Fantic Motor, storia di un’azienda che ha fatto storia

L’azienda fondata nel 1968 a Barzago ha segnato un’epoca, diventando un simbolo del Made in Italy grazie a modelli iconici come il Caballero.

Barzago

Barzago. Tutto comincia alla fine degli anni Sessanta. Mario Agrati, fresco di laurea, entra nell’azienda di famiglia, la Agrati-Garelli, e viene mandato negli Stati Uniti. Un’esperienza che si rivela decisiva: il mercato americano è difficile, ma proprio lì emergono nuovi segnali. «Gli americani vogliono prodotti loro – racconta il dott. Agrati – ma in quegli anni iniziano a diffondersi i piccoli mezzi da usare nei parchi e nei giardini e vengono messi anche sugli yacht». Sono le minimoto, ancora poco considerate in Italia ma già promettenti oltreoceano.

Al ritorno Mario Agrati propone l’idea in azienda, ma viene respinta: troppo piccola per una realtà abituata ai grandi numeri. È a quel punto che nasce la svolta. Insieme a Henry Keppel, olandese, ma già ben inserito nel tessuto Agrati Garelli, Mario Agrati decide di mettersi in proprio. Nel 1968, a Barzago, prende forma la Fantic Motor. Il nome nasce quasi per caso, ispirato a una marca di sigarette e alla parola “Fantastic”, ma dietro c’è un progetto molto concreto: produrre minibike per il mercato americano e aprire una nuova strada nel mondo delle due ruote.

Il primo modello scende dalle linee produttive il 2 maggio 1968. Da lì inizia una crescita rapida, sostenuta con una visione precisa: puntare su prodotti accessibili ma innovativi e di piccola cilindrata, i veicoli ricreativi. La vera intuizione arriva con il Caballero, un ciclomotore da fuoristrada prodotto in serie e venduto a un prezzo fino al 50% inferiore rispetto alla concorrenza. Un successo immediato, che segna il passaggio dalla fase pionieristica a quella industriale. La Fantic non si limita a seguire il mercato: lo anticipa. Lo dimostra la scelta di investire sull’enduro, allora chiamato “regolarità”, e poi sul trial, quando le normative ambientali iniziano a limitare l’uso delle moto fuoristrada tradizionali. Anche qui la differenza la fa l’ingegno: cilindrate più piccole, soluzioni tecniche innovative e una produzione efficiente permettono all’azienda di competere con i grandi marchi europei.

I risultati arrivano presto. In pochi anni la Fantic conquista il mercato e le competizioni. «Quando siamo usciti con il Caballero è stato abbastanza facile», ricorda il dott. Agrati. E anche nelle gare la musica non cambia: dalle competizioni di regolarità fino al trial, il marchio brianzolo riesce a imporsi contro concorrenti ben più strutturati. Emblematico il successo all’Isola d’Elba, dove una Fantic 125 riesce a battere moto di cilindrata ben superiore vincendo la classifica assoluta.

Il picco arriva con numeri importanti: fino a 36 mila moto vendute in un anno. Un risultato ottenuto con una struttura relativamente piccola ma estremamente efficiente. «Avevamo 150 persone – prosegue Mario Agrati nel suo racconto – ma facevano un grande lavoro come se fossimo molti di più». Un’organizzazione snella, capace di adattarsi rapidamente e di innovare continuamente.

Non mancano nemmeno scelte pionieristiche sul fronte ambientale: impianti di depurazione delle acque, riutilizzo delle risorse e attenzione alla sicurezza sul lavoro. Temi oggi centrali, ma che all’epoca erano tutt’altro che scontati.

Come spesso accade, però, anche le storie di successo conoscono una fase discendente. Investimenti sbagliati e l’aumento del costo del denaro mettono in difficoltà l’azienda, fino a portare alla crisi e alla chiusura definitiva nel 1988. Ma il bilancio resta positivo. «I momenti più belli sono legati ai prodotti, alle gare e soprattutto alle persone», dice Agrati, ricordando una comunità fatta di collaboratori, piloti e importatori diventati amici, ma anche di operai capaci di produrre grandi numeri che oggi farebbero impallidire le aziende produttrici di moto.

Tra tutti i modelli, quello a cui sono più legato resta il primo Caballero 50, simbolo di un’epoca e di un’intuizione vincente. Oggi, guardando quello che resta dello stabilimento di Barzago, Mario Agrati non prova nostalgia ma orgoglio, perché quella della Fantic Motor non è solo una storia industriale, ma un pezzo di quel boom italiano che ha saputo trasformare idee semplici in successi globali, un’azienda già avanti dieci anni rispetto alla concorrenza e a delle scelte che hanno davvero cambiato il modo di costruire le moto, ma anche interpretazioni che molti disapprovavano ma che alla fine erano idee geniali come il Chopper 50 o 125, il Trial 50, tutti i modelli del Caballero da 50 a 125 e poi quei modelli che, fatti quasi quarant’anni fa, sarebbero ancora oggi molto attuali. Di quella azienda sulle colline brianzole c’è rimasto davvero poco perché la fabbrica è stata venduta per altre realtà industriali e della vecchia Fantic Motor di via Parini è rimasta solo la palazzina che era adibita a uffici. Ma il marchio Fantic Motor, proprio quello di Barzago, continua ad avere un grande mercato non solo in Italia ma anche all’estero.

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