La violenza nella società non dipende dal fatto che manchino leggi per contrastarla. Ma dal fatto che la società è violenta. E la società è violenta perché è l’essere umano a esserlo.
È una constatazione banale che si basa su una mera conoscenza della storia, di quella italiana nel caso specifico, e chiunque la possegga sa perfettamente che le violenze di piazza di oggi, ma anche quelle contro le singole persone, sono infinitamente più rare e meno gravi rispetto agli anni della contestazione, giusto per fare un esempio. E che quindi chiunque, dopo il terribile, scioccante pestaggio di un poliziotto a Torino da parte dei criminali dei centri sociali, evochi il terrorismo, le Br, l’eversione neocomunista dice una colossale stupidaggine.
Ma il livello culturale della destra italiana, si sa, fatica a raggiungere quello di uno studente di terza media, così come invece il suo tasso di demagogia è da master ad Harvard, e infatti è tutto un ululare e uno sbraitare e un concionare e uno scarmigliare e un indignarsi indignatamente indignati e qui ci vuole la legge marziale e qui ci vuole l’esercito e qui ci vuole il coprifuoco e qui ci vuole un giro di vite e qui ci vogliono i metal detector a scuola perché, signora mia, si rende conto che i ragazzi del giorno d’oggi vanno in giro con i coltelli? Che certo è un grave problema, davvero, ma, signora mia, si rende conto che negli anni Settanta, invece, i ragazzi andavano a spasso con le molotov, le pistole e i mitra?
Quanti magistrati sono stati uccisi dai nuovi terroristi in questi ultimi mesi e anni? E quanti carabinieri? E quanti poliziotti? E quanti commissari sono stati killerati sotto casa? E quanti giornalisti? E quanti professori universitari ed esperti di diritto del lavoro? E quanti dirigenti d’azienda sono stati gambizzati? E quante bombe sono state fatte esplodere nelle banche o sui treni o nelle stazioni ferroviarie? E quanti roghi di Primavalle? E quanti presidenti di partito sono stati rapiti e uccisi? Ci dite il numero, il numero preciso, per cortesia? E quanti terroristi rossi e neri sono stati arrestati? E quante colonne Walter Alasia e quante colonne Mara Cagol sono state individuate? E quanti brigatisti e quanti nappisti sono fuggiti in Francia o in Sud America? Può bastare o dobbiamo andare avanti?
Ora, se la destra di cui sopra avesse mai aperto un libro in vita sua, oltre al solito Tolkien di cui blatera a ogni piè sospinto, e si fosse soprattutto tenuta alla larga dalle fiaschetterie, e su questo c’è fortemente da dubitare, saprebbe che negli anni in cui la democrazia italiana ha rischiato veramente di crollare, Berlinguer e Almirante, non gli scappati di casa di oggi, hanno sempre tenuto un filo diretto di comunicazione, perché sapevano di avere la bestia in casa e di avere nei loro paraggi i compagni che sbagliano e i camerati che sbagliano. E non li coccolavano. E saprebbe pure che i terrorismi sono stati sconfitti senza bisogno di leggi straordinarie, ma grazie all’applicazione del mero Stato di diritto. E se la destra di cui sopra non fosse preda del suo analfabetismo funzionale saprebbe che una severa punizione per chi picchia un poliziotto è già prevista dal Codice Zanardelli del 1890 (Zanardelli chi?) e che le aggressioni alle forze dell’ordine sono già sanzionate in modo esemplare pure dal Codice Rocco del 1930 (Rocco chi? l’allenatore del grande Milan?), che essendo, come direbbe Fantozzi, un ministro leggerissimamente fascista era inflessibile sulle violenze contro i militari.
Questo tanto per dire che invocare nuove leggi, leggi speciali, leggi ad hoc a ogni atto, anche grave, anche molto grave, tipo quello causato dai delinquenti di Askatasuna, è inutile e si rivela per quello che è: una scorciatoia demagogica per far credere al popolo bue che ci si trovi sull’orlo della rivoluzione proletaria, dell’esproprio della proprietà privata, delle esecuzioni sommarie e che sia quindi inevitabile la restrizione della libertà di chi manifesta e di chi protesta - in maniera legittima - in piazza. E di qui la restrizione della libera esposizione pubblica del proprio pensiero, di destra o di sinistra che sia, sfregio inaccettabile in qualsiasi democrazia liberale.
Ridicola demagogia di destra alla quale si oppone una contraria e opposta - e quindi identica - ridicola demagogia di sinistra. Così abbiamo in campo due ridicolissimi schieramenti secondo i quali o i poliziotti hanno sempre ragione a prescindere, anche quando i miliziani dell’Ice sparano alla nuca a manifestanti inermi a Minneapolis, oppure i manifestanti hanno sempre ragione a prescindere, anche quando i criminali di Askatasuna prendono a martellate un agente. Questo è il livello. Questo è il livello della nostra politica. Questo è il livello dei nostri politici. Questo è il nostro livello, quindi. Perché questi qui li abbiamo eletti noi.
E poi, non paghi dello spessore da Asilo Mariuccia del dibattito, ecco arrivare, inesorabile, la richiesta imperiosa di prendere le distanze dal fattaccio. Ma che distanze deve prendere un poliziotto serio e professionale da uno sgherro dell’Ice che spara sulla folla? Lui che c’entra? E che distanze deve prendere un pacifico manifestante che non ha fatto male a una mosca da un mascalzone incappucciato che spranga la polizia? Che c’entra pure lui? Cos’è questa chiamata di correo universale? Cos’è questo ricatto morale di prendere le distanze da una cosa che non hai fatto e che non condividi? È una roba da ridere, se non ci fosse da piangere. È come continuare a chiedere alla Meloni di prendere le distanze dal fascismo. Se anche lo dicesse, non basterebbe mai, perché non ne avrebbe mai preso abbastanza le distanze e ogni volta dovrebbe farlo ancora di più, come se lei fosse direttamente responsabile del delitto Matteotti, delle leggi antiebraiche e della ritirata di Russia.
Ma tant’è, in Italia solo la sinistra flotillera sa essere più cialtrona della destra manettara. E per capirlo non ci vuole alcun acume particolare, purtroppo. Basta guardarle all’opera nel Bagaglino della politichetta romana, la cosiddetta destra e la cosiddetta sinistra, prendere i pop corn e farsi due risate.
@DiegoMinonzio
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