Carlotta Proietti e Enzo Iacchetti a Valmadrera con “Buongiorno ministro”: «Una commedia folle e scoppiettante»

Appuntamento venerdì 8 maggio all’Artesfera. L’attrice, figlia di Gigi Proietti, racconta il rapporto con il padre, il peso e il privilegio di essere “figlia d’arte” e il desiderio di trovare una voce tutta sua tra teatro, musica e regia.

Valmadrera

Un ministro sull’orlo di una crisi di nervi e una povera venditrice porta a porta, capitata per caso. La divertente commedia “Buongiorno ministro”, dello scrittore spagnolo Jordi Galceràn, arriverà all’Artesfera di Valmadrera venerdì 8 maggio alle 21 (biglietti a partire da 23 euro). In scena, insieme all’inossidabile Enzo Iacchetti, ci sarà Carlotta Proietti, figlia dell’indimenticato Gigi.

Attori si nasce o si diventa?

Non lo so, è difficile rispondere, è qualcosa che non mi sono mai chiesta. Un conto è il mestiere dell’attore, un altro il talento. Il mestiere direi comunque che si può imparare, quindi penso che entrambe le cose siano possibili.

Lei ha mai avuto un “piano B” oltre a questo?

Io non nasco attrice, i primi tempi non volevo fare questo, studiavo al DAMS e la mie passioni erano la musica e la regia. Direi che un “piano B” fuori dall’ambito artistico non l’ho mai avuto, anche se ho sempre pensato che, se la mia vita fosse andata diversamente, mi sarei immaginata in una piccola libreria indipendente.

I suoi genitori sono stati contenti delle sue scelte?

Contenti quando ho approcciato il mondo della recitazione, meno entusiasti del percorso musicale, anche perché l’ambito discografico non è semplice e neanche accogliente. Io mi iscrissi a una piccola accademia, “Il cantiere teatrale”, più che altro per sciogliermi mentre cantavo. Quando mio padre lo scoprì fu felicissimo, mi ha sempre sostenuto.

Cosa le ha insegnato suo padre?

I miei genitori sono sempre stati molto aperti, mai costruiti, anche nel modo ironico di essere critici. Mio padre dentro casa non si distingueva dall’attore, era tutt’uno col suo lavoro... direi quasi un’ossessione, ma con un’accezione positiva. Il teatro era una presenza costante nei nostri discorsi in famiglia e questa cosa me la porto dietro ancora. Mio sorella è scenografa e costumista, abbiamo ereditato il privilegio e il peso di avere una società di produzione, quindi è un continuo confrontarsi.

Ci racconta in poche parole “Buongiorno ministro?”

È la vicenda di un ministro che viene travolto da uno scandalo e, vedendo la sua carriera compromessa, vuole farla finita. Al culmine della follia, decide di provare una cosa mai fatta prima, chiamando una prostituta. In realtà arriverà una semplice venditrice porta a porta di cianfrusaglie. Da quel momento in poi succederanno cose folli.

Oltre a recitare, ha anche prodotto lo spettacolo. Come mai ha scelto questo testo?

Io ne leggo tanti prima di capire in che direzione andare, il più delle volte rimango delusa. Questa invece è una commedia pura, con una scrittura che dona a ogni personaggio la sua profondità.

Com’è lavorare con Enzo Iacchetti?

Enzo mi ha stupito per la sua semplicità, noi non ci conoscevamo prima e io l’ho sempre accostato al mondo televisivo, non sapevo venisse dal teatro. Mi ha sorpreso la sua generosità, è bravo e si è subito innamorato del progetto. Questo ruolo sembra fatto apposta per lui, è molto credibile.

Ha dei sogni nel cassetto?

Direi almeno due. Sicuramente il poter produrre un progetto in cui faccio la regia, ma non ho ancora individuato il testo. Poi mi piacerebbe uno spettacolo in cui sono sola in scena, uno spettacolo musicale. Mio padre veniva da quel percorso e ha provato a spingermi in quella direzione ma io sto ancora cercando un mio linguaggio.

Una specie di teatro canzone?

Non saprei se è la definizione giusta, so solo che vorrei unire i miei talenti ed essere libera di fare quello che mi pare sul palco. Questa idea viene da mio padre e dalla scuola di “A me gli occhi”, ma non vorrei cadere nella trappola della figlia d’arte.

Essere figli d’arte è un vantaggio o uno problema?

Direi cinquanta e cinquanta. Io ho imparato dividere lo sguardo esterno dalla sincerità con me stessa: o si fa pace col potenziale giudizio o si cambia mestiere. Alla base di tutto c’è la sincerità. Raramente sono stata attaccata, penso che il nostro lavoro sia un po’ artigiano, quindi è quasi naturale proseguire nello stesso mestiere del genitore.

Vuole fare un invito al pubblico lecchese?

Consiglio di venire perché Enzo Iacchetti in questa veste è molto divertente e tutti meritiamo un paio d’ore leggere in cui possiamo non pensare a nulla. La storia è scoppiettante, vi invito a farvi sbalordire.

© RIPRODUZIONE RISERVATA