Lecco, il futuro delle imprese passa da innovazione e alleanze: la sfida della crescita per restare competitivi

Uno studio promosso da professionisti del territorio e realizzato dalla LIUC – Libera Università di Castellanza, con il supporto di Smart Capital, analizza lo stato di salute del sistema produttivo lecchese.

Lecco

Innovazione, digitalizzazione, sostenibilità ma anche capacità di fare rete e crescere insieme. Sono queste le sfide che attendono il sistema produttivo lecchese, un tessuto fatto in larga parte di piccole e medie imprese che negli anni ha costruito la propria solidità su competenze, specializzazione e legame con il territorio. A metterle nero su bianco è uno studio promosso da un gruppo di professionisti locali e realizzato dalla LIUC – Libera Università di Castellanza, con il supporto di Smart Capital e il coinvolgimento di realtà come lo studio Campa e Associati e lo studio Negri e Associati.

Un lavoro nato con l’obiettivo di fermarsi a riflettere sul presente e sulle prospettive future dell’economia lecchese, analizzando punti di forza, criticità e direzioni di sviluppo. «L’idea è che come avvocati e come professionisti di questo territorio vogliamo aiutare le aziende con cui viviamo quotidianamente a capire dove siamo e dove stiamo andando – spiega Massimo Campa, avvocato dello studio Campa e Associati –. Insieme a Smart Capital abbiamo affidato alla Business School della LIUC un’analisi delle aziende del territorio lecchese in termini di sviluppo, opportunità e criticità, per capire come affrontare le sfide del futuro».

Un’esigenza che nasce da un momento di passaggio delicato per molte imprese, chiamate a confrontarsi con trasformazioni tecnologiche rapide, mercati sempre più competitivi e il nodo del ricambio generazionale. «È il momento giusto per fermarsi un attimo a riflettere, per capire dove sta andando il mercato e come affrontare il cambio generazionale – sottolinea Matteo Negri, dello studio Negri e Associati – magari tramite processi di aggregazione o ristrutturazione aziendale. Il professionista oggi deve essere in grado di offrire un supporto concreto in una fase così delicata della vita aziendale e imprenditoriale, ma anche della vita del territorio».

Dalla ricerca emerge l’immagine di un sistema economico robusto, caratterizzato da settori diversificati e da un forte radicamento industriale, ma che per restare competitivo dovrà affrontare scelte importanti. «Il punto di partenza è che gli imprenditori vivono di fiducia e, per fortuna, quella non manca – osserva Federico Visconti, professore ordinario di Economia aziendale alla LIUC –. Quello che emerge con forza è la necessità di far crescere le dimensioni delle aziende, anche attraverso meccanismi di aggregazione. Piccolo e bello è uno slogan che oggi non funziona più: bisogna trovare modi nuovi di lavorare insieme».

Secondo Visconti, la diversificazione dei settori rappresenta una risorsa preziosa, perché riduce i rischi e rende il territorio più resiliente. Ma il futuro passa dalla capacità di accompagnare gli imprenditori nel loro percorso, riducendo gli ostacoli e creando condizioni favorevoli alla crescita.

Tra le grandi incognite c’è anche quella legata alle nuove tecnologie, dall’intelligenza artificiale alla digitalizzazione dei processi. «Gli imprenditori sono abituati ad affrontare tante sfide e a produrre cose concrete – aggiunge Visconti –. Sull’intelligenza artificiale bisogna prendere le misure: il momento in cui la si porta davvero dentro la fabbrica è ancora in divenire. È una tecnologia importantissima, ma bisogna stare attenti a non inseguire mode di circostanza».

Accanto alla sfida tecnologica, ce n’è però una ancora più profonda e culturale. «Forse i giovani imprenditori, quelli tra i 35 e i 40 anni, hanno più dei padri l’idea di lavorare insieme, di collaborare. È un tema decisivo, perché la crescita dimensionale e la capacità di fare rete passano proprio da qui».

Lo studio restituisce quindi il ritratto di un territorio solido ma consapevole di trovarsi davanti a un passaggio cruciale. Lecco resta una realtà produttiva forte, con imprese dinamiche e settori consolidati, ma il futuro si giocherà sulla capacità di innovare, di investire nelle competenze e soprattutto di superare le divisioni, costruendo nuovi modelli di collaborazione tra aziende, professionisti e istituzioni. Una sfida complessa, ma necessaria per continuare a far crescere un sistema industriale che da sempre rappresenta una delle colonne portanti dell’economia locale.

La provincia di Lecco si conferma uno dei territori a più forte vocazione manifatturiera della Lombardia, con un sistema produttivo solido, radicato nella tradizione industriale ma capace di evolvere verso settori a maggiore contenuto tecnologico. Il quadro che emerge è quello di un’economia compatta e specializzata, che continua a trovare nella produzione industriale il proprio asse portante e la principale leva di sviluppo.

Il manifatturiero rappresenta ancora oggi la spina dorsale del territorio, con un peso superiore alla media regionale. Accanto a un buon livello di infrastrutturazione e a indicatori economici positivi, il Lecchese mostra una struttura produttiva che combina settori storici e comparti più innovativi, confermando una forte capacità di adattamento ai cambiamenti del mercato.

La composizione del tessuto economico evidenzia una presenza diffusa di piccole imprese, soprattutto nell’industria alimentare e nei servizi collegati, che garantiscono occupazione e presidio territoriale. A questo sistema si affiancano i pilastri industriali più strutturati, come la lavorazione dei metalli e la fabbricazione di macchinari, comparti che continuano a rappresentare il cuore tecnologico e produttivo del territorio e che mantengono una forte vocazione all’export.

Il tratto distintivo del Lecchese resta infatti la meccanica di precisione, sostenuta da una rete di subfornitura specializzata e da competenze tecniche consolidate. Un patrimonio costruito nel tempo, capace di generare produttività e valore e di rendere l’area un punto di riferimento industriale a livello regionale. Alla base di questa solidità c’è anche un’elevata imprenditorialità diffusa, che ha contribuito a mantenere vivo e competitivo il sistema economico locale.

Non mancano però alcune criticità. La frammentazione del tessuto produttivo, caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese, rende più difficile affrontare investimenti significativi in innovazione, digitalizzazione e ricerca. A questo si aggiungono le difficoltà nel reperire personale tecnico qualificato e le pressioni sui costi energetici e delle materie prime, elementi che incidono soprattutto sulle realtà più piccole.

Per mantenere il proprio vantaggio competitivo, il territorio dovrà puntare su alcune direttrici strategiche chiare. La prima riguarda l’innovazione tecnologica, con la diffusione dei processi di digitalizzazione e delle tecnologie legate all’industria 4.0 anche nelle aziende di dimensioni ridotte. La seconda è legata al rafforzamento delle competenze, attraverso una maggiore integrazione tra imprese, scuola e formazione tecnica. La terza riguarda la creazione di reti e collaborazioni tra aziende per condividere investimenti, conoscenze e opportunità sui mercati internazionali.

Un ruolo importante sarà giocato anche dalle infrastrutture e dai collegamenti, fondamentali per rafforzare l’integrazione con le aree limitrofe e sostenere lo sviluppo economico. Allo stesso tempo, la valorizzazione del territorio, tra qualità ambientale, turismo e produzioni locali, può rappresentare un ulteriore fattore di crescita e diversificazione.

Nel complesso emerge l’immagine di un territorio dinamico, con una forte identità industriale e una buona capacità di generare valore. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare questa solidità in uno sviluppo sempre più sostenibile, capace di coniugare tradizione manifatturiera, innovazione e qualità del capitale umano.

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