L’angelo meloni e la politica grottesca

Nell’epoca che stiamo attraversando la realtà, a volte, supera quasi la fantasia. Anche se quest’ultima è piuttosto datata.

Flashback: in una “Canzonissima” dell’epoca in cui la tv era in bianco e nero e c’era solo la Rai, era andato in onda uno sketch che parafrasava una canzone di Fausto Leali, con Ugo Tognazzi e Gianni Agus. Il primo con la faccia dipinta di nerofumo interpretava un uomo di colore (la definizione dell’epoca pre “politically correct” era un’altra), il secondo un pittore che stava dipingendo degli angeli su un altare.

“Piddore”, diceva Tognazzi all’iracondo artista “tra questi angeli dipingine uno nero”, ricevendo risoluti e seccati rifiuti. Alla fine, il questuante esibiva una lettera in cui l’onorevole Giulio Andreotti invitava Agus a tenere conto della richiesta che veniva giocoforza esaudita, con tanto di sberleffo finale da parte del beneficiato.

Anzi la mano chi, leggendo questo ricordo, non ha pensato all’angelo della basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma con i tratti somatici dell’attuale presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Sgombriamo subito il campo: sicuramente, in questo caso, l’artista che ha restaurato la parete non ha agito sulla scorta di una raccomandazione. Ma le analogie con la scenetta sopra descritta sono parecchie. E ci dicono che comunque, il potere si insinua ovunque. Perché, qualunque sia stata la ratio, non può essere casuale la scelta del soggetto a cui ispirarsi per il restauro. Con ogni probabilità ha voluto essere un omaggio o una sorta di “captatio benevolentiae” nei confronti della lady più potente d’Italia. Un caso simile si ritrova nel film premiato con l’Oscar, “Mediterraneo”, dove un ufficiale italiano con la passione per l’arte su un’isola greca occupata nella Seconda guerra mondiale, restaura l’affresco di una chiesa con i volti dei suoi commilitoni.

Oppure si tratta di una trovata pubblicitaria che ha subito sortito gli effetti: c’è la coda per vedere il premier angelico. Lei, ovviamente, si è schernita: “Non sono un angelo”, ha detto. Del resto, se lo fosse come dice una canzone di Lucio Dalla, dovrebbe andare a cantarle chiare ai russi e soprattutto agli americani (figuriamoci...)

Adesso però la questione è un’altra e chiama in causa la par condicio. Serve un angelo che ritragga anche Elly Schlein, magari uno dei quelli caduti negli inferi del Pd, un altro con le fattezze di Salvini (viene in mente qualcosa di più improbabile?), un terzo con quelle di Tajani (qui già ci siamo, vista la bonomia del soggetto) e un cherubino modello Conte. Con Renzi sarebbe dura perché il suo agire non può che essere visto come demoniaco. Del resto come potrebbe essere altrimenti ,vista la sua abilità a far cadere governi, nonostante le percentuali da prefisso telefonico del suo partito? Anche Giorgia è avvisata: le sue ali angeliche sono a costante rischio. Del resto, tanto per dire una cosa scontata, a rimettere in piedi l’Italia e non solo forse non basterebbe un miracolo e comunque tirarsi dalla propria parte gli angeli con le loro conoscenze potrebbe essere utile.

Se volete però, per non farsi mancare nulla, c’è anche qualcosa di più grottesco: il ventilato partito che unisca Mario Adinolfi, il generale Roberto Vannacci e Fabrizio Corona, definito da Adinolfi medesimo il garante dei valori tradizionali della società, della televisione e, soprattutto, della famiglia. Linea allo studio.

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