Historia magistra vitae, dicevano i Romani. Il passato lontano può offrire qualche chiave di lettura per il presente, a proposito delle vicende che interessano i rapporti tra gli Stati Uniti d’America e l’Europa nel quadro della Nato.
La Nato, in quanto alleanza difensiva tra nazioni, non è priva di precedenti storici. Al tempo dei Romani ne venne costituita una comparabile, detta foedus Cassianum o Lega Latina, che, alla luce degli ultimi eventi, vale la pena oggi ricordare.
Nel 493 a.C., dopo una serie di rapporti altalenanti all’interno del Lazio di allora, Roma e tutte le città-stato latine strinsero un patto, il cui contenuto è stato tramandato dallo storico Dionigi di Alicarnasso con queste parole: «Ci sia pace reciproca tra i Romani e le città latine, finché il cielo e la terra abbiano la medesima posizione. Né essi combattano tra loro, né conducano nemici da altre nazioni, né a chi porta guerra offrano strade sicure, aiutino con ogni mezzo chi di loro è coinvolto in una guerra, entrambi abbiano parti uguali delle prede e del bottino fatto a danno dei nemici comuni... A questi patti non sarà lecito aggiungere o togliere alcunché se non ciò su cui consentano Romani e Latini tutti».
Il trattato prevedeva, esattamente come il Patto Atlantico siglato nel 1949 a Washington tra Stati Uniti d’America, Canada e 10 Stati europei (cui se ne sono aggiunti nel frattempo altri venti), l’obbligo di difesa comune in caso di aggressione.
Anche in quel lontano accordo vi era una potenza, Roma, che si impegnava a proteggere comunità politiche più piccole, come, sia pur con proporzioni maggiori, gli Stati Uniti sono oggi la potenza militare che tutela gli altri Stati della Nato, tutti molto più deboli e meno estesi.
Ciò che nel tempo accadde fu questo: Roma pian piano accrebbe la propria supremazia nella regione, iniziò a vietare ai Latini una politica estera indipendente, diede avvio a un’opera di colonizzazione fuori dal Lazio, concesse la sua cittadinanza ad alcune comunità etrusche in modo da rafforzarsi e ingrandirsi, e infine stipulò in totale autonomia un trattato con la potente Cartagine, che si trovava dall’altra parte del mare, su un altro continente. Le accresciute dimensioni del territorio romano, che già nel 390 a.C. avevano raggiunto i 1.500 km2, mentre le comunità latine erano rimaste poco più che villaggi, dimostrano che non si era rispettata un’equa distribuzione delle conquiste.
I Latini, uniti tra loro, cercarono di raggiungere nuovi accordi con Roma, ma non fu possibile. Gli eventi precipitarono e nel 340 a.C. scoppiò una guerra che in soli due anni Roma vinse contro i Latini, conquistando ampi territori del Lazio e riducendo ulteriormente l’autonomia delle comunità satelliti.
Conoscendo questa storia, i fatti che stanno avvenendo nel mondo suscitano alcune riflessioni.
Il Presidente americano Donald Trump sta ribadendo in questi giorni che intenderebbe annettere, anche ricorrendo a un’invasione militare, la Groenlandia, che è un territorio europeo appartenente alla Danimarca, che a sua volta partecipa all’alleanza atlantica. Qualche similitudine c’è. Anche il foedus Cassianum doveva durare «finché il cielo e la terra abbiano la medesima posizione», eppure si sciolse con una guerra tra la potenza egemone e gli altri Stati partecipanti. Nella geopolitica nulla è stabile. Allora vale la pena domandarsi se anche la Nato sia sul punto di collassare.
Prendiamo un’altra prospettiva. L’Ucraina non è un membro della Nato e però fa parte geograficamente del continente europeo. Quando nel febbraio 2022 la Russia di Putin l’invase per scopi di conquista territoriale (pur mascherati da vari pretesti), gli Stati europei sostennero, come tuttora sostengono, economicamente e con armamenti l’Ucraina. In questo furono aiutati dagli Stati Uniti, allora guidati da Joe Biden. Tale reazione avvenne, benché ciò non sia stato dichiarato eplicitamente, anche in nome dell’alleanza atlantica, con lo scopo di tutelare l’Europa contro eventuali attacchi futuri della Russia nei confronti di Paesi della Nato.
Il presidente Trump, tuttavia, come si sa, dopo la sua entrata in carica il 20 gennaio 2025 per il suo secondo mandato, mutò rapidamente la postura statunitense. Dapprima, nel febbraio 2025, inviò il suo vice J.D. Vance alla conferenza di Monaco ad affermare che gli Stati europei avrebbero dovuto in futuro pensare da soli alla propria difesa. E alla fine di quello stesso mese ricevette nello Studio Ovale della Casa Bianca il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in un incontro non proprio edificante, trasmesso in diretta televisiva. Contemporaneamente iniziò a manifestare l’interesse degli Stati Uniti alla conquista della Groenlandia, e da due giorni le sue dichiarazioni in tal senso sono ricominciate in modo più intenso.
La parabola storica evocata suggerisce allora un monito più ampio, che va al di là delle contingenze dell’attualità. Le alleanze asimmetriche, fondate su un equilibrio iniziale solo apparente e sorrette in realtà dalla preminenza di una potenza egemone, sono strutturalmente fragili: esse durano finché coincidono interessi strategici, percezioni del rischio e volontà politica, ma tendono a dissolversi quando tali elementi divergono.
Al di là delle formule solenni dei trattati e degli impegni giuridici astratti, la stabilità delle alleanze tra popoli è garantita essenzialmente dalla concreta convergenza degli obiettivi e dalla reciproca fiducia tra i partner. Se questa viene meno, l’alleanza si svuota dall’interno, trasformandosi in una costruzione formale priva di reale forza coesiva.
La storia romana insegna che, in simili circostanze, il passaggio dalla cooperazione al conflitto può essere rapido e irreversibile. Questo non ci induce a concludere che il crollo della Nato inevitabile, ma ci indica che nessuna alleanza, nemmeno la più potente, può considerarsi al riparo dal logoramento quando l’egemonia si emancipa dal consenso e la solidarietà si riduce a mero strumento di convenienza.
Guardando il planisfero, possiamo concludere che la Nato ancora esiste, ma sembra diventata ormai un gigante dai piedi di argilla.
© RIPRODUZIONE RISERVATA