“Nella mente c’è tanta voglia di lei,” cantavano i Pooh. E tra i pensieri di tanti esponenti e simpatizzanti della Lega si fa sempre più strada una “nostalgia canaglia” del Carroccio che è stato: quello che voleva rappresentare le istanze del Nord, cavalcare la questione settentrionale anche e soprattutto in contrapposizione con Roma, ineludibilmente ladrona che si teneva e sperperava le ricche tasse versate dai territori più produttivi, spogliandoli delle loro ricchezze. Era il movimento inventato da Umberto Bossi, il “barbaro” sempre con la spada a bordo fodero, pronto a brandirla al cospetto dei politici centralisti, annunciando un giorno la secessione, l’altro la devolution (il modello autonomista della Scozia), l’altro il federalismo, quando l’Umberto era in fase moderata. Alla fine quella montagna, nonostante la conquista del potere in parecchie Regioni del Nord e la partecipazione a due governi di centrodestra guidati dal Cavaliere Silvio Berlusconi, ha partorito un “topolino”: un federalismo fiscale molto annacquato che, oltre a moltiplicare i centri di spesa, è ben lungi dagli obiettivi che si era predisposta la Lega .
Paradossalmente ha fatto di più il centrosinistra, con la riforma del titolo V della Costituzione varata da un governo Amato in zona Cesarini che ha aumentato poteri e risorse delle Regioni. Enti che, peraltro, secondo Gianfranco Miglio, professore e ideologo della prima Lega Nord, avrebbero dovuto essere abolite o quantomeno accorpate in tre grandi unità distinte: Nord, Centro e Sud perché la base del federalismo doveva essere quella comunale.
A margine rimane ancora da far partire la riforma per l’autonomia che assegnerebbe, sempre alle Regioni, ulteriori competenze esclusive. Insomma, ben poco rispetto a quanto si proponeva il movimento bossiano. Forse per questo la nostalgia continua a crescere e si è anche concretizzata con la nascita del Patto per il Nord, una forza nata in Lombardia e guidata dall’ex ministro leghista Roberto Castelli, ma anche con l’idea di rimodulare la Lega ispirandosi alla Cdu tedesca con la sua costola bavarese Csu: idea perseguita da Luca Zaia, ex presidente del Veneto poco in sintonia con la linea politica di Salvini e ancor meno con quella del nuovo vice segretario, il generale Roberto Vannacci. È dei giorni scorsi la notizia, riportata dal quotidiano La Stampa, di un incontro tra Guido Guidesi, assessore leghista alle Attività produttive della Regione Lombardia e il sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, anch’egli esponente del Carroccio.
I due avrebbero parlato di un crescente esigenza che si starebbe facendo strada tra gli amministratori locali del movimento, per cui quest’ultimo tornasse a occuparsi con maggiore attenzione alle questioni del territorio.
Guidesi è uno dei possibili successori di Attilio Fontana alla presidenza della Lombardia ,se questa carica resterà appannaggio della Lega. Fabbri è il primo sindaco non di centrosinistra nella città emiliana. Si tratta di esponenti di primo piano. Vedremo se la dirigenza del movimento, in primis Matteo Salvini, deciderà di prendere questa strada, anche se finora ha sempre mostrato una certa insofferenza di fronte a queste istanze che sembrano però crescere all’interno della Lega. Continuare a ignorarle, in prospettiva, potrebbe essere rischioso, non tanto per la leadership del Capitano, difficile da mettere in discussione vista la tipologia del movimento, quanto in termini di consenso, che, stando ai sondaggi, non mostra segnali eclatanti di crescita. E peraltro la “questione Settentrionale” è tutt’altro che risolta.
@angelini_f
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