Cultura e Spettacoli / Lecco città
Sabato 09 Maggio 2026
Lo “Stabat Mater” di Haydn emoziona San Nicolò: applausi per Accademia Corale e Soli d’Archi Ensemble
Grande partecipazione nella Basilica di San Nicolò a Lecco per l’esecuzione dello “Stabat Mater” di Franz Joseph Haydn diretta dal maestro Antonio Scaioli. Protagonisti l’Accademia Corale di Lecco, i Soli d’Archi Ensemble e quattro solisti
Lecco
Un’affollata Basilica San Nicolò di Lecco ha salutato lo “Stabat Mater” di Franz Joseph Haydn che l’Accademia Corale di Lecco, con l’orchestra Soli d’Archi Ensemble, quattro voci soliste e la direzione del maestro Antonio Scaioli, ha portato per la prima volta nella nostra città dopo un percorso che ha visto ben due momenti di coinvolgimento del pubblico: un incontro di approfondimento culturale e una prova aperta. Ed è proprio su questi elementi di novità che, in apertura di serata, il presidente dell’Accademia Raffaele Riva ha richiamato l’attenzione sottolineando come questa modalità di lavoro caratterizzerà anche in futuro il rapporto tra l’Accademia Corale e la città di Lecco.
L’esperto musicale Carlo Centemeri ha invece fornito al pubblico alcune coordinate d’ascolto sottolineando come il giovane Haydn abbia realizzato nel 1767 un capolavoro ancora oggi eseguito, pur nato come composizione da utilizzare per la tradizione del Venerdì Santo presso la corte Esterházy dove lavorava.
Poi, la musica di Haydn ha invaso la Basilica trasportandoci nel dramma del dolore straziante di una madre, Maria, per la morte del proprio figlio, Gesù; peraltro una morte violenta, non naturale, una morte causata dall’uomo. E il dolore di una madre si fa dolore di tutte le madri, il dolore individuale si fa dolore di tutta l’umanità.
Il maestro Scaioli, con sicurezza e con la solita attenzione per i particolari, ne ha proposto un’esecuzione e un’interpretazione accorate che, salvaguardando l’eleganza che caratterizza la musica di Haydn, hanno saputo coinvolgere il pubblico e rendere credibile il testo di Jacopone da Todi. Soprattutto è stato abile nell’equilibrare il suono tra le voci e l’orchestra che non è mai risultata invadente e che, anzi, ha accompagnato, sottolineato e amplificato ogni frase e ogni parola.
In tutto questo è stato aiutato da un’orchestra flessibile, da un coro che ha espresso una vocalità curata e, soprattutto, da quattro bravi solisti che hanno saputo farsi carico del ruolo ben preciso affidato loro da Haydn, con il basso Diego Maffezzoni che ha sottolineato con determinazione i momenti drammatici, il soprano Paola Molinari che ha cesellato quelli più lirici e dolci, il contralto Marta Fumagalli che ha messo anima in quelli più patetici, il tenore Alessandro Vianelli che con voce nitida ha fatto rivivere quelli espressivi e tragici. Peccato che l’acustica dispersiva della Basilica non aiuti voci e suoni.
In un momento storico come quello che stiamo vivendo tra immagini e notizie quotidiane di morte e distruzioni, l’ascolto dal vivo dello “Stabat Mater” di Haydn, che con il suo Gloria finale passa dal dolore alla speranza, sollecita qualche riflessione sulla differenza tra la morte di Gesù sulla croce e quella di migliaia di persone vittime della guerra. Pur essendo entrambe morti causate dall’uomo, quella causata dalle guerre si traduce in odio e in altre guerre, mentre il sacrificio di Gesù, inteso come atto d’amore e di perdono, si traduce in salvezza.
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