’uso della forza armata. Sul piano squisitamente giuridico, non sussistono, quindi, ragioni che possano legittimare un’azione di polizia internazionale che risulta eversivo e in conflitto con lo spirito delle istituzioni multilaterali.

Risulta chiaro, pertanto, che le vere, uniche ragioni che hanno ispirato il golpe di Trump sono esclusivamente di natura economica tant’è che in questi giorni sia il presidente Usa che il suo entourage continuano a magnificare i vantaggi di cui potrà beneficiare l’economia americana. Inutile nasconderlo, le sorti del popolo venezuelano rappresentano una questione già derubricata che non interessa al tycoon americano il quale, come Vladimir Putin, si comporta come un pericoloso incendiario che si diverte stolidamente ad appiccare il fuoco al mondo. Dopo il Venezuela, che possiede le più grandi riserve di greggio del mondo, l’agenda di Trump prevede ora l’annessione della Groenlandia che dovrà rassegnarsi ad essere acquistata o, in alternativa, conquistata in ragione della sua immensa ricchezza di terre rare di cui l’economia Usa ha urgente bisogno. Tuttavia, in questo caso, Trump non potrà utilizzare la retorica della lotta al terrorismo e al narcotraffico a cui i sovranisti europei, con devoto servilismo, hanno finto di credere. A proposito di sovranisti: davanti al ritorno della vecchia “dottrina Monroe”, che autorizza gli Usa a violare la sovranità degli Stati, quali favole intendono raccontare per sostenere la loro ostinata, dissennata difesa del caudillo americano? Una cosa è certa: il vecchio ordine internazionale è saltato per sempre, prima per mano di Putin e, ora, di Trump. Volontà di potenza contro principio di giustizia, logica imperiale contro diritto internazionale: siamo davanti a due visioni antitetiche e inconciliabili che, piaccia o no, obbligano i governi europei ad una scelta. È finito il tempo dei trucchi, delle doppiezze e delle ipocrisie.

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