Economia / Sondrio e cintura
Lunedì 02 Marzo 2026
Lavorare in Comune non attrae: in Valle è emergenza personale
Occupazione. In Lombardia, dipendenti dimezzati nei prossimi sette anni. Il problema si aggrava nelle aree montane andando ad incidere sui servizi.
Sondrio
Nei prossimi sette anni i Comuni della Lombardia vedranno dimezzato il proprio personale. Un problema serio, strutturale e non contingente, come ha avvertito il presidente di Anci Lombardia Mauro Guerra intervenendo nella sala consiliare di Palazzo Muzio a Sondrio, destinato a colpire soprattutto le realtà più piccole.
Per i piccoli Comuni la questione del personale è condizione stessa di funzionamento degli enti. Uffici composti da poche unità - spesso chiamate a svolgere contemporaneamente funzioni tecniche, amministrative e contabili - rappresentano la norma nei centri sotto i 5.000 abitanti. Secondo i dati della Ragioneria generale dello Stato elaborati dall’Anci, in questi Comuni operano circa 53.000 dipendenti a tempo indeterminato, una quota significativa dei quali con contratti part-time. L’incidenza del part-time è raddoppiata in poco più di dieci anni, passando dal 14,1% al 29%, mentre si è ridotto il rapporto tra personale e popolazione.
La situazione assume contorni ancora più delicati nei territori montani. In provincia di Sondrio, dove oltre il 90% dei Comuni ha meno di 5.000 abitanti, la scarsità di personale è un problema strutturale: ogni pensionamento, trasferimento o assenza prolungata può incidere direttamente sull’erogazione dei servizi essenziali. In questo quadro si inseriscono iniziative come la Centrale unica dei concorsi promossa dall’amministrazione provinciale, pensata per supportare gli enti più piccoli nel reperimento di nuove risorse.
Un elemento decisivo è l’età media dei dipendenti, che nei piccoli Comuni si colloca attorno ai 51 anni. Il lungo blocco del turnover ha determinato un progressivo invecchiamento della forza lavoro, con effetti sulla programmazione futura, sul trasferimento delle competenze e sul ricambio generazionale. A ciò si aggiunge il calo di attrattività dell’impiego pubblico locale: sedi periferiche o montane, limitate prospettive di carriera e crescente complessità normativa rendono meno appetibile lavorare in un piccolo Comune rispetto ad amministrazioni più grandi. Il fenomeno è confermato dai dati sulla mobilità: nel solo 2024 il saldo tra ingressi e uscite verso altre amministrazioni è stato fortemente negativo.
Negli ultimi dodici anni il personale a tempo indeterminato nei piccoli Comuni è diminuito di oltre 8.500 unità: - 13,9%. Il calo è stato ancora più marcato nei centri sotto i 1.000 abitanti, dove ha raggiunto il 19%. In questo contesto la figura del segretario comunale diventa fondamentale per garantire continuità amministrativa e supporto giuridico agli enti. Tuttavia, anche la carenza di segretari disponibili rappresenta un’emergenza: molte sedi risultano vacanti e faticano a trovare candidati. Le proposte per ovviare a questa criticità puntano a rafforzare questo presidio attraverso contributi statali per coprirne i costi, deroghe ai vincoli di spesa e strumenti per individuare soluzioni alternative nei casi in cui gli avvisi di nomina vadano deserti. Si mira inoltre a incentivare la permanenza nelle sedi più disagiate e a riconoscere tali incarichi come esperienza qualificante ai fini della carriera.
Un ulteriore fronte riguarda la definizione di standard minimi di dotazione organica individuando i fabbisogni non solo in base alla popolazione, ma anche alle caratteristiche territoriali, socio-economiche e alle specifiche competenze richieste. Monica Bortolotti
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