Cultura e Spettacoli / Sondrio e cintura
Mercoledì 11 Febbraio 2026
Sondrio: un San Valentino speciale con Van De Sfroos al Sociale
Tappa in città per il tour del cantautore laghée che rilegge nuovi e vecchi successi con la Folkestra
Sondrio
Un San Valentino diverso, fatto di parole che scavano e musica che veste le emozioni. Davide Van De Sfroos torna a Sondrio e lo fa in uno dei luoghi simbolo della città, il Teatro Sociale, sabato 14 febbraio. Un ritorno che non è mai routine, perché ogni passaggio in Valtellina per il cantautore laghée ha il sapore di un’origine che continua a parlare al presente. In vista del concerto, Davide Van De Sfroos è stato ospite di Unica Focus Talk Show, dove è nata una chiacchierata intensa, tra memoria, sperimentazione e radici.
Torni ancora una volta a Sondrio. Che effetto fa rimettere piede, anzi voce, al Teatro Sociale?
«Non è mai una sorpresa, ma ogni volta è un’emozione nuova. La Valtellina per me non è solo un luogo dove suonare, è una terra dove tutto ha cominciato a prendere forma, dalle prime canzoni alle prime esperienze live. È un affetto vero, profondo, che non ha nulla a che fare con la piaggeria. È una valle che mi sento dentro e che ho cercato spesso di raccontare anche nominando luoghi precisi nelle canzoni».
Questa volta arrivi con uno spettacolo particolare e con la “Folkestra”. Di cosa si tratta?
«È un connubio tra la nostra anima folk e strumenti classici, da camera. Accanto alla band c’è una sorta di orchestra leggera, con viola, violino, violoncello, fiati. Un vestito nuovo per canzoni vecchie e meno vecchie. Gli arrangiamenti del violinista Angapiemage Galiano Persico danno ai brani un respiro diverso, senza tradirne lo spirito. Anzi, spesso lo amplificano».
Cosa ti ha spinto a sperimentare questa strada?
«Nei teatri senti sempre il bisogno di proporre qualcosa di nuovo. Non avendo un disco appena uscito, abbiamo scelto di reinventare il repertorio. Alcuni brani, per la loro struttura, sembravano chiedere da tempo un’orchestrazione più ampia. È stato come aprire una porta che era lì da anni».
C’è una canzone che ti ha sorpreso più delle altre in questa nuova veste?
«Quasi tutte, ma penso a “Breva e Tivan”. Con l’orchestra è diventata tridimensionale, come una colonna sonora. Non perde l’intimità, ma ti porta dentro il lago, dentro quella tempesta metaforica. È stata una sorpresa enorme anche per me».
Come ha reagito il tuo pubblico alle prime date?
«Con grande apertura e fiducia. Molti sono ascoltatori che mi seguono da anni, conoscono ogni piega delle canzoni. Sapevo che avrebbero apprezzato un’operazione elegante, rispettosa. Venire a un concerto oggi significa fare chilometri, spendere tempo e soldi: è un atto di fiducia che va ripagato offrendo qualcosa di vero».
A Sondrio ci sarà spazio per brani legati in modo speciale alla Valtellina?
«Certo. Quando suoniamo in Valtellina ci sono canzoni che non possono mancare. “Il minatore di Frontale” è una bandiera, racconta un lavoro e una comunità invisibile ma fondamentale. Ho incontrato minatori veri, ho visto cosa quella canzone ha significato per loro. Ogni volta che la canto qui ha un peso diverso, più profondo».
L’appuntamento è fissato: sabato 14 febbraio, Teatro Sociale di Sondrio. Davide Van De Sfroos e la Folkestra promettono una serata capace di unire memoria e immaginazione, radici e nuove visioni. Un concerto che, ancora una volta, parla la lingua profonda della valle.
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