Lecco, dark web, Ia e cyber sicurezza:«Siamo esposti»

L’analisi L’osservatorio sugli attacchi informatici lancia l’allarme per aumenti di frequenza e gravità. Goretti (Agomir): «Il benessere attrae crimini web»

Lecco

Non sono rassicuranti gli ultimi dati dell’Osservatorio Cyber di Crif sugli attacchi informatici, i cui alert nel dark web nel 2025 crescono a livello globale nel numero (+5,8% rispetto al 2024) e nella gravità media (+22%), con due nuovi fattori che ne aumentano la massa critica: le guerre in corso in corso e l’intelligenza artificiale.

Ad esempio, negli sconvolgimenti della guerra in corso in Medio Oriente i cyber criminali si insinuano e fanno balzare l’Iran dalla 124ma alla terza posizione globale per indirizzi email compromessi. E circa l’Ai, «l’affinamento delle strategie dei cyber criminali, potenziate dall’intelligenza artificiale, alimenta la circolazione sul dark web di combinazioni di dati estremamente dettagliate che sempre più spesso includono anche informazioni professionali».

Se a livello globale nel 2025 sono state oltre 2,2 milioni le segnalazioni inviate sull’esposizione dei dati sul web, l’Italia si piazza al sesto posto mondiale per indirizzi email compromessi (il 51,8% l’anno scorso ha ricevuto almeno un alert) e messi in circolazione sul dark web e al 23° per numero di dati su carte di credito in circolazione. In Europa siamo inoltre al 17mo posto per rilevamento di numeri di telefono, elemento chiave delle truffe online.

«Siamo sempre più esposti digitalmente, non c’è ormai processo di registrazione anagrafica o di pagamento che non passi dal digitale. E circa il posizionamento dell’Italia, vale sempre la regola per cui l’attenzione dei cyber criminali si concentra sui Paesi con maggior capitale privato e risorse disponibili. Con un paragone crudo, si vanno a fare mosse geopolitiche attaccando Paesi dove c’è petrolio o possibilità di ottenere guadagni economici. Lo stesso vale per il mondo della cyber sicurezza: l’Italia è nella fascia dei Paesi benestanti, quindi attrattivo anche per il crimine, informatico e non solo».

Lo afferma Mario Goretti, ad del Gruppo informatico lecchese Agomir, che con la nuova acquisizione della piacentina Isi srl (riferimento per le imprese manifatturiere che vogliono digitalizzare magazzini, impianti e processi produttivi.) guida una realtà di 120 dipendenti e un fatturato annuo di circa 21 milioni. Come system integrator, Agomir installa e configura soluzioni hardware e sistemistiche di terzi scegliendo i migliori partner sul mercato. E quando il livello di necessità si alza entra in gioco la partnership consolidata con aziende specializzate in cyber sicurezza.

«Se una soluzione al 100% non è raggiungibile (in termini matematici, di soluzioni, di budget), ci si può difendere il più possibile – afferma Goretti - inserendo architetture e applicazioni in grado di intercettare attacchi o comportamenti non in linea di standard, ciò anche con l’aiuto di intelligenza artificiale in difesa per analizzare il comportamento e dandone evidenza ai responsabili, con l’aggiunta di formazione reiterata periodicamente per far tenere viva l’attenzione all’uso dei sistemi informatici».

E poi c’è il dato dell’Ia «che non dorme mai – conclude Goretti - e per questo bisogna stare attenti, anche nelle dinamiche del lavoro. Non dorme mai ed è velocissima, sia in attacco che in difesa e ciò riguarda anche i processi d’ufficio, con risposte veloci sempre più cortesi e adeguate, con attività senza sosta. Una dedizione continua impensabile per le persone che, come minimo, devono riposare, studiare, prendere le proprie misure di vita e lavoro. Ma nel frattempo i computer e i super computer lavorano, macinano dati, informazioni e nel caso specifico della cyber sicurezza fanno attacchi o cercano di difendersi in un gatto al topo che richiede attenzione, cultura, consapevolezza, studio, difesa dove possibile, budget opportunamente allocati per i tecnicismi e per la formazione».

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